Page 13 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Prologo 13
no nell’agosto del 1820, succedendo al fratello Giuseppe
Alessandro, morto nel mese di luglio, e si trovò con tale in-
carico a dover fronteggiare uno dei momenti più complessi
del Regno di Sardegna a causa della crisi che si era aperta
con il moto rivoluzionario del 1821. La sua condotta, in
quest’occasione, ricalcò quella degli antenati e fu di piena
fedeltà alla Corona rappresentata in quel momento, dopo
l’abdicazione di Vittorio Emanuele I, da Carlo Felice.
Il sovrano sconfessò la costituzione spagnola concessa
dal principe di Carignano e affidò al di Revel nell’aprile
del 1821 la luogotenenza del Regno. La repressione della
sommossa fu durissima: Ignazio Isidoro istituì una Regia
Delegazione per giudicare quanti si erano compromessi
con la cospirazione: furono emesse ben settantuno condan-
ne a morte, cinque all’ergastolo e venti a pene detentive
dai cinque ai vent’anni. Molti dei cospiratori erano però
ormai fuggiti all’estero, cosicché solo due militari subi-
rono la condanna a morte. Fu lo stesso conte, secondo la
testimonianza di Lodovico Sauli d’Igliano, funzionario
del ministero degli Esteri a Torino, che fece consegnare i
passaporti a un gran numero d’indiziati perché potessero
salvarsi con la fuga, “pensando che la restituita autorità
legittima avrebbe amato meglio punire i semplici nomi degli assenti, anziché cacciar in prigione e casti-
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gare un’infinità di vittime infelici.”
La decisione del di Revel era certamente dettata da una visione alta della giustizia e dell’autorità
reale, ma su questa scelta magnanima e lungimirante non mancò di influire lo status sociale dei cospi-
ratori, esponenti in gran parte della nobiltà piemontese, legati anche da vincoli di amicizia, quando non
di parentela, con l’illustre famiglia. Tra i molti che furono costretti a una precipitosa partenza, anche
Roberto d’Azeglio e Costanza Alfieri di Sostegno, i quali, in procinto di sposarsi, si erano incontrati la
prima volta proprio a casa della marchesa Paolina Irene Thaon di Revel, cognata dell’inflessibile gover-
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natore di Torino Ignazio Isidoro. Il di Revel mantenne sempre nei confronti del giovane Carlo Alberto
un atteggiamento di piena lealtà, cosicché l’erede al trono di Sardegna trovò in lui un sincero e devoto
consigliere che gli offriva la propria esperienza e autorevolezza. Nella storia secolare della monarchia
sabauda ci furono solo due personalità non appartenenti alla Casa reale nominati luogotenenti generali
del Regno. Il primo fu il marchese di Sant’Andrea nel 1799, il nonno di Genova, il secondo il conte Igna-
zio Isidoro Thaon di Revel e di Pralungo nel 1821, il padre. Certamente il ruolo privilegiato avuto dal
suo casato segnò anche i rapporti di Genova con Carlo Alberto, con Vittorio Emanuele II, con Umberto I
e con Vittorio Emanuele III. Possiamo ora seguire direttamente le vicende personali del Thaon di Revel
che servì il suo paese sotto quattro sovrani.
19 Cesare Spellanzon, Storia del Risorgimento e dell’Unità d’Italia, Rizzoli, Milano, 1934, vol. II, p. 169.
20 Costanza d’Azeglio, Lettere al figlio (1829 – 1862), a cura di Daniela Maldini Chiarito, Istituto per la storia del Risorgimento italiano,
Roma,1966 vol. I, p. 13.

