Page 95 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
P. 95

La guerra di Crimea 1854 -1856                                   95




                        novità sorprendente che il capitano d’Artiglieria descriveva così con grande precisione:
                             “I Russi hanno interrato sul davanti delle loro opere delle scatole piene di materie esplodenti. Un
                             tubo di vetro disteso alla superficie e contenente, dirò così, un zolfanello fulminante, si rompe premu-
                             to da un piede, il zolfanello scatta all’urto e da fuoco alla scatola che esplode. L’effetto non può es-
                             sere grande. Tutt’al più potranno essere colpiti tre uomini. Ma lo scoppio darà la sveglia ai russi ed
                             impedirà ogni sorpresa. Queste cose straordinarie impressionano il soldato, e lo rendono titubante
                                                                                                                    39
                             a lanciarsi avanti. Convien dire che abbiam che fare con un nemico che si difende mirabilmente.“
                           Come abbiamo visto, il di Revel osservava con attenzione e descriveva con grande cura le fortifi-
                        cazioni, i manufatti militari e in altre occasione i pezzi d’artiglieria, insomma tutto ciò che riguardava
                        l’arte della guerra, ma non ci lasciò, se non per brevissimi cenni, alcuna descrizione della regione in
                        cui si muoveva. Il 3 giugno l’esercito sardo compì una ricognizione verso la valle di Baidar, oltre cioè
                        le posizioni stabilmente occupate lungo il corso della Cernaia. Tutto quello che Genova riferiva sulla
                        località che attraversava fu: «il paese era bello, e vi si trovò fieno, paglia e vino in quantità». Vediamo
                        invece come questa stessa zona appare in un racconto anonimo di un altro militare sardo, conquistato e
                        affascinato dalla bellezza del luogo:
                             “Dopo aver serpeggiato lungo la Cernaia per due miglia la strada fa d’improvviso una svoltata a
                             sinistra ed entra nella valle del torrente Upù. E’ il primo saggio di una vera vallata della Crimea me-
                             ridionale. Le limpide acque dell’Upù, luccicanti attraverso il denso fogliame di una grande quantità
                             di alberi fruttiferi, possono rivaleggiare con quelle dei nostri più belli torrenti. Le alture, che d’ambo
                             i lati s’innalzano con molti declivi e a terrazzi, sono in armonia col resto della scena. E la natura è
                             anche illeggiadrita dalla coltivazione. Biondi campi di spiche e praterie, verdeggianti e cosparse di
                             alberi, conferiscono a questa valle un aspetto di felicità e di pace, che non può non riuscire gradito
                             a quanti stanno da tanto tempo ascoltando il monotono rimbombo dei cannoni d’assedio attorno a
                                          40
                             Sebastopoli. “
                           Il di Revel si prodigava perché con i membri degli eserciti alleati si stabilisse un clima di cordiale
                        cameratismo. Per facilitare i contatti, almeno tra gli ufficiali piemontesi e quelli inglesi (tra i soldati non
                        vi fu mai cordialità), si faceva mandare da Kadikoi la parola di campagna, cioè la parola d’ordine, e la
                        comunicava al comando britannico, in modo che fosse possibile agli alleati visitare il campo piemontese.
                        Da parte sua non ebbe mai di sicuro questi problemi: la conoscenza sia del francese sia dell’inglese gli
                        consentiva di mantenere rapporti con tutti. Poi, la sua naturale disinvoltura, la simpatia e la comunicativa
                        lo favorivano ulteriormente. Esemplare in proposito l’incontro del tutto casuale con Omer Pascià , il
                                                                                                                       41
                        comandante del contingente ottomano, al quartier generale inglese. Dall’apprezzamento per il cavallo di
                        Omer i due erano finiti poi a parlare di una bella ragazza conosciuta a Pesth e da lì ancora alcune parole
                        «un pochino lubriche» sulle donne ungheresi e viennesi che avevano subito portato la conversazione su
                        un piano di cordiale confidenza. Al termine dell’incontro Omer stese la mano e, montato a cavallo, lo
                        salutò di nuovo amichevolmente con un gesto prima di allontanarsi.
                              “Un tale atteggiamento da parte Omer Pascià che mantenevasi con tutti sempre calmo e quasi so-
                             spettoso, ma con grande dignità di portamento, fece strabiliare gli Stati maggiori alleati, che erano
                             venuti per la conferenza.”
                                                     42




                        39  Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 146.
                        40  La spedizione sarda in Crimea, cit. p. 101.
                        41  Il vero nome era Michael Latas (Plaški 1806 – Costantinopoli 1871), ufficiale croato aveva abbandonato l’esercito asburgico per
                           entrare al servizio dell’impero ottomano. Nella guerra di Crimea comandava il contingente turco.
                        42  Genova Thaon di Revel, La spedizione sarda in Crimea, cit., p. 111.
   90   91   92   93   94   95   96   97   98   99   100