Page 82 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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L’argomento del colloquio sembrò suscitare un inaspettato interesse in Cavour che, non solo incalzò il
compagno di gioco con numerose domande, ma addirittura lo volle a pranzo il giorno successivo a casa
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sua per parlare delle relazioni intrattenute con gli inglesi.
Solo qualche tempo dopo si spiegò l’insolito comportamento di Cavour, quando divennero di domi-
nio pubblico i modi e i tempi dell’intervento piemontese in Oriente.
La loro singolare conversazione si era svolta, infatti, pochi giorni prima che giungesse al governo di
Torino la richiesta formale della Gran Bretagna di intervenire nella guerra di Crimea. Su tutta la que-
stione si era aperto nel frattempo un animato dibattito parlamentare che il di Revel seguì attraverso gli
interventi e le interpellanze del fratello Ottavio alla Camera dei Deputati.
Il governo, per voce del ministro degli Esteri Giuseppe Dabormida, aveva chiesto agli alleati, anche
per giustificare di fronte all’opinione pubblica la nuova impresa militare del Regno in un teatro di opera-
zioni così lontano e con un quadro di alleanze tutt’altro che definito, che fosse inserita nel trattato anche
la clausola per cui Francia e Inghilterra si impegnavano a esercitare pressioni sull’Austria sul tema dei
sequestri compiuti ai danni degli esuli del Lombardo – Veneto. Atto che a giudizio dei piemontesi era
una vera rappresaglia indiscriminata che colpiva persone che non avevano avuto nessun ruolo nell’insur-
rezione del febbraio 1853. Su questo delicato punto della trattativa il governo e il re assunsero posizioni
divergenti: il primo non intendeva rinunciare alle clausole aggiuntive, mentre Vittorio Emanuele II con il
suo spirito pragmatico voleva l’adesione senza riserve del Regno di Sardegna all’alleanza anglo – fran-
cese ed era pronto anche a sostituire Cavour proprio con Ottavio di Revel.
“Se saremo battuti in Crimea, tireremo avanti come sempre, e se vinciamo, eh be! sarà molto meglio
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per i Lombardi di tutti gli articoli che si volessero aggiungere al trattato”.
Il problema dei sequestri, ben conosciuto come abbiamo visto anche dal di Revel, aveva finito col di-
videre profondamente gli ambienti politici e i semplici cittadini; molti degli aristocratici di orientamento
liberale pensavano fosse necessario approvare al più presto il trattato di alleanza con Francia e Inghilter-
ra, senza porre ulteriori indugi o pregiudiziali per la partecipazione delle armi sarde alla guerra d’Oriente
e accusavano gli ambienti conservatori della capitale sabauda di cercare il fallimento dell’intesa.
La lettera scritta da Costanza Trotti Bentivoglio Arconati da Torino al fratello Antonio sottolineava
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proprio questo contrasto nella valutazione della politica del governo e chiamava indirettamente in causa
anche Genova:
“Carissimo Togno! Leggo la tua lettera e senza frapporre un’ora sola rispondo. E rispondo in pri-
mo luogo all’ultima parte della tua lettera. Non si è pensato ai poveri sequestrati mi domandi tu?
Vi si è pensato, e lasciamelo dire, anche troppo. Perché questa è la difficoltà che fece tanto tardare
la conclusione del trattato, si poteva farlo in Maggio, non si fece perché il nostro Governo esigeva
prima la liberazione dei sequestri. E ora il Ministro degli Affari Esteri uscì dal Ministero per non
firmare un trattato senza aver ottenuto questa condizione. Del resto ti posso dire che ho udito colle
mie orecchie due dei sequestrati dire che questa (della levata dei sequestri) era questione seconda-
ria e che l’interesse del Piemonte voleva che si facesse il trattato di alleanza. E li oppositori sono i
codini arrabbiati che hanno il loro quartier generale al Club [del Whist] (…) Vi è anche la coda del
partito Mazziniano che si agita contro da un punto di vista diverso, ma sono gli estremi soltanto.” 6
3 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855. La spedizione di Crimea, p. 66n, F.lli Dumolard, Milano, 1891.
4 Giuseppe Massari, La vita e il regno di Vittorio Emanuele II, Treves, Milano, 1878, p.170 (In francese, la traduzione è mia)
5 Costanza Trotti Bentivoglio Arconati (Vienna 1800 – Milano 1871). Una delle protagoniste del Risorgimento. Moglie di Giuseppe
Arconati Visconti, coinvolto nei moti del 1821, abbandonò la Lombardia per la condanna a morte del marito e si rifugiò con lui a in
Belgio nel castello di Gaasbeck che divenne un punto di riferimento per i patrioti italiani esuli all’estero. Nel 1838, in seguito all’amnistia
per l’incoronazione di Ferdinando I a re del Lombardo Veneto, rientrò per breve tempo a Milano per trasferirsi poi a Pisa. Nel 1849 i
coniugi Arconati Visconti si trasferirono a Torino ormai convinti che le sorti dell’Unità nazionale fossero legate a casa Savoia.
6 Aldobrandino Malvezzi, Il Risorgimento italiano, cit., Costanza Arconati ad Antonio Trotti, Torino, 15 gennaio 1855, p. 527.
capitolo terzo

