Page 120 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               Son certo che vinceremo sempre

                  Ai primi di marzo il di Revel con la sua brigata di artiglieria aveva lasciato Venaria Reale per recarsi
               a Solero a pochi chilometri da Alessandria. Non esisteva, come è noto, in vista della ormai imminente
               guerra, un vero e proprio piano organico per la radunata dell’esercito sardo. Si ritenne sufficiente ricor-
               rere agli studi strategici che risalivano alla prima metà degli anni Cinquanta sulla difesa del Regno verso
               la frontiera con l’Austria e a una nota, inviata il 1° marzo del 1859, dal Ministero della Guerra francese
               Note sur les dispositions à prendre pour assurer en cas de guerre la jonction de l’armée française avec
               l’armée sarde.
                  In base a queste considerazioni fu scelta per il concentramento dell’esercito la zona collinosa sulla
               destra del Po tra Casale e Alessandria, ritenuta sicura per la posizione naturale e per le opere di fortifi-
               cazione che erano state realizzate. Tale schieramento dell’armata sarda, in attesa dell’arrivo degli alleati
               francesi, avrebbe dovuto assicurare la possibilità sia di sostenere un attacco frontale sia di impedire agli
               austriaci di puntare su Torino.
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                  In realtà, come veniva evidenziato anche nello studio sopra citato, la capitale era tutt’altro che al
               sicuro e di questo sembravano consapevoli proprio gli abitanti. Non solo Ottavio di Revel nella lettera
               prima ricordata, non solo la marchesa Costanza d’Azeglio nella corrispondenza con il figlio Emanuele
               confermavano questa impressione,  ma addirittura lo stesso capo supremo dell’esercito del Regno, Vit-
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               torio Emanuele, che in una nota del 30 aprile al ministro della Real Casa Giovanni Nigra  chiedeva di
               salvare quanto aveva di più caro nel caso fosse arrivato in città l’esercito di Gyulai:
                     “Io procurerò di sbarrare la via di Torino; se non ci riesco e che il nemico avanzi, ponete al sicuro la
                     mia famiglia e ascoltate bene questo: vi sono al Museo delle armi quattro bandiere austriache prese
                     dalle nostre truppe nella campagna del 1848 e là deposte da mio padre. Questi sono i trofei della sua
                     gloria. Abbandonate tutto, al bisogno, valori, gioie, archivi, collezioni, tutto ciò che contiene questo
                     palazzo, ma mettete in salvo quelle bandiere. Che io le ritrovi intatte e salve, come i miei figli. Ecco
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                     tutto quello che vi chiedo, il resto non è niente.”
                  Se queste considerazioni potevano essere dettate dallo stato d’ansia e di apprensione che sempre un
               conflitto armato genera nelle persone direttamente coinvolte, la nota apparsa il 23 maggio sulla Gazzetta
               Piemontese:
                     dimostrava quanto fosse radicata nelle file dell’esercito imperiale asburgico la sicurezza di
                     occupare Torino: “Nei giorni scorsi sono giunte alla posta di Torino alcune lettere indirizzate a uf-
                     ficiali dell’esercito austriaco. Il Governo del Re ha fatto consegnare queste lettere al conte Brassier
                     de Saint Simon, inviato straordinario e ministro plenipotenziario di S. M. il re di Prussia presso la
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                     nostra R. Corte, con preghiera di farle recapitare alle persone cui erano indirizzate.”
                  Anche il maggiore di Revel giudicò la linea di difesa sguernita e debole quando vi era giunto verso
               la fine di marzo, ma solo pochi giorni dopo scrivendo al fratello aveva cambiato opinione: la situazione
               nel complesso era buona. L’esercito appoggiato ad Alessandria e Casale, protetto dal Po, poteva colpire


               28  Francesco Bogliari, Carlo Traversi, Manfredo Fanti, Stato Maggiore Esercito, Ufficio storico, tip. Regionale, Roma, 1980, pp.79 -81.
               29  Costanza d’Azeglio, Lettere al figlio, cit., 26 marzo 1859, vol. II, p. 1669. Si vedano in particolare le lettere del 9 marzo, p. 1665 e del
                   12 aprile 1859, pp. 1676 – 1680.
               30  Giovanni Nigra (Torino 1798 –Ivi 1865). Uomo di finanza esperto e capace amministratore pubblico, ministro delle Finanze dal marzo
                   1849 all’aprile 1851 nel governi de Launay e d’Azeglio, grazie alla piena fiducia di Vittorio Emanuele divenne nel 1856 Ministro della
                   Casa Reale assumendo così un’importante funzione di raccordo tra il re, i funzionari e i membri della corte. Il di Revel, durante il suo
                   incarico di Primo Aiutante del principe Umberto, si rivolse più volte a lui nei momenti di maggior tensione tra il re e l’erede al trono.
               31  Francesco Cognasso, Lettere di Vittorio Emanuele II, Deputazione subalpina di Storia Patria, Torino, 1966, vol. I, p. 509.
               32  Gazzetta Piemontese, giornale ufficiale del Regno, 23 maggio 1859, Torino, D. Pane. La notizia è riportata anche, con delle insignifi-
                   canti variazioni, in Francesco Bogliari, Carlo Traversi, Manfredo Fanti, cit., p.86.
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