Page 125 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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la seConda guerra Mondiale
ome per la Grande Guerra anche per la Seconda guerra mondiale i Balcani rappresentarono un fronte
meno famoso e meno presente nella memoria collettiva degli italiani, certo meno dei fronti africano e russo,
C immortalati da centinaia di libri di memorie e di saggi.
La guerra italiana nei Balcani si aprì in anticipo sull’ingresso nella guerra europea, con l’occupazione, quasi incruenta,
dell’Albania nell’aprile del 1939.
Incoraggiato da questo successo Mussolini, e ancor più suo genero Ciano, Ministro degli Esteri, progettarono una
ambiziosa politica di espansione nei Balcani rivolta verso la Grecia e la Jugoslavia. Una volta compiuto l’ingresso
dell’Italia nella Seconda guerra mondiale il 10 giugno 1940 e terminato il brevissimo e inconcludente ciclo operativo
sulle Alpi, venne quindi messa allo studio l’ipotesi di una ulteriore offensiva.
Inizialmente prevista verso la Jugoslavia, da parte dell’Armata radunata nell’Italia settentrionale, essa venne poi
improvvisata nell’ottobre 1940 nei confronti della Grecia. Le ragioni di questa brusca sterzata furono da una parte
l’avvicinamento della Jugoslavia all’alleanza italo-tedesca e dall’altra la penetrazione tedesca in Romania, che faceva
temere una imminente occupazione tedesca di tutta la penisola balcanica.
La Grecia venne così messa di fronte ad un improvviso ultimatum col quale la si poneva alla scelta fra accettare
l’ingresso di truppe italiane o subire l’invasione. I greci scelsero di resistere e il 28 ottobre i fanti italiani attraversarono
il Kalamas, che segnava il confine fra Albania e Epiro greco.
L’offensiva, svolta sotto la pioggia, si arenò dopo poche decine di chilometri di fronte alle difficoltà logistiche e alla
resistenza greca sul fiume Vojussa. Dopo una settimana i greci contrattaccarono nel settore settentrionale del fronte,
facendo indietreggiare gli italiani fin dentro il territorio albanese.
La sconfitta inattesa, cui si sommava la contemporanea catastrofe in Africa settentrionale, comportò un terremoto
in Italia, e portò alla sostituzione del Capo di Stato Maggiore Generale, il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, con
il generale Ugo Cavallero, e del capo di Stato Maggiore dell’Esercito Rodolfo Graziani col generale Ubado Soddu,
nominato anche in sostituzione del generale Visconti Prasca, comandante sul campo in Albania.
Ben presto la parte meridionale dello schieramento italiano rischiò di essere tagliata fuori e dovette a propria
volta ripiegare. Una nuova offensiva greca ributtò ancora indietro lo schieramento italiano, costringendo il Regio
Esercito ad abbandonare importanti località come Santi Quaranta, Korcia, e Argirocastro. Soddu di fronte alla
nuova sconfitta rassegnò le dimissioni, venendo sostituito dallo stesso Cavallero, che volò in Albania per prendere
in mano il comando.
Solo a costo di gravi sacrifici, e con l’affannoso invio di rinforzi dall’Italia, la spinta greca poté infine essere arrestata
prima di Natale, cedendo però alcune nuove posizioni.
Un nuovo tentativo greco di sfondare in direzione di Valona venne posto in essere in pieno inverno, ma questa volta
esso fu fermato.
A marzo, con la presenza dello stesso Mussolini, il Regio Esercito passò al contrattacco nel settore del monte Spadarit.
Portata avanti per una settimana, l’offensiva terminò con completo insuccesso e costò oltre 8.000 perdite.
La prosecuzione della guerra aveva intanto portato la Grecia ad accettare l’aiuto militare britannico, cosa che indusse
la Germania a pianificare la sua occupazione, resa possibile dalla adesione della Jugoslavia all’alleanza. Proprio la
Jugoslavia tuttavia fu teatro alla fine di marzo di un colpo di stato che rovesciò il governo filo-tedesco. La Germania,

