Page 12 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               Italia e Sant’Andrea fu costretto a riparare prima a Livorno, quindi a Napoli e poi a Roma per approdare
               in Sardegna dove nel 1804 il re gli riconfermò la carica di viceré, in assenza del fratello Carlo Felice. Nel
               1806, anche in considerazione dell’importanza che l’arma aveva assunto nel corso delle guerre napole-
               oniche, fu creata appositamente per lui, e gli fu conferita, la dignità di “Gran Maestro dell’Artiglieria”.
               Morì a Cagliari, vicino al re per il quale aveva speso tutta la sua vita, il 14 dicembre 1807.
                  Ignazio Isidoro di Revel, insieme al fratello Giuseppe Alessandro, riuscì nel maggio 1799 a evadere
               dal domicilio coatto di Digione e a raggiungere, dopo una fuga piena d’insidie e di difficoltà, la città di
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               Torino . Diversamente dal padre e dal fratello i quali, dopo la vittoria francese a Marengo, raggiunsero
               il sovrano in Sardegna, Ignazio si ritirò con la famiglia nella tenuta avita di Cimena, sulle colline torinesi
               a una ventina di chilometri dalla capitale. Dopo la Restaurazione, proprio in virtù del suo rifiuto a colla-
               borare con la Francia e per la fedeltà che i membri del suo casato avevano mostrato nei confronti della
               corona, fu chiamato da Vittorio Emanuele I a far parte del Consiglio di Reggenza e inviato nel maggio
               1814 a Parigi come ministro plenipotenziario per rappresentare il Regno nelle trattative di pace. Il di
               Revel, oltre alle questioni relative ai compensi territoriali che furono poi sanciti nel congresso di Vienna,
               si adoperò anche per un problema di grande importanza per il Regno di Sardegna che riguardava la suc-
               cessione al trono. Re Vittorio Emanuele I non aveva infatti eredi diretti maschi e suo fratello, suo erede
               presunto, Carlo Felice duca del Genevese, non aveva figli. Per la legge di famiglia stabilita nel 1307 da
               Amedeo V, la successione doveva quindi toccare al ramo secondogenito della famiglia, i Savoia, principi
               di Carignano, rappresentati allora da Carlo Alberto. 16
                  Nel suo soggiorno a Parigi ed in una missione a Londra, Revel lavorò con molto impegno per far rico-
               noscere Carlo Alberto come erede eventuale alla Corona di Sardegna. Fu a tal fine che aveva ottenuto dal
               Re l’ordine che il Principe si recasse in Piemonte, e l’invio di uno scudiero a Bourges per accompagnarlo
               a Torino. La Francia e l’Inghilterra erano pienamente d’accordo per questa successione, contraria invece
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               l’Austria che sosteneva la candidatura di Francesco IV, duca di Modena.
                  Grazie quindi anche alla sua abilità diplomatica, il Regno di Sardegna riuscì a inserirsi presto nel
               nuovo sistema politico europeo come elemento attivo e venne risarcito non solo con la restituzione
               dell’intera Savoia, ma anche con l’annessione di tutto il territorio e dei possedimenti dell’ex repubblica
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               di Genova . Entrava così a far parte del Regno uno stato con caratteristiche sociali e culturali profonda-
               mente diverse, con una nobiltà e una borghesia dedite alla finanza e ai traffici commerciali, con interessi
               economici in Lombardia, Toscana, Sicilia, Campania; si venne in questo modo a creare uno stato com-
               posto di due entità diverse l’una dall’altra e in conflitto permanente tra loro.
                  Vittorio Emanuele I affidò il governo della città di Genova al di Revel, dando una dimostrazione di
               grande fiducia nelle capacità di guida e nell’autorevolezza dell’esponente del nobile casato.
                  Proprio durante la permanenza di Ignazio Isidoro di Revel nel capoluogo ligure, nacque il suo dodi-
               cesimo figlio che fu chiamato Genova Giovanni, caso unico nella storia del casato. Il nome di battesimo
               attestava da parte del governatore il legame con la città a cui intendeva inviare, a pochi anni dall’an-
               nessione nello stato sabaudo, un chiaro messaggio di considerazione e di amicizia. Conviene seguire
               ancora le vicende di Ignazio Isidoro per meglio comprendere i successivi rapporti tra suo figlio Genova,
               il protagonista e l’oggetto di questa ricerca, e la corte sabauda. Ignazio divenne governatore di Tori-



               15  Ignazio Thaon di Revel, Mémoires sur la guerre des Alpes, cit., p. 438.
               16  Francesco Cognasso, I Savoia, cit., p. 519.
               17  Genova Thaon di Revel, Carlo Alberto principe di Carignano, in «La Rassegna Nazionale», Firenze, presso l’ufficio del periodico,
                   fasc. 1° settembre, 1901, p. 9.
               18  I nuovi confini del Regno di Sardegna furono stabiliti con il trattato del 30 maggio 1814 a Parigi, confermato in seguito, con modeste
                   modifiche territoriali, nella riunione conclusiva del 9 giugno 1815 del Congresso di Vienna. Cfr. Ettore Anchieri, I trattati del 1814
                   -1815. Con una introduzione sulla grande alleanza del 1814 -1822, Marzorati, Milano, 1950, pp. 138 -141.
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