Page 88 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
P. 88
88 Thaon di Revel
Potei finalmente il 9 maggio montare a bordo del Jason
Il di Revel lasciò il porto di Genova solo il 9 maggio con un seguito più numeroso del previsto, tre
uomini e quattro cavalli, sul vapore Jason, una nave bella e confortevole tanto che a bordo era stata orga-
nizzata dagli ufficiali inglesi prima della partenza per Costantinopoli una festa danzante per ringraziare
i cittadini della cortese accoglienza. Cominciava così la missione in Oriente del trentottenne capitano di
Artiglieria; nella lontana e sconosciuta penisola di Crimea rimase circa due mesi (sulla durata della sua
permanenza esistono, come vedremo, parecchie incertezze e contraddizioni) ma a questa sua esperienza
dedicò nei suoi ricordi una trattazione molto più ampia rispetto alla prima guerra d’indipendenza e ai tre
anni passati a Vienna.
In navigazione si trovò perfettamente a suo agio, con un solo inconveniente, che era tuttavia fonte di
viva preoccupazione, come scriveva alla madre il 19 maggio:
“Stiamo benissimo a bordo, perché la diaria del Governo inglese è larga. Il mattino alle 7 ci por-
tano il caffè (non val quel di casa) nella cabina. Alle 9 copiosa colazione. Alle 12 luncheon. Alle 4
pranzo. Alle 7 thè. Tutto andrebbe bene, se non ci fossero i sorci! Uso ogni gentilezza ai gatti perché
mi favoriscano della loro visita. La notte tengo il lume accesso. Ciò nullameno sento di quanto in
quanto dei crrr-crrr vicinissimi che mi fan sudar freddo! La Crimea con tutti i suoi pericoli è niente
21
in paragone! “
In Crimea
Finalmente dopo dieci giorni di navigazione, l’attracco a Costantinopoli: cielo, mare, paesaggio, tutto
splendido, poi di nuovo in viaggio verso la Crimea.
Il Jason approdò a Kasatch, in prossimità di Sebastopoli, il 22 maggio per sbarcare il suo carico di
uomini e di mezzi. Il giorno seguente il giovane capitano, lasciato il porto, s’inoltrò da solo a cavallo
verso la zona di guerra attraverso un paese devastato e deserto. Di lì a poco giunse a Karani, dove era
sistemato il campo delle truppe sarde, accolto con calore dai compagni. Poi, dopo una breve sosta, di
nuovo in viaggio verso Kadikoi, un piccolo villaggio e un gruppo di malandate case sparse a nord di
Balaklava, dove era stato posto il quartier generale sardo.
“La residenza del nostro generale era tutt’altro che splendida. La casupola, residenza del popo del-
la cappella di Kadikoi, non era superiore all’abitazione di un nostro contadino. Mal riparata dalla
pioggia. Si era in parte supplito alla deficienza dei locali con tre grandi tende per il servizio di tavola
22
ed ufficio.”
Qui incontrò finalmente La Marmora che lo accolse «con molta benevolenza». Il generale era preoc-
cupato della situazione strategica e sanitaria e deciso a muovere le truppe da quel luogo, posto a solo un
miglio di distanza dalla piana di Balaklava, circondata da alture dove i russi avevano posto le loro vedet-
te. Dalle loro posizioni avrebbero potuto cercare di sorprendere nuovamente gli eserciti alleati com’era
accaduto nella battaglia di Inkerman, il 5 novembre del 1854, per togliere loro una base di operazioni e
di rifornimenti molto importante. Pellissier, che guidava il corpo di spedizione francese, e La Marmora
avevano colto la criticità della situazione e nel consiglio dei comandanti era stata presa la decisione di
23
estendere il controllo fino al fiume Cernaia.
La situazione sanitaria dell’intero pianoro era inoltre a rischio. Si presentava come un vasto cimitero
21 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 87.
22 Ivi, p. 91.
23 Alfonso La Marmora, Ricordi storici della campagna di Crimea, cit., p. 142.
capitolo terzo

