Page 119 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La Seconda Guerra d’IndIpendenza 1857 -1859 119
re a missioni organizzative e diplomatiche, ma già allora guardava con una certa sufficienza l’ufficialità
francese di cui certamente non poteva apprezzare l’origine borghese e popolare che la distingueva dalla
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gran parte di quella europea.
Nelle sue memorie, dopo che di persona aveva potuto valutare il comportamento dei militari francesi
sui campi di battaglia, non mancava di sottolinearne il coraggio, la tenacia e l’ardore delle truppe, ma
sempre ridimensionandone il peso sul vittorioso risultato finale.
Così rendeva onore al corpo degli Zuavi che combatterono per la prima volta in Europa nella batta-
glia di Palestro, ma poi precisava che lo scontro era stato vinto dalla divisione Cialdini animata dalla
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presenza del re. E a Ottavio in una lettera del 6 giugno raccontava come nella battaglia di Magenta
avessero prevalso gloriosamente la Guardia Imperiale e il corpo di Mac Mahon che avevano attaccato
intrepidamente la linea del Naviglio, ma precisava che l’intervento risolutivo del generale Fanti aveva
dimostrato quanto fosse tuttavia critica la situazione dei francesi. Spiegava poi che a Solferino la vitto-
ria era stata conseguita dai soldati e dai cannoni rigati dell’artiglieria alleata. I primi colla loro audacia
pronti ad attaccare un nemico che credevano in ritirata, i cannoni grazie alla loro lunga gittata avevano
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portato lo scompiglio sin nelle riserve dell’esercito austriaco. Bene dunque le truppe e le novità tecni-
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che dell’esercito francese, ma agli ufficiali non venivano certo risparmiate le critiche: il generale Niel
non poté nella decisiva battaglia del 24 giugno ottenere a tempo l’appoggio del maresciallo Canrobert
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perché questi si rifiutò di porre i suoi uomini agli ordini di un semplice generale di divisione. Quanto
poi all’armistizio di Villafranca che impedì al Regno di Sardegna una completa vittoria sull’impero
asburgico, riteneva che fosse da addebitare all’insicurezza di Napoleone III che non si sentiva all’altezza
di guidare un esercito di 250.000 uomini e non aveva nel suo Capo di Stato Maggiore Vaillant una per-
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sonalità in grado di farlo. Anche la lunga permanenza delle truppe alleate che a guerra finita lasciarono la
Lombardia solo nel giugno del 1860 non fu vista di buon occhio dal di Revel, che, senza mezzi termini,
ricordava la sua insofferenza per i soldati francesi e specialmente per l’ufficialità definendoli “invidiosi,
acrimoniosi, urtanti”.
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E’ facile cogliere dietro questo elenco di critiche scritte molti anni dopo gli avvenimenti, la delusione
e il cruccio per la cessione alla Francia, della contea di Nizza, insieme alla Savoia, patria della sua fami-
glia e dei suoi avi.
21 «Ieri fui a colazione dal generale Pellissier. La conversazione era molto calorosa e si aggirava sulle varie avventure accadute alla
maggior parte di convitati in Algeria. Per darle un’idea dei modi di Pellissier, pensi che, parlando con me, sentiva la voce altisonante
d’un generale dietro di lui, egli si volta e grida: Quand finirez-vous de m’embêter avec votre grosse caisse! Qual differenza dai modi
di Raglan e Simpson!». Cfr. Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855. La spedizione di Crimea, cit., p. 147.
22 Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale. Miei ricordi, cit., p. 21.
23 Ivi, cit., p.54.
24 Adolphe Niel (Muret 1802 –Parigi 1869). Frequentò l’École polytechnique e la scuola del corpo del Genio a Metz da cui uscì con il
grado di capitano nel 1833. Prese parte alla campagna d’Algeria e nel 1849 era capo di Stato Maggiore del generale Jean Baptiste Phi-
libert Vaillant nella spedizione diretta da Nicolas Charles Victor Oudinot contro la Repubblica Romana. Divenne negli anni Cinquanta
uno dei consiglieri militari più ascoltati di Napoleone III. Nella guerra contro l’Austria in Italia comandò il IV Corpo d’ Armata e fu
uno dei principali artefici della vittoriosa battaglia di Solferino e San Martino.
25 Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale. Miei ricordi, cit.. p.53.
26 Jean Baptiste Philibert Vaillant (Digione 1790 – Parigi 1872). Ufficiale dell’esercito napoleonico, prese parte alla campagna di Russia
e combatté a Waterloo. Fu per alcuni anni in Algeria e partecipò alla spedizione francese contro la Repubblica Romana. Ministro della
Guerra dal 1854 al 1859, membro del consiglio privato dell’Imperatore, fu comandante in capo dell’Armata d’Italia nel 1859 e l’8
luglio firmò la sospensione d’armi che precedette l’armistizio di Villafranca.
27 Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale. Miei ricordi, cit., p. 73.

