Page 101 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La guerra di Crimea 1854 -1856 101
Omer Pascià non era contento della posizione assegnata alle sue truppe, passate di fatto in seconda linea
e intendeva portarle a Kamara che giudicava un punto strategico importante e onorevole, sostituendo
così quelle sarde che si sarebbero dovute ritirare a Balaklava. Aveva parlato separatamente sia a Pel-
lissier sia a Simpson, che aveva sostituito Lord Raglan, e ottenuto il loro assenso all’operazione, senza
però che La Marmora fosse stato interpellato o almeno informato. Il di Revel ebbe notizia della decisione
presa, in modo confidenziale, dal tenente colonnello J. M. Steele, segretario militare del comandante
Simpson. La questione si prospettava grave: sarebbe parso uno sfregio per le truppe sarde cedere le po-
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sizioni di prima linea occupate e fortificate.
Si precipitò a Kadikoi, ma non trovò il comandante; Petitti era ricoverato all’ospedale di Jenikoi e
Della Rovere assente. Lasciò quindi una lettera a La Marmora che nel frattempo aveva avuto la comuni-
cazione da Omer Pascià. Il generale reagì con grande fermezza e dichiarò che il suo corpo di spedizione
non si sarebbe mosso dalle posizioni acquisite.
Dopo la morte di San Marzano, La Marmora, che non voleva rimanere senza un suo rappresentante
presso gli alleati dopo l’incidente con il comandante del contingente ottomano, gli affidò l’interim di
Commissario del re presso lo Stato Maggiore francese; Genova accettò ancora una volta per spirito di
servizio: non nutriva nessuna simpatia per il generale Pellissier, che lo ricambiava apertamente.
Riprese così la sua intensa attività di collegamento, spostandosi quotidianamente tra il quartier gene-
rale piemontese e gli stati maggiori alleati, compito che poté assolvere ancora solo per qualche giorno,
perché anche lui fu colpito dal colera o forse soltanto da una forte dissenteria che lo prostrò davvero per
molto tempo.
In una delle ultime lettere scritte alla madre prima di ammalarsi, il di Revel parlava della morte di un
altro suo collega, il commissario francese Vico che poche ora prima di morire gli era parso un giovane in
piena salute, soddisfatto della propria situazione: Que la vie est belle! Quand on se porte bien, qu’on a
l’estomac bien garni et que le soleil luit ! Lo aveva trovato poi a letto ammalato, lo assistette, facendogli
frizioni con la canfora per alleviare i crampi che gli procurava la dissenteria. Due giorni dopo scriveva
a Parigi alla vedova per comunicarle la luttuosa notizia.
Fu pure forza a me di abbandonare il campo
Mentre era ancora alloggiato nel quartier generale inglese, cominciò ad accusare i segni di un forte
malessere: si curò con gocce di Veratrum seguendo la medicina omeopatica, diffusa negli anni Trenta
dell’Ottocento in particolare tra le classi abbienti nel Lombardo – Veneto e nel Regno di Sardegna.
Adottò poi le terapie per il colera che seguivano gli inglesi nelle Indie: riposo a letto, niente liquidi salvo
qualche bicchiere di sherry con poche gocce di laudano, riso bianco con zucchero, ma le sue condizioni
rimanevano critiche. Dopo una visita di Della Rocca fu trasferito a Kadikoi, nel quartier generale dei
piemontesi.
Rimangono tuttavia incertezze sul momento della malattia, dubbi che il di Revel non chiarisce, anzi
contribuisce a rafforzare. Infatti, nei suoi ricordi della guerra di Crimea era solito scandire il susseguirsi
degli eventi con molta precisione, indicando il giorno, il mese e spesso anche l’ora dell’avvenimento e
procedendo nel suo racconto cronologicamente. Se diamo per buona questa metodica, dovremmo rite-
nere che si sia ammalato dopo la battaglia della Cernaia, avvenuta, come sappiamo, il 16 agosto. Infatti,
il racconto di questo scontro precede nelle sue memorie quello della sua malattia, del suo abbandono
del campo e del ritorno in Piemonte. Dovremmo dunque dedurre che si sia ammalato dopo la metà di
53 La spedizione sarda in Crimea nel 1855 – 56, cit., p. 142.

