Page 87 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La guerra di Crimea 1854 -1856 87
Ben comprensibile era dunque l’angoscia della famiglia di Revel che l’anno precedente aveva per-
duto Adriano, morto a Torino per il cholera morbus. Ricordiamo ancora che il giovane capitano d’Ar-
tiglieria era il minore di dodici figli, per questo forse era ancora più intensa l’apprensione dei familiari.
La mia partenza produsse un effetto straziante in famiglia, tanto era il dolore angoscioso della ma-
dre. Per abbreviare tale scena, avevo detto che sarei partito alla sera, quando alle 11 del mattino
presi subitaneo congedo e mi staccai dalle braccia materne. 17
Se questo interno dolente di famiglia certamente si riproponeva con gli stessi accenti per tutti i milita-
ri che partivano con il contingente sardo, senza dubbio le consistenti risorse su cui il rampollo del nobile
casato poteva contare per il suo viaggio in Oriente, grazie al rango della famiglia, non erano paragonabili
a quelle della maggioranza dei combattenti, molti dei quali venivano infatti aiutati e sostenuti con sotto-
scrizioni pubbliche e donazioni di privati.
Il capitano di Revel partì per Genova, da dove si sarebbe imbarcato per la Crimea, provvisto di una
lettera di credito presso la banca Orazio Landau di Costantinopoli, per non rimanere senza denaro, di due
buoni cavalli, accompagnato da un attendente e da un servitore personale che poteva fungere da cuoco,
fornito di indumenti nuovi. Ma tutto questo non bastava a lenire l’ansia dei suoi cari.
“Madre, sorelle, donne di casa, mi diedero quantità di medaglie ed altri oggetti con indulgenze. Mi
si preparò una piccola farmacia omeopatica con bende, fasce, ecc. Se avessi badato ai suggerimenti
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datimi, ci sarebbe voluto un bastimento!”
Giunto nella città natale, il di Revel dovette trattenersi quasi un mese prima di imbarcarsi.
Erano sorti problemi sul ruolo del corpo di spedizione sardo nei confronti degli eserciti alleati, in-
certezze su quelle che oggi definiremmo le regole d’ingaggio. Per questo La Marmora, temendo di
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dover agire in una posizione subordinata, in particolare nei confronti di lord Raglan, condizione per lui
inaccettabile, aveva ordinato che i commissari militari giungessero in Crimea dopo di lui. La città di Ge-
nova, con un atteggiamento in aperto contrasto con la sua storia recente che l’aveva vista anche ribellarsi
contro il governo di Torino, sembrava partecipare all’entusiasmo con cui erano seguite in tutto il Regno
le operazioni d’imbarco dell’armata sarda.
“E’ indescrivibile l’aspetto che presentava Genova durante l’aprile e il maggio di quell’anno me-
morabile Da ogni parte dell’estero e dell’Italia era piovuta gente a migliaia. I giornali dicevano
che di tal folla non si aveva ricordo tranne all’epoca dell’inaugurazione della ferrovia (…) La gente
bivaccava per le strade pigliandosela col municipio perché aveva mantenuto la disposizione di far
chiudere i pubblici esercizi alle 10 o a mezzanotte. Era un movimento continuo, febbrile; innumere-
voli i carri, innumerevoli le barche, enorme la quantità del materiale trasportato. I soldati erano fatti
segno a cortesie senza pari. Già il 16 aprile, alla rivista passata dal generale in capo sulla spianata
del Bisagno, il popolo aveva applaudito con entusiasmo: era il sentimento popolare che prorompeva
sincero. “20
Finalmente il 28 aprile La Marmora, ottenute da Cavour le assicurazioni che richiedeva, (in realtà,
secondo l’aneddotica molto diffusa sull’episodio e alimentata anche dalle memorie del Comandante in
capo, tutta la questione era stata liquidata dal primo ministro con un lapidario: Ingegnati!) si imbarcava
sul Governolo.
17 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 79.
18 Ivi.
19 Secondo Candeloro una delle cause della ritardata partenza del generale La Marmora per la Crimea fu anche la crisi Calabiana e
le conseguenti dimissioni del governo Cavour. La Marmora, lasciata Genova, si recò a Torino dove in un colloquio con Vittorio
Emanuele parlò con molta energia contro un mutamento del ministero. Cfr. Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna, Feltrinelli,
Milano, 1964, vol. IV, p. 173.
20 Alfonso La Marmora, Ricordi storici della campagna di Crimea, Carlo Voghera, Roma, 1896, p. 94.

