Page 102 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               agosto. Tutto chiaro allora? Non proprio. A mettere in discussione questa ricostruzione cronologica del
               maggiore di Revel esistono diverse testimonianza che anticipano di almeno un mese l’attacco del male
               e il successivo ritorno in Piemonte. La prima è una lunga lettera di Alfonso La Marmora, inviata dal
               quartier generale di Kadikoi al capo di Stato Maggiore Agostino Petitti Baglioni di Roreto, anch’egli
               malato e ricoverato nell’ospedale di Jenikoi dal 2 luglio. La missiva (originariamente senza indicazioni
               temporali) è stata datata dall’archivista o dalla famiglia La Marmora al 15 luglio 1855.
                      “Caro amico, ricevo coll’ultimo corriere le tre lettere che mi volesti indirizzare, te ne sono ricono-
                     scente e particolarmente per le migliori notizie della tua salute (…)  Malgrado il collera[sic] non
                     sia ricomparso nelle truppe dopo la tua partenza, abbiamo però fatto perdite dolorose. Il capitano di
                     Stato maggiore Valin morì in poche ore, mancò poi il medico Grandis (non per colera), Delfino dei
                     Bersaglieri e Simonino volontario morirono anche dopo breve malattia. Oltre queste perdite consu-
                     mate, abbiamo alcuni individui più o meno demoralizzati e fra questi Pallavicini dei bersaglieri e
                     il Maggiore Revel. Quest’ultimo già antecedentemente preoccupato per la morte di San Marzano,
                     Lord Raglan e il generale Estcourt, triste per la partenza dello Stato maggiore inglese che partì
                     con la salma del Maresciallo, vedendo morire in un sol giorno il tenente Rolwürt (capo uffizio delle
                     informazioni e interpreti) e il colonnello Vico (commissario francese) (…) si abbattè d’animo e la
                     sua prostrazione era tale che non trovandosi bastimento per imbarcarsi come desideravo dovei far-
                     lo venire in fretta al quartier generale. Egli prese alloggio da 3 giorni nelle tue camere. Comisetti
                     [Ufficiale medico] lo trovò caso grave (…) assai si raccomandò farlo allontanare e forse lo faremo
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                     partire questa sera.”
                  Dal contenuto si può con certezza affermare che La Marmora scrisse a Petitti il 14 luglio o qualche
               giorno dopo, dato che cita la morte di ufficiali avvenuta proprio in quei giorni. La malattia del di Revel,
               quindi, il cui decorso fu, come vedremo, molto lungo e debilitante, risale probabilmente a pochi giorni
               dopo la morte di Vico, ben prima dunque della battaglia della Cernaia. Esiste poi una lettera che Alfonso
               Litta scrisse da Milano il 7 settembre 1855 ad Antonio Trotti parlando lungamente della Crimea. Oltre a
               numerose notizie sul combattimento della Cernaia, Litta scrisse:
                     “Oggi si aspetta pure a Genova Revel che era commissario Piemontese al campo inglese, che fu
                     ammalatissimo e viene in patria per ristabilirsi.” 55
                  Questa testimonianza smentisce quanto attestava il di Revel che indicava la data del suo rientro in
               patria al 7 ottobre.
                  Decisiva infine, per ricondurre la datazione nei termini reali, la lettera inviata a Govone da Torino il
               17 settembre 1855, attribuita in un primo momento dal Museo Nazionale del Risorgimento, al generale
               Giuseppe Rossi, in base alla sigla G. R. ma scritta senza ombra di dubbio dal di Revel.
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                  Per certo, dunque, Genova si ammalò gravemente dopo il 10 luglio, periodo in cui l’epidemia di cole-
               ra ebbe una forte recrudescenza nel campo degli alleati, e rientrò in patria dopo un lungo peregrinare dal
               quartier generale inglese a quello piemontese a Kadikoi, poi a Costantinopoli, a Malta e infine a Genova.
                  La Marmora si preoccupò molto per la salute del suo ufficiale, quasi temesse di essere stato lui stesso
               la causa della morte di San Marzano e delle sofferenze del di Revel in quanto li aveva personalmente
               invitati a unirsi al corpo di spedizione sabaudo. Contravvenendo alle disposizioni che impedivano l’uso
               del telegrafo per motivi personali, inviò così un telegramma alla madre di Genova a Torino, dove diceva
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               semplicemente «Revel atteint par diarrée» .
                  Intorno alla seconda metà del mese di luglio il di Revel fu imbarcato sul piroscafo tripoli e inviato


               54  Archivio di Stato di Biella (ASBI), Carte La Marmora, Cass. XC, Cartella 142.
               55  Aldobrandino Malvezzi, Il Risorgimento italiano, cit., p. 542.
               56  MNRT, Archivio Govone, cit., Cart. 4, b.1, n. 8, G. R. [Genova di Revel], Torino 17 settembre 1855.
               57  Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 162.
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