Page 128 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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128 Thaon di Revel
Questa era la ricostruzione del momento decisivo della battaglia fatta dal maggiore di Revel, che
coincide praticamente in tutto, tranne che nel numero di pezzi di artiglieria impegnati, diciotto anziché
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venti, con quella dell’Ufficio storico.
L’impiego tattico dell’artiglieria era risultato per tutta la giornata poco coordinato con quello della
fanteria. In quest’occasione invece Genova portò con grande coraggio, determinazione e tempismo le
batterie in prima linea, riunì quelle che aveva, le dispose a massa in modo da creare un volume di fuo-
co notevole e le schierò accanto ai fanti. La sua condotta fu impeccabile e l’elogio che fece il generale
Mollard ne sottolineò l’indiscusso valore: «Vous avez fait une charge à la bayonette avec vos pièces»
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Non tutti però condivisero il lusinghiero giudizio del comandante della 3ª divisione. Roberto Della
Rocca, comandante della brigata Pinerolo nella relazione che inviò al generale Mollard sul combatti-
mento a San Martino, tra i motivi del ripiegamento della sua brigata durante il furioso temporale che si
abbatté intorno alle quindici sulla zona, indicava con chiarezza anche l’errato posizionamento dell’arti-
glieria del maggiore di Revel che, con le sue cannonate, aveva colpito anche i fanti sardi.
“L’artiglieria si pose in batteria forse un po’ troppo indietro, l’uragano o l’oscurità dell’atmosfera le
impedì di scoprire quando il 14º regg. assaliva la posizione nemica, essa continuò il fuoco e disgra-
ziatamente vari de’ suoi proiettili caddero in mezzo al regg. nel momento più difficile, quando cioè il
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medesimo trovavasi disordinato dall’attacco respinto. “
La stessa accusa veniva mossa dal capitano di Stato Maggiore presso la brigata Aosta Lombardini in
una lettera privata inviata a Giuseppe Govone il 1 luglio:
“L’attacco venne respinto da una parte e dall’altra. Si conobbe subito che la causa era non aver ri-
conosciuta la posizione, di non aver ben collocate le artiglierie, poste a più di 1000 metri di distanza
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e in cattiva situazione, in modo che il loro fuoco danneggiava le nostre colonne d’attacco. “
Il di Revel rispose alle dicerie nella parte finale della stessa relazione che abbiamo già citata, rimar-
cando, con grande orgoglio, il ruolo decisivo avuto dalla sua artiglieria.
“In questo mio rapporto alla S.V. non posso non tacere alcune dicerie messe avanti da qualche
superiore per scusare vari panici della fanteria e sono che la nostra artiglieria le avrebbe tirato
sopra. Tale diceria, già usata nel ’48 e in seguito, cadde nel modo più assoluto dalla riconoscenza
delle posizioni (…) Riassumendo l’operato dirò che alle 7 la Cuneo entrava in linea per sostenere la
riconoscenza della 5ª divisione, che questa non arrivava che a mezzogiorno quando Cuneo ritiravasi
alquanto in fretta, che la brigata Pinerolo giunse in tempo alle 2 per arrestare il nemico che teneva
dietro la ritirata della 5ª divisione in Rivoltella, che l’attacco decisivo fu dato da Pinerolo ed Aosta
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ed oso dire riuscì per fuoco dell’artiglieria.”
Fin qui la relazione ufficiale. Ma è interessante per comprendere più a fondo la personalità di Genova
di Revel vedere anche come raccontò la memorabile esperienza in un contesto più confidenziale. Il 27
giugno, un giorno prima della relazione inviata al comando dell’Artiglieria, scrisse al fratello Ottavio
dalla sede del Quartier Generale a villa Onofrio, in un’atmosfera che sembrava favorire una riflessione
48 Ivi, La guerra del 1859, cit, Narrazione, vol. II, pp. 183 – 184.
49 Marziano Brignoli, Solferino e San Martino. 25 giugno 1859. La vittoria decisiva, Società Solferino e San Martino, 2007, p. 65.
50 La guerra del 1859, cit., vol. II, p. 406.
51 Ivi p. 502.
52 Ivi, p. 424. Il di Revel fu sempre un fiero e orgoglioso sostenitore della sua arma. Anche nel rapporto ufficiale sulla drammatica gior-
nata di Custoza sottolineava il sostegno psicologico, oltre che strategico, che l’artiglieria dava alle truppe: «…grande era l’effetto
morale d’ogni colpo sui nostri, che subito s’avanzavano, ma poscia, sopraffatti dal numero, retrocedevano. Tal fatto scorsi io stesso
in quella ed altre circostanze e mi venne confermato da uffiziali di fanteria: prova della gran fiducia che l’armata poneva nella nostra
artiglieria, per cui accadde che uffiziali del corpo dovettero talvolta eseguire tiri inutili od esporre i loro pezzi per spingere avanti le
truppe». Cfr. Comando del Corpo di Stato Maggiore. Ufficio storico, Relazioni e rapporti finali sulla campagna del 1848, cit., vol.
III, p. 133.
capitolo quarto

