Page 518 - L'Italia in guerra. Il terzo anno 1942 - Cinquant'anni dopo l'entrata dell'Italia nella 2ª Guerra Mondiale: aspetti e problemi
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sufficiente collaborazione dell'Aeronautica con le altre. due Forze Armate,
il Capo di Stato Maggiore, concludendo, affermò:
''L'aviazione, arma mobile e manovrabile per eccellenza, è la tipica Forza
Armata di cui dovrebbe disporre il Comando Supremo, per scatenar/a, di
volta in volta, là dove la situazione lo richiede e con le modalità che al
Comando Supremo dovrebbero essere suggerite dal Comandante unico ed unico
respomabile delle forze aeree".
Purtroppo, allo stato della situazione aeronautica generale agli inizi
del 1942, ci voleva ben altro che una timida sebbene lucida denuncia de-
gli errori commessi nell'impiego dell'aviazione. Come vedremo tra breve,
essa non ebbe alcun effetto e il generale Fougier continuò a non aver l'au-
torità per influire sull'attività dei Comandanti Superiori oltremare per quan-
to riguardava la guerra aerea, né riuscì a fornire la necessaria ed efficace
consulenza tecnica al Comando Supremo pur avendone la volontà e la ca-
pacità. Con l'inevitabile conseguenza che le forze aeree continuarono ad
essere impiegate in modo errato, antieconomico e con scarso rendimento,
spesso senza un preciso disegno strategico e con un indirizzo operativo
legato alle esigenze locali e ai contigenti delle forze di superficie.
Intanto la neutralizzazione di Malta aveva fatto temere a Winston Chur-
chill di perdere l'isola e di andare incontro a una nuova ondata di critiche
e di indignazione dell'opinione pubblica inglese come quella provocata, nel
mese precedente, dalla caduta di Singapore e delle Indie Olandesi, dall'in-
vasione di Burma e dal passaggio attraverso lo stretto di Dover delle coraz-
zate tedesche Scharnost e Gneisenau con l'incrociatore Principe Eugenio.
Ad aumentare le preoccupazioni del Primo Ministro inglese soprav-
venne la cosiddetta "Seconda Battaglia Navale della Sirte", dal21 al24
marzo 1942. La flotta italiana, scortata dalla caccia italo-tedesca, si scon-
trò con la scorta del convoglio "MW-10" diretto a Malta. Questa volta
la cooperazione tra navi e velivoli fu molta buona ma, sia per le cattive
condizioni del mare e la scarsa visibilità, sia per l'abilità dei marinai in-
glesi nello sfruttare tali condizioni, la flotta italiana non riuscì ad impedi-
re alle superstiti navi del convoglio di arrivare a Malta. Esse furono
comunque attaccate nel porto dell'isola ed affondate. Nell'azione andaro-
no perduti due cacciatorpediniere italiani travolti dalla tempesta e tre ae-
rosiluranti "S-79" abbattuti dalla contraerea delle navi inglesi.
ll 26 maggio- precedute da un'incursione all'alba di 59 "MC-202"
sull'aeroporto di Gambut, dove furono distrutti al suolo tutti i velivoli·
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