Page 118 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                  Così narrando dell’incontro del re con un contadino che commosso giunge le mani e si inginocchia
               poteva affermare:
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                     “Ecco l’ottimo spirito delle nostre popolazioni quando non sono viziate dai ciarloni. “
                  A rimarcare che la realtà era cambiata rispetto al conflitto del 1848 era anzitutto la figura del sovrano:
               quanto enigmatica, incerta e contraddittoria quella di Carlo Alberto, tanto determinata vitale e eccessiva
               quella di Vittorio Emanuele, che aveva combattuto con valore nella sfortunata Prima Guerra d’Indipen-
               denza, difeso le riforme costituzionali introdotte dal padre e, unico tra i sovrani italiani, si era posto come
               punto di riferimento del movimento patriottico nazionale.
                  Il di Revel incontrò il re il 5 maggio quando Vittorio Emanuele si recò a visitare le posizioni della
               divisione  Durando. Fu proprio lui, che era stato di presidio in quelle località in prossimità di Alessandria
               nel 1857, a guidarlo nella ricognizione lungo le linee. Genova, che evidentemente come molti altri uffi-
               ciali nutriva dubbi e perplessità sul contegno che il giovane sovrano (aveva da poco compiuto trentanove
               anni) avrebbe tenuto in occasione della guerra, rimase confortato e appagato per la compostezza con cui
               il Comandante in Capo dell’Esercito affrontava l’arduo cimento. In una lettera al fratello Ottavio del 5
               maggio da Valenza raccontava l’incontro:
                     “Egli mi parlò quasi sempre di cose militare, niente donne, e pochissimo cavalli. Ne provai gran
                     contento poiché ciò dimostra com’egli senta l’importanza del momento, ed ebbi gran cura di rilevare
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                     indirettamente tal fatto davanti ai compagni che ne furono ottimamente impressionati.”
                  Un’altra novità, che destò non pochi allarmi e perplessità, era l’alleato che, con un segno di forte
               discontinuità con la tradizionale politica estera sabauda, era la Francia. Abbiamo già ricordato come per
               lungo tempo le relazioni tra il Regno di Sardegna e la Francia fossero state conflittuali.
                  Il padre di Genova di Revel aveva combattuto insieme agli austriaci contro le armate repubblicane
               francesi, lo stesso Ottavio di Revel esprimeva non pochi dubbi e timori per un’alleanza che giudicava
               insidiosa e eccezionale.  In effetti l’esercito francese rappresentava, come scrisse il Pieri, accanto a un
               altissima tradizione guerriera, il principio nazionale e rivoluzionario. L’opinione pubblica europea aveva
               percepito l’accordo tra i due stati come un netto cambiamento anche nell’equilibrio continentale.
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                  Nonostante il grande entusiasmo per la guerra contro l’Austria, il maggiore di Revel conservava una
               forte diffidenza nei confronti del nuovo alleato e l’accettava solo perché rendeva «pari la partita» con
               l’impero asburgico. Genova aveva frequentato molti alti ufficiali dell’esercito francese, in Crimea in par-
               ticolare François Canrobert e Aimable Pellissier, anche se in quell’occasione non aveva avuto modo di
               partecipare a veri e propri combattimenti e quindi non era in grado di esprimere un giudizio sulle qualità
               guerriere dell’esercito transalpino.
                  Il ruolo che ricopriva di commissario del re presso i Quartier Generali alleati lo portava ad ottempera-


                   nel 1848, quando i contadini lombardi segnalavano agli austriaci con delle immense fumate i movimenti delle truppa piemontesi. Il
                   capitano medico del 3º reggimento Cacciatori delle Alpi, Luigi Gemelli, poteva così scrivere ad Agostino Bertani «Le accoglienze che
                   ci fecero i cittadini crebbero sempre più che mano mano ci avvicinammo ai confini Lombardi (…) Per tutta la Lombardia le premure
                   prodigate sì dai cittadini che dai municipi corrisposero alla nostra aspettativa. I nostri soldati, senza sacco con una sola camicia ed
                   un paio solo di mutande al certo non avrebbero potuto conservarsi puliti il corpo ed esenti da pidocchi se i cittadini non gli avessero
                   soccorso con lingeria da bucato, né avrebbero potuto così a lungo sopportare le piogge se all’arrivo in ogni paese tutti i focolari non
                   fossero stati a loro disposizione per farci asciugare». Cfr. Museo del Risorgimento di Milano (MRM), Archivio Bertani, Cart. 9, Pl.
                   VIII, Elenco 2º, Doc. 120/15. La lettera è riportata in modo più ampio anche in Anna Maria Isastia, Il volontariato militare nel Risor-
                   gimento. cit., p. 12.
               18  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale. Miei ricordi, cit., p. 10.
               19  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale. Miei ricordi, cit. p. 9.
               20  Nell’incontro dell’ottobre 1858 tra il di Revel e il principe Edoardo di Sassonia Weimar che abbiamo ricordato, le precise parole pro-
                   nunciate furono: «Scommetto qualunque cosa che prima di un anno avrete battaglia, non più cogli Austriaci contro i Francesi, ma coi
                   Francesi contro gli Austriaci».
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