Page 130 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               quel teatro di guerra, poteva risultare preziosa. Qui accompagnò Vittorio Emanuele a ispezionare le posi-
               zioni d’assedio alla fortezza, e in un colloquio molto cordiale il re gli comunicò che gli avrebbe conferito
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               la Croce d’Uffiziale dell’Ordine militare di Savoia per il suo comportamento a San Martino.  Giusto
               mentre le divisioni dell’esercito sardo bombardavano così intensamente Peschiera che «non mancavano
               che le trombe di Giosuè per far cadere le mura», giunse al di Revel la notizia dall’ aiutante di campo del
               principe Alberto, l’ufficiale prussiano Eulenbourg, conosciuto a Vienna, che erano in corso trattative tra
               l’imperatore Napoleone III e Francesco Giuseppe per una tregua d’armi. La prima reazione fu d’incre-
               dulità, poi confermata l’indiscrezione, tornò l’antica e mai superata antipatia per la Francia.
                     “In seguito all’armistizio i Francesi rimangono sulle alture di Sommacampagna e Valeggio, e bloc-
                     cano Peschiera. Noi ci ritiriamo a Brescia, Lonato e Castenedolo, col quartier generale principale
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                     a Salò. Meglio così che di rimanere aggregati a un corpo d’armata francese.”
                  Subito dopo la firma dell’armistizio di Villafranca la divisione Durando partì per Monza. Da lì scris-
               se al fratello il 20 luglio, commentando la decisione di Napoleone. Convinto che la liberazione della
               Lombardia fosse un grande risultato ottenuto con una guerra tanto sofferta e soprattutto grazie al valore
               delle armi sabaude, condivideva la posizione di Vittorio Emanuele e criticava invece Cavour che si era
               infuriato per l’armistizio:
                     “Mi si accerta che Cavour ha decisamente trasmodato nel linguaggio tenuto a Napoleone, al Re ed
                     al Principe Napoleone. Si è dimesso, e non poteva rimanere dopo così violenti colloquii. Ma un gior-
                     no o l’altro ricomparirà come Deus ex machina, quale campione d’Italia. Lo spirito nelle provincie
                     che abbiamo percorso nel ritornare dal Mincio al Lambro, è ottimo, molto più conservatore che da
                     noi. La più grande armonia regna tra noi e i Lombardi.”

                  I repubblicani, i mazziniani, i ciarloni, insomma le forze ostili alla Corona non potevano secondo il
               maggiore di Revel, rivendicare alcune merito
                  Il 1848 è perfettamente posto in oblio. 57
                  Ma la delusione più grande era dei piemontesi: si aspettavano la conquista della Lombardia e del Ve-
               neto  come traguardo del problema nazionale, visto che gli Stati dell’Italia Centrale avevano già espresso
               il loro desiderio di unirsi al Regno di Sardegna. Puntuali giungevano le lucide analisi della realtà sabauda
               di Costanza d’Azeglio:
                     “Non è stata una semplice complicazione diplomatica nel corso della guerra, ma un naufragio,
                     proprio quando credevamo di aver raggiunto il porto. Non so come tu hai visto e giudicato gli avve-
                     nimenti e se in qualche modo hai potuto prevederne l’inattesa conclusione, ma non ti sarai mai tanto
                     sbagliato come noi: nulla lasciava supporre la pace avvilente che ci chiude in una condizione molto
                     peggiore di quella che a prezzo di grandi sacrifici e di grandi eroismi avevamo appena superato
                     (…) Non puoi farti un’idea dello smarrimento che si è prodotto nell’opinione pubblica alla notizia
                     di quella pace: un cupo stupore e un profondo risentimento (…) Persone di ogni ceto leggono per la
                     strada il giornale con l’ultimo bollettino, lo appallottolano con le mani, lo fanno a pezzi e lo gettano
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                     via imprecando. E’ una pace maledetta.”




               55  Ministero della Guerra, Stato di Servizio, cit., «Decorato della Croce d’Uffiziale dell’Ordine Militare di Savoja per essersi distinto
                   alla battaglia di San Martino il 24 giugno 1859 e per l’abilità straordinaria spiegata nel dirigere l’azione dell’Artiglieria durante tutto
                   il Combattimento». Cfr. Ministero della Guerra, Stato di servizio, cit., Campagne, ferite, azioni di merito e decorazioni, p. 4.
               56  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., Lettera a Ottavio, 8 luglio 1859, p. 38.
               57  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., p.51n. Il di Revel dava in questo caso al fratello un’informazione non esatta;
                   Cavour infatti non incontrò in quell’occasione Napoleone III, ma parlò solamente con Vittorio Emanuele, con il Principe Napoleone
                   e con il generale La Marmora.
               58   Costanza d’Azeglio, Lettere al figlio, cit., vol. II, 14 luglio 1859, pp. 1711 – 1713.
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