Page 103 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La guerra di Crimea 1854 -1856 103
non all’ospedale di Jenikoi che si trovava in un sobborgo di Costantinopoli, ma direttamente nella capi-
tale turca. Giunto in città, il di Revel non fu ricoverato in ospedale ma prese alloggio all’Hotel Bellevue,
segno che in quel momento le sue condizioni di salute non erano poi così gravi e non c’era rischio di
contagio, tant’è che in una lettera alla madre affermava, forse per tranquillizzarla, che il suo male non
era altro che una grande spossatezza con dissenteria e difficoltà nel digerire. Mai da nessuno, nel corso
della sua lunga malattia, fu pronunciata la terribile parola “colera”. Comunque il suo stato di salute non
accennava a migliorare e, dopo una visita dei medici militari, fu richiesta al generale La Marmora l’au-
torizzazione a farlo rientrare in patria.
Quanto si prolungasse il soggiorno a Costantinopoli non è dato di sapere, perché Genova non riporta
più indicazioni cronologiche nelle sue memorie. Un riferimento tenue e indiretto ce lo fornisce comunque
lui stesso là dove racconta di aver assistito, nel giorno della sua partenza, alla celebrazione del venerdì del
Bairam, una festività religiosa musulmana molto importante a cui prese parte anche il sultano. La data
di questa ricorrenza è tuttavia mobile e nel 1855 coincideva più o meno con la fine del mese di agosto.
Durante la navigazione sul postale francese Thabor, su cui si era imbarcato per rientrare in Piemonte,
stette nuovamente male, con febbre molto alta, forse per tifo, così fu fatto scendere dal comandante a
Malta. Il console degli Stati Sardi Slythe, che era stato anche amministratore dei beni che la famiglia
Thaon di Revel aveva posseduto nell’isola, si prese cura di lui e infine lo fece salire a bordo del Co-
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stituzione, un vapore che raggiunse Genova l’11 settembre. Possiamo stabilire con certezza la data
dell’arrivo perché fu riportata dalla Gazzetta del Popolo. Infatti, il Costituzione, oltre a ufficiali e soldati
reduci dalla Crimea, imbarcava due magnifici cavalli per il re Vittorio Emanuele II, dono del sultano
Abdülmecid I, per l’appoggio militare fornito nella guerra contro la Russia.
Rientrato così a Torino, fu destinato dal ministro della Guerra Giuseppe Dabormida al comando della
brigata che presidiava il capoluogo.
Da casa si tenne sempre informato sull’evolversi della situazione in Crimea, che, dopo la battaglia
della Cernaia e la caduta di Sebastopoli, aveva ben poco da dire sul piano militare, in particolare con
un’assidua corrispondenza con Govone. Nella lettera del 17 settembre 1855, già ricordata, chiedeva no-
tizie dettagliate sulle condizioni del corpo di spedizione sardo in Tauride (così chiamava secondo le sue
reminiscenze classiche la zona d’operazione), ma anche ragguagliava il carissimo amico sulla situazione
in patria. Si dilungava perciò sulla Corte, sulle dicerie intorno a Vittorio Emanuele, secondo alcuni mol-
to sofferente e già salassato quattro volte, secondo altri invece, i suoi malanni erano solo una scusa per
mandare a monte il progettato prossimo viaggio in Inghilterra e in Francia.
“Ciò è ben rincrescevole perché non gli avrebbe fatto male di vedere un po’ di mondo avvece di stare
confinato nel Castello di Pollenzo, ove vive pranza e passeggia da solo, e dorme, dicono accompa-
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gnato.”
Si rammaricava di aver dovuto lasciare l’Oriente e si dilungava sull’epidemia di colera che si era
diffusa anche nel Regno di Sardegna, ma che ormai non destava più preoccupazione. Accennava alla sua
malattia e alla prescrizione del medico che limitava le sue uscite in città, ma dal tono vivace delle lettere,
dalla grafia ferma, dalla quantità di precise informazioni sulla situazione politica, non parrebbe proprio
che il suo stato di salute fosse così preoccupante e grave come invece lo descriveva la madre Sabina in
una missiva a La Marmora del 28 settembre 1855, dove con tono addolorato, parlava del figlio e del suo
aspetto tanto sofferente da sembrare addirittura un cinquantenne:
“Avete addolcito, signor Generale, con le vostre attenzioni e le cure prodigate al mio caro figliolo
58 «Il mio ultimo periodo di viaggio, perché sai che una febbre tifoidea mi trattenne in Malta, lo feci sulla Costituzione». Cfr. MNRT,
Archivio Govone, cit., Cart. 4, b. 1, n. 8.
59 MNRT, Archivio Govone, cit., Cart. 4, busta 1, n. 8, cit.

