Page 11 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                        degna perdette di fatto la propria indipendenza  divenendo una base francese per ulteriori operazioni
                        militari nell’Italia settentrionale.
                           E’ opportuno a questo punto analizzare separatamente le vicende di Carlo Francesco di Sant’Andrea,
                        così era chiamato, e del figlio Ignazio Isidoro per meglio ricostruire il ruolo da loro avuto nei convulsi
                        avvenimenti che scossero il Piemonte e la monarchia sabauda dopo la pace di Parigi. Carlo Francesco
                        visse difficili prove nell’ultimo periodo della sua vita. Perduti i propri feudi con la cessione della Savoia
                        del 1796, era stato creato marchese nello stesso anno da Vittorio Amedeo III e divenne governatore della
                        città di Torino nel 1797.
                           La ripresa dell’iniziativa rivoluzionaria francese, sollecitata dai più influenti esponenti dei club gia-
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                        cobini della capitale tra cui il medico Carlo Botta,  il futuro storico, portò nel dicembre 1798 all’oc-
                        cupazione militare di tutto il Piemonte e alla caduta della monarchia sabauda. Il re Carlo Emanuele IV,
                        succeduto al padre Vittorio Amedeo III, fu costretto quindi a cedere alla Francia ogni autorità sullo stato,
                        ad abbandonare la capitale il 9 dicembre e a rifugiarsi in Sardegna. Poco dopo Giuseppe Alessandro e
                        Ignazio Isidoro Thaon di Revel, per il ruolo di primo piano avuto nella difesa del Regno e della Casa
                        reale, furono costretti, unitamente a molti esponenti dell’aristocrazia sabauda, a lasciare il Piemonte e
                        a recarsi in domicilio coatto a Grenoble sotto la sorveglianza della gendarmeria francese. Solo a Carlo
                        Francesco, in ragione dell’età avanzata e del rigore della stagione, fu concesso di procrastinare la par-
                        tenza. Le vicende personali dei Thaon di Revel s’intrecciarono a questo punto con quelle del Regno di
                        Sardegna e della storia d’Europa.
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                           Nel febbraio 1799 prendeva intanto consistenza la reazione austro –russa affidata al generale Alek-
                        sandr Suvorov che, a capo delle forze antinapoleoniche, entrava in Piemonte e il 4 maggio 1799 costrin-
                        geva i francesi ad abbandonare Torino e a riparare su Alessandria. Proprio lo stesso giorno Carlo Fran-
                        cesco fu arrestato su ordine del Direttorio per essere condotto a Digione, dove erano già stati mandati gli
                        altri ostaggi piemontesi. Durante il suo trasferimento a Susa riconquistò la libertà in modo avventuroso
                        per l’intervento dei contadini della valle che, riconosciutolo, assalirono la scorta dei gendarmi francesi
                        e lo liberarono. Carlo Francesco di Sant’Andrea poté così raggiungere il quartier generale di Aleksandr
                        Suvorov a Castelnuovo Scrivia. Quando, nel giro di pochi giorni, i francesi dovettero abbandonare la
                        cittadella di Torino, Sant’Andrea, insieme al generale russo, fece ritorno il 26 maggio nella capitale dove
                        assunse la guida di un governo cui parteciparono molte personalità fedeli a Casa Savoia.
                           Il re Carlo Emanuele IV dalla Sardegna lo nominò nel luglio luogotenente generale degli stati di terra
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                        ferma con tutti i poteri d’alter ego  e gli conferì il collare dell’ordine della SS. Annunziata, l’ordine
                        cavalleresco che confermava, con il crisma dell’investitura regale, la parentela spirituale con il sovrano
                        per le imprese patriottiche. La situazione cambiò ancora una volta con la riconquista francese del Nord



                        11  “Fu incredibil viltà – scrisse Cesare Balbo commentando i termini del trattato di pace - comparata alla virtù antica dei Piemontesi,
                           di casa Savoia; ma essi avevano fatte almeno quattro campagne, una brutta, ma tre belle; avevan tenuto lo straniero quattr’anni su
                           quell’Alpi e quegli Appennini, ove eran accorsi con essi pochi Austriaci, ma non un altro italiano”. Cesare Balbo, Sommario della
                           Storia d’Italia, Firenze, 1856, p. 396.  Ancor più duro il giudizio che Carlo Botta, rientrato in Piemonte come chirurgo dell’esercito
                           francese, dedicò al sovrano Vittorio Amedeo III con questo epitaffio “Egli moriva lasciando un regno servo/ che aveva ricevuto libero,
                           / un erario povero/ che aveva ereditato ricchissimo, / un esercito vinto/ che gli era stato tramandato vittorioso”. Carlo Botta, Storia
                           d’Italia dal 1789 al 1814, Pomba, Torino, 1852 p.105.
                        12  Carlo Botta (San Giorgio Canavese 1766 – Parigi 1837). Studiò medicina all’Università di Torino laureandosi a vent’anni. Considerato
                           un sovversivo dal governo piemontese fu arrestato nel 1794 e, rilasciato l’anno successivo, emigrò in Francia. Ritornò in Italia come
                           chirurgo nell’armata francese guidata da Napoleone Bonaparte. Nel 1799 fece parte del Governo provvisorio della Nazione Piemontese
                           istituito dopo la fuga del re Carlo Emanuele IV. Sostenitore di una politica filofrancese, fu favorevole all’annessione del Piemonte alla
                           Francia, proclamata l’11 settembre 1802. Con il ritorno dei Savoia in Piemonte nel 1814, fu costretto a riparare in Francia. Nel 1824
                           pubblicò la sua opera più importante, la Storia d’Italia dal 1789 al 1814.
                        13  Ignazio Thaon di Revel, Mémoires sur la guerre des Alpes, cit., p. 406.
                        14  Ivi, p. 419.
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