Page 124 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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sioni, tra cui quella di Durando, passarono il fiume a Vercelli e si disposero ad attaccare Palestro, Vin-
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zaglio e Confienza; quella di Genova doveva attaccare Vinzaglio che, come Palestro, sorgeva su un
terreno, caratteristico della Lomellina, coltivato a risaie completamente allagate in quella stagione, che
si mostrava più favorevole alla difesa piuttosto che all’attacco. Il di Revel non poté così, almeno inizial-
mente, sostenere con l’artiglieria l’attacco dal momento che il suolo non consentiva di mettere i pezzi
in batteria: dispose quindi che fosse collocata solo la sezione degli obici della 5ª batteria come misura
precauzionale per coprire un’eventuale ritirata. Il ripiegamento non ci fu, anzi la vittoria andò ai sardi.
La veemenza dello scontro fu testimoniata dalle perdite della 3ª divisione: due ufficiali morti e sette feriti
e tra i soldati ventiquattro morti e centoquarantatre feriti. In quel momento dunque l’esercito imperiale
sembrava incapace di controffensive efficaci e non in grado di resistere alla pressione dei franco – sardi.
Il di Revel aveva colto con acutezza il contesto favorevole sia dal punto di vista strategico sia da
quello morale: tutto pareva procedere per il meglio e intuiva che si andava verso scontri ben più decisivi.
Dal luogo della battaglia scriveva al fratello Ottavio esprimendo la propria soddisfazione per la condotta
della guerra e, dopo aver spiegato in modo analitico i movimenti della divisione, concludeva:
“Il Re si porta mirabilmente. Le truppe sono animate, e son certo che vinceremo sempre, purché
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l’inferiorità numerica non sia troppa da parte nostra.”
Dopo questi combattimenti, ai primi di giugno l’esercito sardo era schierato sulle posizioni conqui-
state tra Palestro e Confienza con l’intenzione di muoversi verso il Ticino. Il 4 giugno la divisione del
generale Durando, dopo aver passato il fiume a Turbigo, rimase bloccata dalle schiere di Fanti che si
erano arrestate alla notizia che il generale Urban avanzava nella zona di Varese.
Lo stallo ritardò la marcia delle truppe che furono costrette a bivaccare nella notte in prossimità di Ca-
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stano e persero così la possibilità di intervenire nella fase finale e decisiva della battaglia di Magenta.
La 3ª divisione il 5 giugno passò sulla sponda destra del Ticino e si posizionò di nuovo a San Martino;
solo il 7, passato il fiume, si pose in marcia per Milano dove si accampò a Niguarda. Genova non poté
quindi prendere parte di persona all’ingresso trionfale dei due sovrani attraverso l’Arco della Pace. Ma
il giorno seguente ebbe modo di vedere l’incontenibile passione dei milanesi al passaggio di Napoleone
III e di Vittorio Emanuele lungo corso di Porta Orientale per recarsi in Duomo per assistere al Te Deum.
Si entusiasmò alle parole del proclama dell’imperatore francese «Volate sotto le bandiere del Re;
ricordatevi che senza disciplina non vi ha esercito; non siate oggi che soldati, e domani sarete liberi
cittadini di un grande paese». In quei momenti dinanzi alle appassionate acclamazioni al «nostro re
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Vittorio Emanuele», non poté non rammentare le drammatiche giornate vissute nella metropoli lombar-
da undici anni prima, quando percorrendo in quell’infuocato 6 agosto i bastioni di Porta Vercellina aveva
temuto di essere colpito dalle fucilate esplose dai milanesi che si erano sentiti traditi da Carlo Alberto.
L’11 giugno il comando della 3ª divisione fu assegnato al savoiardo Filiberto Mollard, già comandan-
te della brigata Piemonte. Genova si rammaricò dell’avvicendamento. Era nel suo carattere impegnarsi
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sia sul piano professionale sia su quello umano con i colleghi e con i superiori in grado e costruire anche
38 La guerra del 1859 per l’indipendenza d’Italia. cit., Vol. I, pp. 309- 324.
39 Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., p. 18.
40 Il di Revel fu molto contrariato dalla decisione di Durando di fermarsi a Castano, come stabilito il mattino del 4 giugno nella confe-
renza dei comandanti. Genova aveva preceduto la divisione per una ricognizione e per stabilire le posizioni da prendere quando fu
raggiunto da un carabiniere del comando di Fanti con un biglietto in cui comunicava che si sarebbe mosso subito verso Magenta a
supporto di Mac Mahon e chiedeva a Durando di appoggiare il movimento. Il di Revel interruppe quindi la riconoscenza di Castano e
si precipitò dal comandante con la certezza che tutta la divisione avrebbe a quel punto proseguito per Magenta e preso parte al com-
battimento segnalato già da tempo dal rombo del cannone. Ma non fu così. Durando preferì attenersi a quanto era stato stabilito nella
conferenza dei comandanti e fermarsi a Castano, frustrando così la speranza di Genova di partecipare alla battaglia di Magenta.
41 Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., p. 25.
42 La guerra del 1859 per l’indipendenza d’Italia, cit., Vol. II, p. 67n.
capitolo quarto

