Page 129 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La Seconda Guerra d’IndIpendenza 1857 -1859                             129




                        pacata della giornata del 24 giugno «una vasta abitazione, bella, comoda, circondata da amena campa-
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                        gna, poco distante dalla strada postale e dal Garda».   Infatti l’incipit della lettera era, secondo il suo
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                        del combattimento: «Posso dire di aver assistito ad una lunga e sanguinosa battaglia».  Continuava con
                        una descrizione chiara, precisa dei movimenti dei reparti, degli orari degli avvenimenti, con l’indicazio-
                        ne puntuale dei pezzi che vi erano coinvolti.  Poi, procedendo nel racconto, prevaleva l’emozione del
                        ricordo: l’incitamento di Vittorio Emanuele a conquistare a ogni costo le alture di San Martino, quello
                        del generale Mollard che gli aveva detto, forse urlato nel frastuono dello scontro, che bisognava vincere
                        o morire. Poi finalmente irrompeva nella sua narrazione la fisicità dello scontro:
                             “da quanto man’han detto, il nostro fuoco finale era talmente vivo che pareva un continuo lampeg-
                             giare,”

                            e la descrizione della notte a San Martino riportava nella narrazione il pathos e il dolore  di una gior-
                        nata straordinaria:
                             “A notte eravamo padroni di tutte le alture, ed il nemico in piena ritirata marciava al Mincio, Pas-
                             sammo la notte al bivacco presso alla Contracania, in mezzo a molti morti, ed udendo i lamenti di
                             molti feriti prima che si potessero portar via tutti.”
                           Ma è nel ricordo della tempesta che si abbatté a metà pomeriggio sul campo di battaglia che il di
                        Revel sembrava smarrire la propria certezza di ufficiale impavido, come sopraffatto dalla violenza degli
                        elementi e da un superiore sentimento di umanità:
                             “A metà giornata ebbimo un temporalone coi fiocchi. Mi faceva un certo senso continuare a sparare
                             per uccidere uomini mentre il cielo era così irato, e talmente scossa l’aria che si vedeva il lampo, ma
                             non si udiva il colpo d’artiglieria.”

                           Infine nelle ultime parole il ricordo della madre con cui aveva stabilito (ricordiamo il carteggio dalla
                        Crimea) un profondo legame attraverso la preghiera e la certezza del suo intervento tutelare:
                             “Ieri alla messa che sentii in Rivoltella pensai a quanto avrebbe sofferto la nostra cara madre, se
                             Dio non la avesse chiamata in cielo appunto quel giorno, (24 giugno 1858). Quella santa donna
                             ha pregato certamente per me. Anche il santo patrono di Genova festeggiato in quel giorno, si sarà
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                             interessato a chi porta il nome ed è nativo della città protetta.”



                        A nostra grande sorpresa, ci assicurò essere imminente la pace

                           Il 1° luglio la sua divisione si mosse per raggiungere a Colà il I corpo d’armata del generale Baraguey
                        d’Hilliers, ma lui si fermò a Salionze per curare la gamba che era rimasta contusa nel corso della gran-
                        de battaglia. Qui la sorte gli fece incrociare nuovamente il principe austriaco L. C. con il quale aveva
                        avuto, come ricordato, un abboccamento casuale nel 1851 mentre osservava per ordine di La Marmora
                        le manovre dell’esercito asburgico a Somma Lombardo. La situazione si presentava questa volta ribal-
                        tata: l’ufficiale, dopo la rotta del suo esercito, aveva indossato degli abiti civili e si era finto un francese,
                        insomma aveva disertato e ora, non senza imbarazzo, rimetteva la propria sorte nelle mani di Genova.
                           Il di Revel, nobile non solo di nascita, ma anche d’animo, ricordando l’incontro passato si limitò a
                        porgergli la mano e a pronunziare un augurale Bonne chance.
                           Il 5 luglio lasciò la 3ª divisione per trasferirsi al comando dell’Artiglieria della 1ª di Giovanni Duran-
                        do cui era stato affidato il compito di investire Peschiera e dove la sua esperienza, maturata proprio in


                        53  Cesare Rovighi, Storia della terza divisione dell’esercito sardo nella guerra del 1859, Unione Tipografica Torino, Torino, 1860, p. 177.
                        54  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., pp. 30 – 31.
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