Page 129 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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conto, risultarono essere ancora vivi, per il sollievo delle famiglie, sebbene il nuovo governo comunista albanese si
mostrasse recalcitrante a permetterne la partenza.
Fu utile in questa fase la persistenza in Albania di un comando militare italiano sotto il generale Piccini. Quest’ultimo
riuscì a inserirsi come rappresentante del governo italiano fra le missioni alleate e i partigiani albanesi, e poté esercitare,
grazie anche all’aiuto del sottosegretario alla Guerra Mario Palermo, una azione moderatrice a favore dei prigionieri
italiani, i quali poterono rimpatriare una volta cessato lo stato di necessità che le autorità albanesi stabilivano nei loro
confronti.
Non fu un caso se la spedizione di recupero delle salme dei militari italiani, che ebbe luogo pochi anni dopo, ebbe
un concreto successo tanto nel recuperare le salme dei caduti nella campagna del 1940-41 che quelli del periodo
1943-44. L’attività di questa missione, che impressionò gli stessi albanesi per la celerità ed efficienza del lavoro svolto,
fu immortalata in una opera letteraria del grande scrittore Ismail Kadarè, Il generale dell’armata morta, che racconta
dall’angolo visuale di uno spettatore locale, la cura quotidiana della ricerca dei caduti, l’interrogatorio dei superstiti, la
meticolosa ricostruzione degli spostamenti e delle soste delle truppe.

