Page 126 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                                                            Il  di  Revel  non  era  però  davvero  l’unico  a  ingannarsi
                                                         sugli immediati sviluppi della guerra. Come è risaputo, an-
                                                         che il comando supremo dell’esercito franco-sardo riteneva
                                                         inammissibile che gli imperiali, che non si erano opposti al
                                                         passaggio del Chiese da parte degli alleati e avevano abban-
                                                         donato le forti posizioni di Lonato e Castiglione delle Stivie-
                                                        re, avessero deciso di dar battaglia tra il Chiese e il Mincio,
                                                        con questo fiume alle spalle. Questa convinzione si basava an-
                                                       che sulla relazione del responsabile del Servizio Informazioni
                                                      il tenente colonnello Giuseppe Govone che riteneva che l’arma-
                                                      ta austriaca si sarebbe radunata in prossimità del Quadrilatero in
                                                     attesa dell’arrivo di nuove forze e solo quando avesse raggiunto
                                                     una massa importante, intorno alle 250 – 300 mila unità, avrebbe
                                                       dato battaglia. Di questo Govone era così sicuro da scommet-
                                                        tere con i colleghi e da scriverlo alla futura moglie.  Sulla
                                                                                                           44
                                                         base di queste indicazioni la 3ª divisione, quella del di Revel,
                                                         che partiva da Rivoltella, San Zeno e Desenzano, avrebbe
                                                         dovuto avvicinarsi a Peschiera e prendere posizione fuori
                                                        dal tiro dei cannoni dei forti.
                                                      “Così alla sera del 23 giugno, nulla è palese ai Franco – Sar-
                                                    di della generale avanzata, che compie in tale giorno l’esercito
                                                 austriaco dalla sinistra alla destra del Mincio, la quale iniziandosi
                                      alle 9 del mattino, è a mezzogiorno già così inoltrata da non poter restare inav-
                                  vertita, ove il servizio d’esplorazione sia diversamente organizzato e meglio atto a
                                  funzionare.”
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                                        Nessuno dunque, nemmeno l’ufficiale responsabile del Servizio Informazioni
                                     si aspettava che il 24 giugno si combattesse la battaglia centrale di tutto il Risor-
                                     gimento, durante la quale la 3ª Divisione di Mollard e la brigata d’artiglieria del
                                     maggiore di Revel si trovarono al centro dello scontro decisivo, all’assalto delle
                                     posizioni di San Martino, tenute con grande fermezza dall’VIII corpo del gene-
                                    rale Benedek schierato su punti dominanti. Questa pagina di storia è ormai stata
                                    ricostruita anche nei dettagli più minuti ed è inutile rileggerla, vediamo allora di
                                  seguire da vicino come Genova raccontò quella memorabile giornata e come fu poi
                               giudicato il suo comportamento.
                           Focalizziamo l’attenzione sul tardo pomeriggio del 24 giugno, quando ormai l’esercito di
               Napoleone III aveva sfondato il centro dello schieramento nemico e il tricolore francese sventolava sulla
               torre di Solferino. Con ogni probabilità, a quel punto la giornata avrebbe visto comunque la vittoria degli
               Alleati, ma la guerra per l’indipendenza italiana, quel lungo percorso verso una meta condivisa e tanto
               agognata, si sarebbe conclusa senza uno di quei grandi eventi che rimangono memorabili nella storia
               delle nazioni.
                  Una situazione inaccettabile per i soldati che si batterono con grande tenacia, per le migliaia di vo-
               lontari accorsi da tutte le regioni d’Italia, per l’ufficialità sabauda e per la Casa reale. Così proprio dal
               sovrano venne quell’ordine che l’aneddotica risorgimentale ricostruì in numerosi e diversi modi e che



               44  Marco Scardigli, Lo scrittoio del generale, cit., p. 300.
               45  Luigi Nava, L’armata sarda nella giornata del 24 giugno 1859, in «Rivista militare italiana», Stato Maggiore, Roma, 1907, p. 761.
                                                                                        capitolo quarto
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