Page 115 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La Seconda Guerra d’IndIpendenza 1857 -1859                             115
































                           Non altrettanto entusiasta pareva essere il fratello Ottavio che in una lettera del 10 maggio dalla ca-
                        pitale esprimeva invece tutta la sua preoccupazione e le sue perplessità, stigmatizzando anche l’entusia-
                        smo del fratello. Quella di Cavour gli sembrava certo una scelta azzardata, anzi pericolosa per il paese
                        e l’alleanza con la Francia un’alea che sarebbe stato meglio non correre ma per senso del dovere aveva
                        rinunciato a far opposizione al governo.
                             “Abbiamo l’aiuto francese, ma l’esperienza lo dimostra gravoso, e poi quando vengono di qua
                             dell’Alpi, non vogliono più ripassarle. Vorrei vedere le cose sotto un aspetto roseo come te, ma non
                             posso avere il cuore tranquillo per il mio paese (…) Ti vedo sorridere perché pensi che andrete voi
                             altri a Milano, e non Giulay [sic]  a Torino. Amen.”
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                        Egli mi parlò quasi sempre di cose militari, niente donne e pochissimo cavalli
                           Completamente trasformata era dunque la disposizione d’animo con cui il di Revel affrontava questo
                        nuovo impegno a conferma che davvero quel decennio intercorso tra la guerra del 1848 e quella del
                        1859 era stato realmente di preparazione per il nuovo peso assunto in Europa dal Regno di Sardegna
                        grazie all’azione politica del conte di Cavour. Le riforme introdotte nell’organizzazione dell’esercito, in
                        sostanza divenuto di qualità anziché di numero, la determinazione con cui Vittorio Emanuele aveva per-
                        seguito l’obiettivo dell’unificazione, il forte richiamo alla coesione promosso con vigore dalla Società
                        Nazionale, ma più ancora il sentimento patriottico (non semplicemente di fedeltà dinastica) che ora ani-
                        mava l’esercito sabaudo nel suo complesso, dai gradi più elevati ai soldati semplici, avevano legittimato
                        questa nuova fiducia e, per dirla con le parole di Edmondo De Amicis:
                             “Un piccolo esercito, condotto da un Re valoroso ed amato, bollente dell’ira accumulata da dieci
                             anni, da dieci anni preparato, con cura infaticabile e geloso affetto, a quel giorno.”
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                           Anche Genova aveva il ricordo vivo di quella partecipazione quando nelle sue memorie sottolineava
                        gli aspetti positivi del momento e riconfermava le responsabilità dei politicanti per l’insuccesso del ‘48.
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                        15  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale. Miei ricordi, cit., p. 14.
                        16  Edmondo De Amicis, Pagine militari, a cura di Oreste Bovio, Stato Maggiore Esercito. Ufficio storico, Roma, 1988, p. 137.
                        17  Molte le testimonianze di come l’atteggiamento della popolazione fosse ben diverso da quello che l’esercito sardo aveva riscontrato
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