Page 83 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La guerra di Crimea 1854 -1856 83
In verità le posizioni all’interno del quartier generale dei “codini” erano più articolate di quanto la
nobildonna lombarda ritenesse: anche il di Revel, che era sempre accostato agli ambienti più conserva-
tori e retrivi di Torino, tra cui appunto il Club del Whist, era invece favorevole a porre in secondo piano
la questione dei sequestrati e anzi spendeva parole di elogio per la scelta compiuta dai nobili lombardi
ricordati dall’Arconati. Si schierava così apertamente per il movimento nazionale italiano e prendeva le
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distanze anche dalla posizione contraria alla guerra espressa dal fratello alla Camera dei Deputati.
Insomma, Genova aveva ormai maturato scelte ben precise: l’impegno del Regno di Sardegna doveva
essere finalizzato al raggiungimento dell’unità italiana. Alla fine comunque, come sappiamo, l’abile la-
vorio parlamentare e diplomatico di Cavour portò il Piemonte a schierarsi a fianco di Francia, Inghilterra
e Turchia contro la Russia nella contesa d’Oriente.
Una guerra vi chiama in Oriente
Il corpo di spedizione dell’esercito sardo, comandato da Alfonso La Marmora, era formato da due
divisioni agli ordini di Giovanni Durando e di Alessandro La Marmora, in tutto 18058 uomini e 3496
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cavalli. Si mantenevano i patti molto generosamente, inviando 3000 uomini in più del convenuto. In
7 «Ben degno di lode fu il passo di Achille Mauri, Giuseppe Arconati ed Ercole Oldofredi, i quali si presentarono a Cavour per
dichiarargli, a nome dei compagni, di non lasciarsi arrestare dalla considerazione dei sequestri, poiché essi anteponevano ai propri
interessi quelli del Piemonte, rappresentante l’Italia». Cfr. Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 67n.
8 La spedizione sarda in Crimea nel 1855 – 56: narrazione di Cristoforo Manfredi, compilata con la scorta dei documenti esistenti
nell’archivio del corpo di Stato Maggiore Esercito edita nell’anno 1896, Stato Maggiore Esercito, Ufficio storico, Roma, Tip.
Regionale, 1956, p. 32.

