Page 106 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               un quadro della contingenza molto puntuale e perspicace, con precisi riferimenti a protocolli e trattati
               internazionali. Così il 21 marzo 1856 riferiva delle difficili trattative diplomatiche di Cavour per l’an-
               nessione al Regno di Sardegna del ducato di Modena o almeno di quello di Parma, ma concludeva con
               un rassegnato:
                     “Con tutto ciò nulla spero per noi (…) Si vede chiaramente che le potenze non vogliono busticare
                     [sic] le idee nazionali e ci dovremo contentare della gloria.” 64

                  Più che i lavori del Congresso fu l’abile trama concertata tra Cavour, d’Azeglio e influenti organi di
               stampa a risvegliare speranze e attese nel Regno di Sardegna. Il di Revel, pur con una nuova disposizione
               d’animo per la positiva azione del governo, coglieva la complessità della congiuntura italiana, l’ogget-
               tiva debolezza del piccolo stato sabaudo e le resistenze delle potenze europee di fronte a una scelta che
               definiva “rivoluzionaria” e la conclusione della sua riflessione assumeva una coloritura pessimistica:
                     “Quello che intanto è positivo si è che la nostra politica avvece di volgere nel senso generale conser-
                     vativo, ha preso invece una tendenza apertamente anti-austriaca. Il memorandum presentato non al
                     congresso ma a Napoleone fu ampliato e commentato dagli articoli pagati dei Debats [Journal des
                     débats] e del Times. La nostra stampa ministeriale [L’Opinione e La Gazzetta del popolo] si pronun-
                     ciò ancor più fortemente, e si può dire senza esagerazione che siamo più ostili all’Austria che non in
                     gennaio 1848. Ma si può forse sperare che le grandi potenze (…) vogliano ora riprendere le armi per
                     proteggere il Piemonte capo di quello spirito rivoluzionario che quasi tutte devono comprimere nel
                     proprio paese, per creare un unità italiana che non ha mai esistito [sic] (…) Solo una rivoluzione lo
                     potrebbe, ma questo è possibile davanti all’Austria e Francia? Purtroppo parmi che accecati dalla
                     vanagloria di rappresentare una parte numerosa in Europa, e di vederla di noi occupata malgrado
                     la nostra piccinità, siamo spinti più in là del ragionevole.” 65

                  Forse la sua sfiducia nasceva anche dal grande dispiacere per aver abbandonato la Tauride (ah, perché
               mai son dovuto partire!) e per non essere potuto tornare con il corpo di spedizione sardo. Ma, da quel mo-
               mento in poi ben più in là del ragionevole si sarebbero spinti la classe dirigente del Regno di Sardegna, il
               re Vittorio Emanuele e anche il maggiore di Revel per costruire un’unità italiana che non ha mai esistito.
                  Il suo cruccio fu mitigato dalle onorificenze che ricevette dal governo inglese: nel gennaio del 1856
               la medaglia della regina Vittoria  e in agosto James Hudson, ministro di Sua Maestà negli Stati Sardi,
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               gli consegnò l’ordine del Bagno per l’alta considerazione e la stima in cui era tenuto da lord Raglan e
               dall’ufficialità del Quartier generale inglese.
                  Finalmente ristabilito, prese parte ai festeggiamenti in onore del corpo di spedizione che si tennero
               nella capitale del Regno nella tarda primavera del 1856 a cominciare dal gran pranzo offerto dai venti-
               quattro soci della Società del Whist che avevano partecipato alla guerra di Crimea.    Proprio nell’esclu-
                                                                                              67
               sivo circolo torinese che frequentava abitualmente, un anno prima aveva trovato l’invito di La Marmora


               64  Ivi, Cart. 4, busta 2, n. 31, Torino 21 marzo 1856.
               65  MNRT, Archivio Govone, cit., Cart. 4, busta 2, n. 49, Torino 29 aprile [1856].
               66  Era la medaglia di Crimea, offerta dalla regina Vittoria ai militari che parteciparono alla guerra in Oriente. In argento, sul dritto il
                   ritratto della regina e sul retro un guerriero coronato e la scritta Crimea in verticale. Per questa medaglia furono istituite cinque barrette
                   ufficiali dalla caratteristica forma di foglia di quercia. La barretta Azov era destinata alla marina. Le battaglie commemorate erano:
                   Alma, Inkermann, Balaklava, Sebastopol.
               67  Sul cartoncino d’invito della Società del Whist figuravano da un lato i nomi degli ufficiali che avevano preso parte alla spedizione in
                   Oriente e primo, nel ruolo di promotore della cena, proprio Genova di Revel. Poi l’elenco delle portate incastonate in un disegno che
                   raffigurava i militari più caratteristici degli eserciti alleati: un bersagliere italiano, uno zuavo francese, un militare scozzese con il kilt
                   e un fante turco con il fez. I quattro, che reggevano uno sorta di stendardo con la scritta Crimea, sovrastavano la baia di Sebastopoli
                   affollata da bastimenti. Anche l’elenco delle pietanze rammentava i luoghi e le situazioni più note della spedizione: Huîtres Balaclava,
                   Potage aux Armées alliées, Truite sauce Turque, Filet de boeuf sauce Francaise, Dinde a la Kamara, Pain de fois gras Tour Malakof,
                   Petite porc a l’Anglaise, Perdrana Sardinia, Salade Kadi- Koi, Savarin à la Cernaia, Glaces Mamelon Vert. Cfr. Società Camillo di
                   Cavour, Un secolo di vita del Whist, Tip. V. Bona, Torino, 1941, p. 31.
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