Page 179 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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AfricA OrientAle, equAtOriAle e AustrAle 175
quadrante dell’Africa Orientale, predisponendo due offensive concomitanti: una al comando del generale Cunningham
dal Sudan e una a comando del generale Platt dal Kenia.
La prima riuscì dopo aspri combattimenti a superare le difese italiane a Berentù e Agordat, ma dovette fermarsi per
due mesi di fronte le posizioni italiane di Keren.
La seconda riuscì invece con maggiore speditezza a superare la linea italiana del fiume Giuba e occupare Mogadiscio
già il 25 febbraio. Di qui i britannici si spinsero, sullo stesso itinerario di Graziani, verso Harar, occupata il 26 marzo
e raggiungendo Addis Abeba il 6 aprile, abbandonata dalle ultime forze italiane arroccatesi sull’Amba Alagi.
Intanto, anche sul fronte eritreo l’offensiva britannica era ripresa, superando Keren il 27 marzo al termine dei una
durissima battaglia e procedendo su Massaua, caduta l’8 aprile. Della squadra navale del Mar Rosso i cacciatorpediniere
si immolarono in una ultima missione su Port Sudan, mentre la nave coloniale Eritrea riuscì a raggiungere l’Estremo
Oriente e quattro sommergibili, compiuto il periplo dell’Africa, raggiunsero Bordeaux.
Rimaneva ora ai britannici di eliminare le numerose sacche di resistenza rimaste, che resistettero ancora fin quasi alla
fine dell’anno. Le forze sull’Amba Alagi, si arresero il 17 maggio, i capisaldi di Gimma e di Bedele il 25 giugno, seguiti
il 7 luglio dalle forze nel Galla-Sidama. Infine, dopo la presa del grande campo trincerato di Gondar-Uolchefit, il 28
settembre i britannici si concentrarono sull’ultima resistenza. Il 21 novembre fu espugnato il caposaldo di Culquaber-
Fercaber e il 28 novembre con la resa di Gondar aveva fine la resistenza organizzata in Africa Orientale.
raCColta e sisteMazione dei Caduti
e stime sulle perdite sofferte dalle unità italiane in Africa Orientale ammontano a 6.120 morti nel corso della
Guerra italo-etiopica e nelle successive operazioni di controguerriglia fino al 1939; 5.211 morti e 15.371
L dispersi nel corso della Seconda guerra mondiale. Le cifre relative alle truppe indigene sono molto più incerte
essendo difficile distinguere fra i dispersi e i soldati tornati semplicemente alle loro case dopo lo scioglimento dei
rispettivi reparti. Esse sono comunque stimate attorno alle 50.000 unità
Mancano notizie sicure sul numero dei militari italiani deceduti durante le prime operazioni coloniali svoltesi in
Eritrea, nel Tigrai e in Somalia dal 1885 al 1935.
Finché l’Italia fu presente in Etiopia, le Salme dei Caduti trovarono sistemazione in numerosi cimiteri militari
monumentali. Alcuni di essi erano situati nelle città più importanti (Asmara, Massaua, Assab, Addis Abeba, Gondar,
Harar, Dire Daua, Dessiè), altri nelle località teatro di importanti fatti d’arme (Adi Caieh, Adì Quala, Adì Ugri, Dogali,
Cheren, Mai Ceu, Passo Uarieu, Adua, Amba Alagi, Lekemti, ecc.), altri ancora nelle località sedi di Presidi Militari.
La manutenzione e la sorveglianza di quei Sepolcreti, dapprima assicurate con notevole cura dal Governo italiano
locale, furono successivamente compromesse dall’esito del conflitto italo-inglese in Etiopia. Tuttavia alcuni di essi
poterono godere delle cure di residue comunità civili italiane, o di missioni religiose. La maggior parte, purtroppo, subì
un notevole degrado causato da atti vandalici e, soprattutto, dagli agenti atmosferici.
Negli anni ’60 il Governo etiopico concesse all’Italia di ripristinare, nella dovuta forma, le sepolture dei Caduti italiani
esistenti in Eritrea e, grazie all’opera attenta della nostra delegazione operante nel luogo, negli anni ’70 tale facoltà fu
estesa al restante territorio etiopico.
Dopo lunghi anni di paziente e tenace attività, il Commissariato Generale Onoranze Caduti in Guerra, ha provveduto
a rintracciare gran parte delle Salme che risultavano tumulate in moltissime località. Purtroppo, la vastità del settore di

