Page 516 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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navali, ai cantieri e al porto di La Valletta. Il 15 marzo iniziò la prima
fase dell'offensiva con attacchi alle batterie contraerei dell'isola, con in-
tensità crescente fino al mattino del 20 con un attacco di 20 "JU-88".
Nel pomeriggio iniziò la seconda fase con il bombardamento dell'ae-
roporto diTa Kali effettuato con la concentrazione nel tempo di 74 'JU-88"
che distrussero al suolo 6 velivoli inglesi. Sullo stesso aeroporto si accani-
rono, il giorno seguente, 141 'JU-88" e "BF-110", scortati da 7 "BF-109",
che distrussero al suolo 7 velivoli perdendo ne 3. Nei giorni successivi, l' of-
fensiva aerea fu interrotta a causa della sopravvenuta esigenza di attacca-
re il convoglio inglese "MW-10" diretto a Malta, e venne quindi ripresa
il primo aprile. Fino al 27 furono distrutti al suolo 68 velivoli (più 15
probabilmente distrutti e 40 danneggiati), abbattuti in volo 64 aerei, più
4 probabili.
Questi importanti risultati, per quanto non sufficienti per il conse-
guimento dello scopo essenziale del piano operativo, rinfrancarono ulte-
riormente il Capo del Governo che già aveva visto, in gennaio, realizzate
le sue aspettative con il contrattacco di sorpresa di Rommel e con la con-
seguente riconquista della Cirenaica. Tuttavia egli non si era fatto molte
illusioni dato che in quell'occasione aveva dato disposizioni per intensifi-
care l'azione diplomatica tendente ad ottenere dalla Francia l'uso dei por-
ti tunisini per rifornire la Libia. Era stato indotto a fare questo tentativo
dalla crisi dei trasporti marittimi dall'Italia all'Africa, nonché dall'insuffi-
ciente ricettività dei porti della Tripolitania.
Questo in effetti era il problema maggiore che il Governo italiano
doveva risolvere per evitare che le Forze Armate in Africa rimanessero
senza carburante, pezzi di ricambio, motori ed altro materiale necessario
sia per le forze corazzate sia per l'Aeronautica. Quest'ultima soprattutto
ne aveva bisogno perché era la più impegnata, di giorno e di notte inces-
santemente e, quindi, la più soggetta a logorìo. Ma essa, oltre ai mezzi,
aveva anche la necessità di rimpiazzare il personale sottoposto a una note-
vole fatica fisica e psicologica nell'ambiente africano senza confortevoli
ricoveri ed adeguata alimentazione. Lo Stato Maggiore dell'Aeronautica
riuscì comunque ad inviare in Libia un certo numero di "MC-202" e la
Luftwaffe alcuni "ME-109" e così i piloti poterono conseguire la superio-
rità aerea nei tre mesi successivi all'avanzata delle truppe dell'Asse, atte-
statesi nei primi giorni di febbraio a Ein el-Gazala, in attesa di riprendere
l'offensiva una volta ottenuti i rifornimenti.
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