Page 137 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La questione deLLo stato Pontificio                                137




                        Manzoni a presidente perpetuo dell’Istituto Lombardo di Scienze e Lettere di via Borgonuovo, carica
                        ricoperta prima del suo volontario esilio in Svizzera dall’antisabaudo per eccellenza Carlo Cattaneo, e
                        l’incarico di ministro dell’istruzione del nuovo governo a Gabrio Casati, il più vicino di tutta la rappre-
                        sentanza politica delle Cinque Giornate a Carlo Alberto.
                           Con la frequentazione dei luoghi e dei momenti  simbolici  della città, La Scala, la villa Reale di Mon-
                        za, il carnevale di Milano, il sovrano dimostrava inoltre di voler aprire una pagina nuova con l’opinione
                        pubblica cittadina, rassicurando l’aristocrazia patriottica, quella stessa che aveva mandato i propri figli
                        sul campo di battaglia di Solferino e San Martino, e la nascente borghesia milanese, sulla continuità di
                        una certa magnificenza dei riti della vita sociale della città ora che la corte asburgica aveva abbandonato
                        per sempre Milano. 8

                             “L’accoglienza della popolazione fu più che entusiasta, era delirante. Le grida di Evviva, il batter
                             delle mani, il getto dei fiori, erano continui. Godevano i milanesi di vedere quella figura aperta e
                             marziale di Vittorio Emanuele (…) Per tutta la sera [7 agosto] fu una continua dimostrazione, la
                             popolazione correva dalla Piazza Reale alla Scala e rincorreva per non mancare di vedere il Re.
                             Illuminazione generale. Bandiere e coccarde a profusione. Continuo il grido di W Vittorio Emanuele.
                             Vero delirio all’ingresso del Re in teatro. Tutto ciò durò non la sera sola, ma tutta la notte, cosicché
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                             al mattino seguente la popolazione era spossata e rauca di voce. “
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                        esclusivo fondato da i più bei nomi del patriziato lombardo di cui il di Revel naturalmente divenne socio,
                        con le feste e i ricevimenti offerti dalla nobiltà milanese che compensavano la delusione per gli incarichi
                        davvero poco prestigiosi per il suo spirito guerriero che gli erano stati affidati, il suo interesse di politico
                        appassionato era   rivolto alla delicata questione dell’Italia Centrale, all’annessione della Toscana, dei
                        Ducati e delle Legazioni pontificie al Regno di Sardegna, uno snodo nevralgico sul cammino verso l’uni-
                        tà nazionale, che tuttavia i preliminari di pace avevano lasciato in sospeso. Osservava con personale sod-
                        disfazione l’affermarsi della corrente unionista che, come detto, si ispirava al programma della Società
                        Nazionale e allontanava sempre più la possibilità della confederazione italiana come era stata ipotizzata
                        dagli accordi di Plombières. L’unione della Lombardia al Regno di Sardegna era stata ottenuta con la
                        forza delle armi sabaude; quella della Toscana, delle Legazioni pontificie, dei Ducati poteva arrivare solo
                        attraverso un laborioso e paziente lavoro di incastro delle tessere di un mosaico davvero complicato.
                           Il Regno di Sardegna si sarebbe così trovato, dopo solo otto mesi dalla firma dei preliminari di Villa-
                        franca, con una popolazione di oltre 11.600.000 di persone, più di due volte e mezzo quella precedente,
                        e con una superficie di 127.000 kmq, raddoppiata rispetto al territorio degli Stati Sardi.















                           governo di Lombardia. Si occupò a lungo del problema della separazione tra Stato e Chiesa, con una costante attenzione ai problemi
                           religiosi e una viva sensibilità per la libertà della Chiesa. L’iscrizione ricordava con parole altisonanti l’impegno della cittadinanza
                           nella lotta per l’indipendenza, che in una sorta di lunga espiazione si era redenta dall’affronto del 1848: Dieci anni d’atroci torture e
                           di fedele spettanza resero degno di Te, del Tuo figlio e delle sorti a cui già lo preparava il Tuo sublime ardimento.
                        8   Gian Pietro Bognetti, Nella libertà e per la libertà (1859 – 1873), in Storia di Milano, vol. XV, Fondazione Treccani degli Alfieri,
                           Milano 1961, pp. 3-10.
                        9   Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., p. 69.
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