Page 135 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La questione deLLo stato Pontificio                                135











                        Le mie maggiori occupazioni furono gastronomiche

                       D                insieme alla 1ª divisione di Giovanni Durando a Monza e qui, dimentico dei pericoli e
                                        opo la firma dei preliminari di pace di Villafranca, il maggiore di Revel si era portato,

                                        delle fatiche della guerra, trascorse uno dei periodi più piacevoli della sua vita:
                                        “La vita del quartier generale, stabilito nell’amena villa del nobile Diego Melzi, uffi-
                                        ziale ne’ granatieri, era una vera delizia di Capua (antica beninteso). Tra il gaudente
                                                                                                                1
                             Milano, e le villeggiature di Monza, Brianza e Como si alternavano i lieti e festosi convegni.”
                           Nelle sue memorie ricordò con soddisfazione e con dovizia di particolari gli incontri e i ricevimenti
                        che l’aristocrazia lombarda offrì in quel periodo aprendo i propri augusti palazzi all’ufficialità piemon-
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                        tese e francese.  Proprio nel corso di una di queste feste, al ballo dato dal marchese Alberto Visconti
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                        come vedremo, sua moglie. L’iniziale entusiasmo per la vita milanese fu tuttavia incrinato quando, verso
                                                                                        3
                        la fine di ottobre 1859, ottenuta la promozione a tenente colonnello , venne nominato comandante della
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                           Il nuovo incarico lo fece montare letteralmente su tutte le furie: lui, che aveva esercitato il comando
                        dell’artiglieria in guerra, che aveva avuto la Croce di Cavaliere dell’Ordine Militare di Savoia per il
                        valore dimostrato nella battaglia di San Martino, era ora destinato a un comando locale, da sempre con-
                        siderato nell’entourage militare una sorta di sine cura, un incarico sedentario, da assegnarsi quasi a fine
                        carriera. Lo visse, almeno inizialmente, come una sconfitta professionale, ma anche come un’ingiustizia
                        dovuta alla sua discrezione e al suo ritegno, per non aver mai cercato attraverso appoggi e protezioni
                        avanzamenti e favori. Se ne dolse e molto con il fratello Ottavio lamentando che era stato promosso
                        tenente colonnello solo ora, all’età di quarantadue anni, mentre altri colleghi, più giovani, avevano rag-
                        giunto gradi e posti di responsabilità più elevati. Insomma si sentiva ferito, scelto per una destinazione
                        che gli pareva quasi ingiuriosa.
                           In realtà le cose non stavano proprio così: quell’incarico gli era stato affidato proprio per le sue com-
                        provate capacità diplomatiche. Il governo di Torino si trovava a dover gestire una situazione del tutto
                        nuova con l’unione della Lombardia al Regno di Sardegna, per di più con la presenza imbarazzante del
                        Corpo di spedizione francese. Si richiedeva pertanto per il comando dell’Artiglieria di Milano un uffi-
                        ciale superiore tecnicamente molto preparato, dal tratto cordiale, che potesse stabilire sia buoni rapporti
                        con l’alta società milanese sia con l’ufficialità transalpina, e il conte di Revel sembrava avere, visti an-
                        che i suoi trascorsi in Crimea, tutti questi requisiti. Inizialmente comunque non si diede pace: protestò
                        con il comandante generale Giuseppe Pastore, coinvolse l’autorevole fratello deputato perché ottenesse
                        dal presidente del Consiglio e ministro della Guerra Alfonso La Marmora la revoca del provvedimento.
                        Tutto inutile. Dovette obbedire e rimanere a Milano.
                             “Avvece di brontolare, dovetti ringraziare, accettare la destinazione, ed andare a godere ampia-
                             mente la bella vita sociale, comodamente ed amichevolmente ospitato dalla marchesa Cusani Botta



                        1   Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., p. 78.
                        2   «Le mie maggiori occupazioni furono gastronomiche per numerosi inviti a pranzo nelle molte casa di mia conoscenza che non man-
                           cavano poi mai quando c’erano convitati francesi. Ero una specie di trait d’unione». Cfr. Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia
                           centrale, cit., p. 88.
                        3   Ministero della Guerra, Stato di servizio, cit., Luogotenente Colonnello Comandante locale di dett’arma a Milano. 25 ottobre 1859.
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