Page 178 - Cittadini e Soldati - I Sacrari Militari Italiani all'estero
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174 Cittadini e Soldati - i SaCrari Militari italiani all’eStero
la guerra italo-etioPiCa. 1935-1936
al 1934 il governo fascista aveva deciso di riprendere la politica di espansione in Africa, appuntando le
sue ambizioni contro l’Etiopia, con la quale i rapporti erano notevolmente peggiorati negli ultimi anni a
D causa della mancata definizione dei confini fra Somalia ed Etiopia ed il fallimento di un lungo negoziato
diplomatico.
In seguito ad un grosso scontro di frontiera avvenuto a Ual Ual e rifiutata la mediazione della Società delle Nazioni
il 3 ottobre 1935 le truppe italiane, precedentemente ammassate in Eritrea e Somalia invasero il territrio etiopico al
comando del generale Emilio De Bono. Quest’ultimo, tuttavia, avanzò con eccessiva lentezza rispetto alle aspettative
di Mussolini, che desiderava una rapida conclusione delle operazioni anche per il crescente peso delle sanzioni
economiche decretate dalla Società delle Nazioni contro l’Italia.
A sostituirlo fu mandato il maresciallo d’Italia Pietro Badoglio, Capo di Stato Maggiore Generale, al quale furono
concessi cospicui rinforzi.
Potendo contare su di una notevole larghezza di mezzi, sull’apporto di oltre 100.000 operai militarizzati per costruzione
di una rete stradale e di oltre 150 aeroplani, il corpo di invasione italiano poteva contare su di una notevole superiorità
sull’antiquato esercito avversario. In un primo momento, tuttavia, sia per l’enormità delle distanze che le continue
intromissioni di Mussolini negli ordini operativi, le truppe etiopiche riuscirono a contendere il passo agli italiani,
lanciando anche due pericolose puntate offensive la prima nello Scirè e la seconda nel Tembien, dove a passo Uarieu
i combattimenti furono ferocissimi.
Risolta la crisi, Badoglio poté procedere nei primi mesi del 1936 alla serie di offensive che aveva pianificato, sconfiggendo
le diverse armate etiopiche nelle battaglie dell’Amba Aradam, dell’Endertà, del Tembien, e dello Scirè. Negli scontri,
nei quali gli italiani fecero uso anche di aggressivi chimici vietati dalle convenzioni internazionali, caddero alcune
migliaia di soldati italiani e di ascari e diverse decine di migliaia di combattenti nemici.
Anche il fonte somalo intanto si muoveva, al comando del generale Graziani, che dopo aver sconfitto il nemico a Dolo
iniziò una avanzata su Neghelli destinata concludersi a Dire Daua con il ricongiungimento alle truppe del fronte nord.
Qui infatti Badoglio, dopo aver battuto anche l’armata imperiale nella battaglia del Lago Ascianghi aveva dato inizio
ad una rapida avanzata su Addis Abeba dove entrò il 5 maggio 1936.
la CaMPagna 1940-41 in afriCa orientale. 1940-1941
impero italiano in Africa era destinato però a durare non più di 5 anni. Quando l’Italia entrò in guerra
il 10 giugno 1940 esso era già minato da una endemica ribellione interna e dal suo isolamento rispetto
L’ alla madrepatria. Le forze che lo proteggevano erano piuttosto cospicue, oltre 400.000 uomini fra italiani
ed ascari, al comando del viceré Amedeo d’Aosta. Quest’ultimo aveva sostituito nel 1937 il predecessore Graziani,
rimasto ferito in un attentato della resistenza etiopica e responsabile nelle settimane seguenti di una sanguinosa
repressione.
Il viceré attuò nei primi tempi una prudente condotta offensiva, occupando alcune località frontaliere, Moyale,
Mandera, Gallabat, Kassala, e, con maggiore fatica, la Somalia Britannica.
Nel gennaio 1941 tuttavia, forti del successo riportato in Libia, i britannici procedettero ad una controffensiva nel

