Page 104 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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le angosce di una madre rese ancor più gravi per il suo cuore materno dall’età ormai avanzata. E’
da tempo che desideravo inviarvi i miei più vivi ringraziamenti. Ho ritardato per poter rispondere
alla vostra bontà con notizie rassicuranti sulla salute di Genova. Il suo aspetto mi ha ferito, la sua
andatura incerta, la sua voce ancora così spenta, la ricaduta della sua malattia nel viaggio a Malta,
tutto mi ha fatto capire le sue sofferenze e le attenzioni che avranno richiesto. Le forze ritornano
lentamente: un’alimentazione molto semplice unita al latte d’asina ridarà, lo spero, la salute a que-
sto giovane che ora dimostra 50 anni. Non voglio abusare, mio Generale, del vostro tempo troppo
prezioso e tanto glorioso per l’esercito che comandate e che tutti guardano con ammirazione: Vo-
gliate gradire, Signor Cavaliere, i miei complimenti e i miei sentimenti di riconoscenza. La vostra
umilissima servitrice. La marescialla Thaon di Revel.” 60
Siamo più ostili all’Austria che non in gennaio 1848
Può essere che la marescialla Thaon di Revel avesse ecceduto nel descrivere lo stato di salute del
figlio, timorosa che potesse essere richiamato in Crimea, fatto sta che il maggiore di Revel ritrovò ben
presto la sua verve polemica riguardo al viaggio di Vittorio Emanuele a Parigi e a Londra programmato
per il 20 novembre. Nelle lettere a Govone ne criticava il troppo numeroso seguito degli accompagnato-
ri, poi stigmatizzava le feste che erano state preparate a Torino per il ritorno del sovrano, inopportune
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secondo lui perché la visita in Francia e in Inghilterra non aveva conseguito i risultati attesi. Ed era
proprio così perché nessuna delle due grandi potenze era disposta a entrare in contrasto con l’Austria
a favore del Piemonte. Ne sottolineava anche gli insuccessi più palesi: Napoleone non aveva accettato
di collegare la ferrovia della Savoia a quella francese e a Londra si era mostrato poco interesse per la
richiesta di prestiti avanzata dal Regno di Sardegna.
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Comunque tutta la sua attenzione era più che altro rivolta alla Crimea e alle conseguenze che l’esito
di quella guerra avrebbe potuto avere. Così, quando nel gennaio 1856 la Russia diede la disponibilità a
iniziare le trattative di pace, una decisione che vanificava l’attesa e la speranza che il conflitto in Oriente
portasse ad affrontare il problema del generale riordinamento degli stati europei, il di Revel scrisse a
Govone una lettera carica di amarezza dove solo l’esercito si salvava dalle sue impetuose critiche.
“Noi che ci siamo imbarcati nella faccenda per aver diritto di sostenere la nostra politica aggressi-
va in Italia vediamo sfuggirci l’occasione sperata e non ci rimane nemmeno la fiducia di una terza
riscossa! Che ci abbiamo guadagnato niente non mi fa stupore (…) Comunque sia se il paese fu
coglione, l’esercito però si mostrò degno della sua antica riputazione, e s’egli nulla ha acquistato
nell’interno perché già ben noto, all’estero però ha cancellato qualunque impressione favorevole
[sic] che aveva potuto lasciare la fatale campagna di Novara di incomprensibile brevità (…) Ma
cosa vuoi? abbiamo ciarloni e avvocati, ma non un governo. Cavour stesso ha molto spirito e capa-
cità ma non è uomo governamentale (…) La politica interna tace, si aspetta il ritorno di Camillo il
Dittatore. Muterà egli l’indirizzo politico, conservando o cambiando i suoi cagnotti? oppure conser-
verà egli il tutto moderando soltanto il troppo ardore degli italianissimi? Quel che è certo si è ch’egli
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può fare ciò che vuole.”
Invece la straordinaria abilità politica di Camillo il Dittatore riuscì, come sappiamo, in poche set-
timane a ribaltare la situazione. Allora furono le riunioni del Congresso di Parigi a conquistare la sua
attenzione; alternava nelle lettere a Govone, speranze e delusioni, ma tracciava sempre all’amico lontano
60 ASBI, Carte La Marmora, cit., Cass. XCVIII, Cart. 157. (In francese, la traduzione è mia).
61 MRNT, Archivio Govone, cit., Cart. 4, busta 2, n. 37, Novembre [1855].
62 Ivi, Cart. 4, busta 2, n. 38, Torino 10 dicembre 1855.
63 Ivi, Cart. 4, busta 2, n. 40, Torino, gennaio 1856, posteriore al giorno 16.
capitolo terzo

