Page 96 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               Al chiaro di luna si beveva the, caffè e liquori

                  Con il trascorrere dei giorni andavano migliorando le condizioni della vita quotidiana del corpo di
               spedizione sardo. I militari si erano ingegnati per costruire i dormitori in baracche di legno, in sostituzio-
               ne delle tende che non garantivano un riparo adeguato: i locali per mangiare erano stati ricavati scavan-
               do sotto le tende in modo che al centro rimanesse una parte rialzata per formare un tavolo di appoggio
               e all’intorno ci si potesse sedere. Nascevano di continuo spacci di vendita gestiti da greci e da maltesi
               molto apprezzati dai soldati, il duodecimo dei Thaon di Revel però in quelle bettole non metteva piede,
               gli era bastata l’esperienza fatta appena sceso in Crimea, quando a Karani in una locanda aveva pagato
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               5 lire una minestra di verdure con un pezzo di carne e una mezza tazza di birra .
                  Nondimeno vi erano anche intermezzi conviviali. Ai primi di giugno aveva fatto ritorno al Quartier
               Generale inglese l’ammiraglio Lyons e per festeggiare l’avvenimento lord Raglan aveva organizzato un
               pranzo al quale furono invitati, oltre a Genova, anche alcuni nobili inglesi giunti in Crimea a bordo del
               proprio yacht. Il ricevimento fu allietato dalla musica dei granatieri sardi che ebbe un grande successo.
               Sul finire della serata lord Raglan chiese al Commissario piemontese di cantare una canzone. Il di Revel
               oppose un cortese diniego, ma l’ufficiale inglese non sembrò accettare il rifiuto: non ammetteva che un
               italiano non sapesse cantare! Così intonò «arditamente» una canzone napoletana allora molto in voga
               Quando penso alla mia Nina e poi ancora altre.
                     “Non meno che della proposta fui sorpreso dei complimenti. Non abbia però timore – scriveva alla
                     madre il 5 giugno - che, al pari di De Candia, abbandoni l’esercito pel teatro”.  44
                  Seppur in un teatro di guerra davvero remoto dalla nobile casa dove viveva, il capitano di Revel con-
               tinuava a impostare la propria vita quotidiana secondo quel comportamento aristocratico con cui agiva a
               Torino; così considerava parte integrante del suo incarico di Commissario stabilire rapporti amichevoli
               con l’ufficialità inglese e, come sperimentato a Vienna con il vecchio governatore Wallmoden, riteneva
               che un gesto di attenzione e di cortesia avrebbe favorito una maggiore cordialità. Aveva perciò chiesto
               in una lettera alla madre che gli fosse inviato da casa del vino pregiato:
                     “Vorrei poter offrire al generale Simpson, che non mangia con noi, una cassa di bottiglie di vino da
                     tavola. Se Ottavio non ne ha di quello buono di Cimena, lo faccia prendere dalla cantina Pruney.
                     Le bottiglie siano preventivamente fatte passare da buon rhum dall’una all’altra ma senza colarle.
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                     Etichette ad effetto sulle bottiglie.”
                  Calato in questa dimensione, sollecitava anche la spedizione da casa di molte provviste che gli ser-
               vivano per rifocillare chi lo andava a trovare e inoltre, per il suo confort, lenzuola e biancheria da notte
               nuove. Queste richieste, che paiono senza dubbio alquanto stravaganti durante una missione militare, in-
               dicavano invece in modo preciso la routine che caratterizzò almeno nei primi tempi la vita statica dei sol-
               dati sardi in terra d’Oriente, destinati poi a affrontare esperienze ben più drammatiche e più pericolose.
                  Nessuna sorpresa quindi se i quotidiani piemontesi, dopo i primi giorni, avevano spostato le notizie
               sulla spedizione di Crimea dalla prima pagina a quelle interne e riportavano con evidenza solo le morti ec-
               cellenti, quasi tutte causate dal colera. Lo stesso di Revel, d’altro canto, coglieva con lucidità la particolare
               condizione in cui operava l’esercito piemontese e scriveva nei suoi ricordi forse con involontaria sincerità:



               43  Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 91.
               44  Ivi, p.108. Giovanni Matteo De Candia (Cagliari 1810 - Roma 1883), di nobile famiglia, aveva frequentato la prestigiosa Accademia
                   Militare di Torino avendo compagni Alessandro La Marmora e Camillo di Cavour. Aveva successivamente abbandonato la carriera
                   militare per i suoi ideali repubblicani e, emigrato a Parigi, debuttò come cantante nell’opera lirica, divenendo uno dei tenori più noti
                   della seconda metà del XIX secolo.
               45  Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, p. 126.
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