Page 123 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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I BalcanI                                              119






                                                         I BALCANI














                                                INTRODUZIONE STORICA





                                                        la grande guerra


                     Balcani furono uno dei teatri meno conosciuti della Grande Guerra, sebbene siano stati il luogo dove il conflitto
                     iniziò. Oscurati dai sanguinosi combattimenti sui fronti francese e russo, e strategicamente messi in secondo
               I  piano dopo l’ingresso dell’Italia e la sconfitta della Serbia nel 1915, essi rimasero tuttavia un teatro che assorbì
               oltre un milione di combattenti fino alla fine del conflitto, quando ritornarono improvvisamente al centro della scena
               con la resa della Bulgaria e dell’Impero Ottomano nell’ottobre 1918.
               Per l’Italia del resto il fronte balcanico si era aperto già prima dell’ingresso in guerra, con l’occupazione del porto di
               Valona all’inizio del 1915. L’Albania era uno degli obbiettivi di vecchia data della politica di influenza italiana nella
               regione, e il desiderio di scongiurare sia un completo predominio austriaco sia l’affacciarsi della Serbia sull’Adriatico
               era stata una delle ragioni che avevano portato l’Italia in guerra nel maggio 1915.
               L’andamento delle operazioni nei Balcani, tuttavia aveva preso nel corso di quell’anno un andamento deludente
               per l’Intesa.
               Con  l’ingresso  in  guerra  della  Bulgaria  a  fianco  degli  Imperi  Centrali,  la  Serbia,  accerchiata,  venne  rapidamente
               sconfitta e occupata, l’esercito austro-ungarico marciò sul Montenegro e entrò in Albania mentre le truppe bulgaro-
               tedesche avanzarono in Macedonia fino alla frontiera greca, mentre, i resti dell’esercito serbo si ritiravano verso la
               costa albanese, dove la flotta italiana, col concorso francese, li attendeva per trasportarli a Corfù.
               Fu in questo contesto che da parte italiana si decise di occupare anche il porto di Durazzo. La mossa, avversata dal
               capo di Stato Maggiore italiano Cadorna, non dette i frutti sperati: Durazzo fu presto abbandonata mentre Valona,
               necessaria per mantenere il controllo del Canale di Otranto, dovette essere munita di un grosso campo trincerato che
               assorbì una fetta importante delle risorse italiane, già così necessarie al fronte nord-orientale.
               Anche gli Alleati, del resto, avevano commesso un errore simile. Alla fine del 1914, infatti gli anglo-francesi avevano
               tentato  un  fallimentare  sbarco  sulla  penisola  di  Gallipoli,  tramutatosi  ben  presto  in  una  ennesima  sanguinosa
               battaglia di posizione. Quando nell’autunno 1915 la Serbia iniziò ad essere minacciata Londra e Parigi decisero
               l’occupazione anche del porto greco di Salonicco, da dove passavano i rifornimenti per i serbi, e organizzarono
               un colpo di stato in Grecia, fino ad allora neutrale, per esautorare il re filo-tedesco Giorgio I e affidare il potere al
               Primo Ministro Venizelos.
               Nonostante ciò, nel novembre 1915 la Serbia crollò ugualmente e l’esercito bulgaro-tedesco dilagò verso sud. Il rischio
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