Page 93 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La guerra di Crimea 1854 -1856                                   93




                             vivande, il tutto innaffiato da buon Bordeaux ed eccellente birra, si sentirà benone, forse egli sarà
                             egoista al punto di rallegrarsi della pioggia che causò tanta modestia [sic] all’infelice subalterno,
                             ma risparmiò a lui l’ardore del sole.“ 34



                        Convien dire che abbiamo a che fare con un nemico che si difende mirabilmente

                           Di là delle “rosee” notizie che faceva giungere in famiglia, Genova coglieva invece perfettamente le
                        criticità che la missione in Crimea incontrava, in particolare per i rifornimenti alimentari e per l’assisten-
                                                                                                                         36
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                        za ai malati di colera . Difficoltà in gran parte provocate oltre che dal disastro del trasporto Croesus,
                        dalla diversa dislocazione delle truppe sarde rispetto a quella inizialmente prevista a Costantinopoli. La
                        Marmora invece aveva proseguito per la Crimea a un paio di giorni di navigazione dalla capitale turca,
                        nella zona di guerra intorno a Sebastopoli, attestandosi poi sul fiume Cernaia.
                           La mancanza d’imbarcazioni adatte al trasporto delle merci aveva così privato le truppe di una grande
                        quantità di materiale che giaceva abbandonato e male custodito sulle banchine del porto della capitale
                        turca in attesa di rimorchiatori che potessero trasportarlo in Crimea. A risentirne erano in particolare gli
                        ospedali, che il di Revel definiva come un semplice insieme di tende dove scarseggiava ogni cosa:
                             “Della Rovere mi ha raccontato che un giorno per mancanza d’acqua e di recipienti, un infermiere
                             passava da un infermo all’altro, e bagnava loro le labbra con un pennello intriso nell’acqua. Narrasi
                             che un caporale di Savoia, portato all’ospedale per colera, vedendosi senza assistenza in mezzo ai
                             suoi dolori, dopo 12 ore fu preso dalla disperazione e si suicidò con uno sparo di fucile.” 37
                           Finalmente verso la fine di maggio Genova andò a visitare i lavori d’assedio alla città di Sebastopoli
                        fatti dagli inglesi, opere imponenti che davano alla guerra in Crimea una connotazione tutto diversa da
                        quella che era stata combattuta nel Lombardo – Veneto nel 1848 -1849: quanto di movimento, di manovre,
                        di continui spostamenti di truppe era stata quella, tanto di immobilità, di inerzia, di staticità era questa.
                           L’esercito russo e quello degli alleati si fronteggiavano a cinquanta, cento metri, riparati dietro for-
                        midabili bastioni e in trincee che sembravano anticipare le caratteristiche del conflitto europeo del 1914
                        – 1918.   I massicci bombardamenti preparatori delle artiglierie prima dell’attacco che si protraevano
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                        per giornate intere se non addirittura per settimane, i cecchini, le trincee, i camminamenti protetti, le
                        incessanti opere di difesa, le batterie con parapetti ciclopici e fossi profondi, e persino i campi minati,



                        34  Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 118.
                        35  Da parte russa, per contro, si consideravano i soldati alleati come più efficienti, meglio equipaggiati e maggiormente motivati non
                           solo da un punto di vista militare. Così Tolstoj annotava nel suo Diario: “Ogni soldato nemico ha buone armi e le sa usare, è giovane,
                           s’intende di politica e di arte, almeno un po’, cosa che gli dà coscienza della sua dignità. Da noi, invece, addestramento stupido,
                           armi inutilizzabili, cattivo trattamento, dappertutto ritardi e ritardi, ignoranza, igiene e nutrimento ignobili. Tutte cose che soffocano
                           nell’uomo l’ultima scintilla di fierezza e gli danno, per contrasto, un’idea troppo elevata del nemico”. Il brano è riportato in Lev
                           Nikolaevič Tolstoj, I racconti di Sebastopoli, Garzanti, Milano, 2010, p. LI. Tolstoj arrivò a Sebastopoli nel novembre del 1854 come
                           ufficiale della 14ª brigata di Artiglieria e vi si trattenne fino al novembre dell’anno successivo. Da questa esperienza nacque il suo libro.
                        36  Il 24 aprile sul trasporto inglese Croesus su cui era imbarcato tutto il materiale d’intendenza per ospedali, attendamenti e quant’altro per
                           far fronte alle prime necessità si sviluppò un furioso incendio che distrusse la maggior parte del carico e causò la morte di ventiquattro
                           uomini. Le conseguenze furono molto gravi, non solo per la perdita del materiale, ma soprattutto perché da parte dell’intendenza
                           militare non si volle o non si poté provvedere a sostituire quanto era andato perduto e il corpo di spedizione piemontese fu costretto
                           sin dai primi giorni del suo arrivo in Crimea a ricorrere all’aiuto degli inglesi. Revel ritornò nelle sue memorie più volte per lamentare
                           le criticità nell’organizzazione della spedizione sia per l’assistenza sanitaria sia per i rifornimenti alimentari.
                        37  Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p.104.
                        38  Anche le modalità dell’attacco, secondo la descrizione che Tolstoj dava dell’ufficiale che incitava i soldati nella trincea, ricordavano
                           quelle della Grande Guerra: «Ragazzi! Guardate, comportatevi da eroi con me! non fate fuoco con i fucili, ma fotteteli con le baionette.
                           Quando griderò “urra!”, seguitemi, nessun fottuto rimanga indietro…Diamoci dentro, la cosa più importante è…farsi vedere, non
                           andremo a sbattere con la faccia nel fango, d’accordo ragazzi? Per lo zar, nostro padre!». Cfr. Lev Nikolaevič Tolstoj, i racconti
                           Sebastopoli, cit., p. 56.
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