Page 114 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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pronunciate le parole grido di dolore, ma, con il suo incrollabile sentimento monarchico attribuiva l’in-
tuizione della celebre frase al sovrano Vittorio Emanuele, mentre già i contemporanei sapevano che si
trattava di un suggerimento di Napoleone III.
Ormai la guerra era certa: il 20 febbraio l’arciduca Massimiliano d’Asburgo aveva abbandonato Mi-
lano. Nel racconto che la marchesa d’Azeglio ci ha lasciato dei giorni che precedettero l’ultimatum
dell’Austria al Regno di Sardegna, si coglie il profondo cambiamento dell’opinione pubblica piemontese
di fronte alla mobilitazione spontanea di migliaia di giovani volontari che da ogni regione italiana accor-
revano in Piemonte per arruolarsi.
“I ragazzi lasciano la famiglia di nascosto e raggiungono il Piemonte, affrontando il viaggio a piedi;
e per fortuna il Ticino è quasi asciutto in questa stagione; i doganieri al confine chiudono un occhio
se li vedono arrivare da soli e se li vedono in gruppo li chiudono tutt’e due, nel timore di qualche in-
cidente; affluiscono allegri e saltellanti come fringuelli; i parenti appena è possibile li raggiungono
per portare loro un po’ di denaro e raccomandarli come possono, ma non certo per fermarli. I più bei
nomi di Milano sono nell’armata, i Visconti si sono arruolati in sei, i Dal Verme, i Trivulzio, Taverna,
Cicogna, Carcano e non ti elenco tutti gli altri, il figlio e il nipote dell’attuale podestà, Sebregondi,
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perfino un ciambellano dell’Imperatore.”
C’era naturalmente anche il rovescio della medaglia: il ministro della Guerra La Marmora, e parte
non piccola dell’ufficialità sabauda, vedeva i volontari come il fumo negli occhi, non riusciva a cogliere
il significato politico e ideale di una manifestazione così imponente di giovani di ogni regione d’Italia
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che erano attratti dal Piemonte, dello straordinario evento vedeva solo gli inconvenienti e le difficoltà
organizzative immediate.
Genova, che, ricordiamo, era stato risolutamente critico nei confronti dei volontari nel 1848, giun-
gendo persino ad auspicare la fucilazione di qualche mazziniano, ora riconosceva il sorprendente con-
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tributo d’entusiasmo e di ardore di questi giovani, (anche perché tra di loro vi erano i rampolli della più
illustre nobiltà italiana) tanto numerosi da costituire circa un quarto delle forze regolarmente inquadrate
nell’esercito piemontese e la cui presenza dava al conflitto con l’Austria realmente la connotazione di
una guerra nazionale.
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“Ma Dio volle che questo fermento fosse nazionale ed operoso, e non più piazzaiolo come nel 1848.
Eludendo le severe misure di polizia e la guardia ai confini, i giovani del Lombardo – Veneto ed an-
che di altre regioni vennero a migliaia in Piemonte per arruolarsi nelle file del nostro esercito. I più
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distinti patrizi ne diedero l’esempio.”
Ai primi di marzo il maggiore di Revel lasciò Torino per partecipare con la sua batteria alla mobilita-
zione dell’esercito sardo e rinunciò senza alcun rimpianto a presenziare ai dibattiti parlamentari; riteneva
che fosse più utile
“versare la polvere nella camera dei miei cannoni che non la mia eloquenza in quella dei deputati.” 14
9 Costanza d’Azeglio, Lettere al figlio, cit., 26 marzo 1859, vol. II, p. 1669 La traduzione in italiano è ripresa da Mario Schettini, il
giornale degli anni memorabili, cit., p. 342.
10 Provenivano da ogni parte d’Italia, ma in particolare dal Lombardo Veneto e dai Ducati. Tre quarti di loro avevano tra i 18 e i 23 anni,
gli altri arrivano a 26 anni. Un esame attento e analitico della provenienza e delle classi di età dei volontari in Anna Maria Isastia, il
volontariato militare nel Risorgimento. La partecipazione alla guerra del 1859. Stato Maggiore esercito. Ufficio Storico, Roma, 1990,
pp. 209 – 211.
11 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 12
12 Sul crinale: la battaglia di Solferino e San Martino vissuta dagli italiani, a cura di Costantino Cipolla e Matteo Bertaiola, Franco
Angeli, Milano, 2009, p. 18.
13 Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale. Miei ricordi, cit., p. 3.
14 Ivi, p. 7.
capitolo quarto

