Page 517 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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Il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica scrisse un rapporto al Co-
            mando Supremo nel quale, con linguaggio cauto e diplomatico, espose tutta
            la  problematica  della  Forza  Armata.  Scrisse:
                    "L'Aviazione,  l'arma che  ha precorso  i tempi scavalcando i pregiudizi,
                    l'arma alia quale i più scettici han finito coi chiedere le cose più assurde,
                    quest'arma costosissima e di straodinaria tendenza ai logoramento,  è oggi
                    sfruttata in tanti settori e con vari impieghi, che la vera difficoltà è quella
                    di  'non fare';  mira  alia quale si dovrebbe  in  certo  qual modo tendere se
                    si pensa che al momento in cui l'aviazione sarà indispensabile essa  verrà
                    fatalmente a mancare. Senza voler dissertare su questo argomento,  ma mosso
                    dalla necessità di chiarirne l'importanza fondamentale,  aggiungo che l'i-
                    stinto  del chiedere  è talmente  naturale da  non potersi pretendere  che  esso
                    sia contenuto in chi non abbia competenza,  ingerenza e affanni nella pre-
                    parazione; come egualmente naturale, logico e attagliantesi al carattere ge-
                    neroso  degli  aviatori è il 'non  rifiutare'".
                 Fatta questa premessa per spiegare la tendenza dei  Comandi terre-
            stri e navali periferici a tener conto soltanto delle proprie esigenze opera-
            tive e a domandare forze  aeree in relazione ad esse,  Fougier osservò che
            gli arrivavano richieste preventive dai vari Comandi che avrebbe potuto
            soddisfare soltanto con una forza decupla di quella esistente e con riserve
            inesauribili.
                 In pratica il Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica rivendicò il di-
            ritto di applicare il principio di unità aeronautica e quello della manovra
            delle  forze,  come  si  rileva  da questo  periodo:

                    ''Per la parte che ci riguarda, senza soffermarci all'analisi storica dell'at-
                    tuale situazione,  dobbiamo  tuttavia  riconoscere  che  il bilancio  delle forze
                    è tutt'altro che attivo ed è quindi necessario, più che  mai,  serrare le file;
                    il che può attenersi soltanto con l'applicazione di quel saggio criterio di eco-
                    nomia,  che  non  deve  lesinare  quando  la  necessità  è reale  e deve  resistere
                    quando  'si può fare a meno'.  Unità di competenza,  dunque,  e centralizza-
                    zione dei  mezzi.  E,  specialmente quando i mezzi sono scarsi,  quando cioè
                    si deve combattere senza un adeguato sostegno aeronautico,  bisogna più che
                    mai aprire gli occhi e non pensare che i guai si attenuino spezzettando e
                    frantumando  i pochi mezzi disponibili tra  Esercito  e Marina  e numerosi
                    comandi  da  settori  operativi''.·

                 Fugati i timori che l'applicazione del principio di unità aeronautica
            potesse provocare "l'evasione dalle direttive superiori"  o determinare un'in-



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