Page 7 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
P. 7

7




                        Introduzione










                                       elle sua lunga vita trascorsa tra i campi di battaglia, le missioni di intelligence, i mandati
                                       diplomatici e gli incarichi ministeriali, Genova Thaon di Revel si mosse sempre guida-
                                       to da tre irrinunciabili punti di riferimento: la fede cattolica, la lealtà per la Corona e
                                       l’amore per l’Italia, per la sua patria. Se i primi due gli derivano quasi come un’eredità
                       N genetica dall’appartenenza familiare, il terzo, che ebbe una gestazione più complessa e
                        più articolata, divenne davvero il faro di tutta la sua esistenza, per il quale impegnò le sue energie fisiche
                        e spirituali fino alla morte. Profondamente permeato negli anni giovanili da quello spirito sabaudista
                        che faceva dell’aristocrazia piemontese il baluardo di un chiuso regionalismo, il giovane conte di Revel
                        seppe nel corso della sua attività nel Regio Esercito, intraprendere un percorso politico scandito dalle
                        vicende tumultuose del Risorgimento, in un primo momento per “servire il proprio paese,” poi con una
                        sempre maggiore convinzione che lo portò a proclamarsi italiano con orgoglio; una posizione che appare
                        ora ovvia e scontata, ma che allora, nel contesto culturale in cui era stato educato e in cui viveva, signi-
                        ficava avviarsi su una strada rivoluzionaria.
                           Da Staffalo a Milano, in Crimea, a San Martino, a Mola di Gaeta e a Custoza, combatté per quel
                        tricolore che era divenuto il simbolo dell’unità nazionale. Poi, quando le sue energie fisiche non gli per-
                        misero più di cimentarsi sui campi di battaglia, continuò a battersi per l’affermazione dei suoi principi in
                        Parlamento e attraverso la sua attività pubblicistica, divenendo, in particolare dopo il suo trasferimento a
                        Milano, un esponente significativo del mondo cattolico moderato di fine Ottocento. Incrociò così ideal-
                        mente le armi con quelle forze politiche nazionali che individuò come nemiche di Casa Savoia e quindi
                        rovinose per l’Italia: i cattolici intransigenti, i repubblicani, i socialisti. Fu sempre strenuo difensore
                        dell’onore dell’esercito e del suo paese. Non fu quindi un caso che il suo primo volume di memorie, la
                        cessione del Veneto. Ricordi di un commissario militare, intendesse confutare l’umiliante vulgata diffusa
                        soprattutto in Italia, ma anche all’estero, sulle modalità dell’unione delle Venezie alla madre patria.
                           La biografia del generale si è basata principalmente sui sei volumi di memorie dati alle stampe tra il
                        1890 e il 1894 contenenti la fitta corrispondenza intrattenuta con il fratello Ottavio fino al 1868, anno
                        della sua morte. Non è stato invece possibile finora rintracciare l’insieme di lettere e documenti, sicu-
                        ramente importante, che il generale doveva aver raccolto nel corso della sua intensa e lunga vita. La
                        ricerca, risultata poi infruttuosa, era già stata intrapresa all’inizio degli anni Sessanta del secolo scorso
                        dalla Commissione nazionale per l’edizione del carteggio di Camillo di Cavour. D’altronde una lettera
                        scritta dal di Revel a Luigi Chiala nell’estate del 1892, riportata nel testo di questo studio, lascia credere
                        che le testimonianze riguardanti la sua attività siano state volutamente eliminate dopo averne pubbli-
                        cate le parti ritenute interessanti. E’ questo il destino comune di gran parte degli archivi privati, se non
                        proprio di tutti che vengono “ripuliti” (per usare una brutta, ma calzante espressione) prima di essere
                        affidati alla memoria pubblica. L’attendibilità della documentazione pubblicata, una sorta di fonte retro-
                        spettiva, è comunque fuori discussione: nel raccontare gli avvenimenti l’autore non evita di esprimere
                        giudizi anche molto severi nei confronti di grandi personaggi del Risorgimento come Mazzini, Cattaneo
                        o Cernuschi e non mancano neppure, pur nella sua salda fede monarchica, critiche a Carlo Alberto e a
                        Vittorio Emanuele II. Si è potuto inoltre confrontare, grazie alla disponibilità della famiglia, una decina
                        (soltanto quelle purtroppo) delle lettere originali inviate a Ottavio quando Genova di Revel era ministro
   2   3   4   5   6   7   8   9   10   11   12