Page 86 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
P. 86
86 Thaon di Revel
aveva intuito, sarebbe rimasto memorabile nella storia del Regno di Sardegna.
Il di Revel, come si è detto, si era ormai orientato verso un’idea nazionale, prendendo le distanze da
quell’ufficialità aristocratica che guardava con una certa diffidenza alla politica del governo, che poco
sperava dalla spedizione di Crimea, la riteneva un inutile spreco di sangue e anche di denaro. Ma il ra-
dicato sentimento del dovere, dell’onore militare e di fedeltà alla Corona, aveva spinto molti di loro a
12
chiedere insistentemente di partire. Come pure il più giovane dei Thaon di Revel, che, se non fosse
stato inviato da La Marmora in Crimea, sarebbe quanto prima partito ugualmente. Lo ammise con tutta
franchezza in una lettera alla madre scritta dal campo di Kamara il 18 giugno:
“Tant’è, non avrei tardato molto a venire qui, poiché fui troppo ben educato e mi ricordo troppo di
13
mio padre, per rassegnarmi a rimanere in Piemonte.”
Il suo incarico era di collegamento tra il comando del corpo di spedizione sardo e quello dell’esercito
inglese. Anche gli alleati inviarono i propri commissari: i francesi incaricarono il capitano Alexandre
Edmond Talleyrand - Périgord duca di Dino , ufficiale della Legione straniera che aveva combattuto al
14
fianco dei piemontesi nella Prima Guerra d’Indipendenza, e gli inglesi il colonnello delle Guardie Sir
George Cadogan un veterano della spedizione d’Oriente che aveva preso parte alle battaglie di Alma,
15
di Balaklava e di Inkerman.
Madre, sorelle e donne di casa mi diedero una quantità
di medaglie ed altri oggetti con indulgenze
La partenza del giovane rampollo dalla sua dimora di Torino per il nuovo teatro di operazioni fu per
la famiglia molto più commovente e dolorosa di quella del 1848 per la guerra contro l’Austria.
La destinazione davvero remota faceva presagire difficoltà e situazioni mai prima sperimentate. Le
armate sarde avevano fino ad allora operato a breve distanza dalle loro frontiere: e questo favoriva un
facile approvvigionamento dalla madre patria. Invece nella terra lontana d’Oriente gli eserciti alleati
non potevano agire che a condizione di portar tutto con sé, senza poter contare su alcuna risorsa locale.
Infatti, i russi, secondo una tattica già sperimentata nelle guerre napoleoniche, facevano il vuoto innanzi
al nemico, distruggendo ogni cosa.
Inoltre le notizie che giungevano ormai da molti mesi attraverso i giornali nella capitale piemontese,
e che certamente non sfuggivano a Sabina Spitalieri, raccontavano di una realtà molto difficile per le
truppe anglo francesi, una situazione che gettava nello sconforto anche i più convinti sostenitori dell’in-
tervento in Crimea.
Le corrispondenze che pubblica il Times dal campo Inglese lacerano il cuore e lo mettono in sgo-
mento. Pare che vi muoiano a torme per le malattie cagionate dai patimenti, e vanno fino a dire che
ora della Primavera le pestilenze d’ogni genere non avranno più lasciato un uomo vivo di quelli
che furono imbarcati per l’Oriente la Primavera scorsa in mezzo a tanti hurra! V’è di certo molta
esagerazione in queste sconfortanti corrispondenze che il Times si compiace tanto di pubblicare, ma
una parte di vero purtroppo c’è. 16
12 La spedizione sarda in Crimea nel 1855 – 56, cit., p. 37.
13 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855 cit. p. 119.
14 Alexandre Edmond Talleyrand –Périgord, duca di Dino (Parigi 1813 – Firenze 1894) capitano di Stato maggiore con Carlo Alberto
nella Prima Guerra d’Indipendenza. Nel 1851 pubblicò il suo libro di memorie Souvenirs de la guerre de Lombardie pendant les
années 1848 et 1849.
15 George Cadogan (1814 – 1879) lasciò della sua esperienza in Crimea una numerosa raccolta di acquerelli a colori e in bianco e nero
che illustravano la vita e le battaglie del corpo di spedizione inglese.
16 Aldobrandino Malvezzi, Il Risorgimento italiano, cit., Margherita di Collegno ad Antonio Trotti, Torino, 7 gennaio 1855. p. 526.
capitolo terzo

