Page 126 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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122 Cittadini e Soldati - i SaCrari Militari italiani all’eStero
unitamente all’Italia e all’Ungheria, risposero invadendo il territorio jugoslavo il 2 aprile, conducendo a termine con
grande rapidità la campagna entro una settimana.
Occupata la Jugoslavia, e convinta la recalcitrante Bulgaria ad aderire all’alleanza, le truppe tedesche passarono quindi
all’invasione della Grecia, Operazione Marita, invano contrastata da un contingente britannico appena sbarcato di
50.000 uomini e dai pochi reparti dell’esercito greco non impegnati contro gli italiani.
Rapidamente travolti, i greci si ritirarono, evacuando anche l’Albania, e a chiedere un armistizio, mentre i britannici si
reimbarcavano alla volta di Creta.
Al temine di una dura battaglia, anche l’isola fu tuttavia occupata dalle truppe italo-tedesche nel corso dell’Operazione
Merkur il mese seguente.
Dopo la fine delle operazioni il territorio Jugoslavo e greco fu suddiviso in zone di occupazione. All’Italia furono
assegnati la metà occidentale della provincia di Lubiana, il circondario di Fiume, il litorale fra Zara e Spalato, la città
di Cattaro. Montenegro e Croazia furono eretti a stati indipendenti, entrambi in teoria satelliti dell’Italia, ma il primo
in realtà nell’orbita di Berlino.
In Grecia i tedeschi si riservarono l’occupazione di Atene, Creta e Salonicco con la regione circostante, oltre alla zona
di confine con la Turchia, il resto, fatta eccezione per la Tracia assegnata ai bulgari, divenne zona di occupazione
italiana, amministrata da un governo collaborazionista.
L’occupazione in Grecia e ancor più in Jugoslavia fu molto difficile a causa della presenza di un forte movimento
di resistenza.
In Jugoslavia l’insorgere del movimento partigiano fu favorito, almeno nel nuovo Stato Indipendente Croato, dalla
politica estremamente brutale del governo collaborazionista locale, guidato dal partito estremista degli Ustaĉa di Ante
Pavelic, responsabile di una feroce persecuzione della comunità serba e ebraica.
Una prima insurrezione si ebbe già nell’estate 1941, in concomitanza con l’invasione tedesca dell’Unione Sovietica.
Essa riguardò per la parte italiana solo il Montenegro, ma causò nel resto del territorio ex-jugoslavo la crisi delle
strutture croate e una grande difficoltà anche nel territorio di occupazione tedesco, sia ad opera dei partigiani comunisti
di Josip Broz, “Tito” che di quelli monarchici, guidati dal colonnello Draza Mihaijlovic.
Le forze italiane dovettero quindi estendere la propria zona di occupazione fino ad occupare metà dello Stato
indipendente Croato, impiegando una quota sempre maggiore di uomini.
Una recrudescenza della ribellione si ebbe nell’inverno 1941-42, ancora una volta in Montenegro, e potè essere
contenuta solo a prezzo di gravi perdite.
Nel 1942 il nuovo comandante della 2ª Armata, generale Mario Roatta, pianificò una serie di operazioni di rastrellamento
per eliminare il fenomeno partigiano o almeno ridurne la portata. Alcune di queste operazioni, condotta su scala
locale dalle sole forze italiane e con le milizie locali, ebbero un certo successo. Meno ebbero le grandi operazioni
in collaborazione con i tedeschi, Trio e Weiss, tenute alla fine dell’anno e all’inizio del 1943. Pensate per distruggere
del tutto il movimento partigiano, dove la componente comunista guidata da Josip Broz aveva conquistato ormai
la preminenza grazie anche all’aiuto delle missioni militari britanniche, le due operazioni fallirono sostanzialmente
nello scopo, poiché i partigiani riuscirono ad aprirsi un varco espugnando alcune posizioni italiane in Erzegovina e
riparando in Montenegro, dove ancora una volta i presidi italiani non furono in grado di resistere all’offensiva delle
grandi unità partigiane.

