Page 140 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                     “ piangano non sulle immaginarie e menzognere stragi di Perugia, ma sulle proprie colpe e sul
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                     proprio accecamento.”
                  Il conte di Revel, che aveva ormai maturato una scelta di campo sulla controversa questione, decise
               di aprire un confronto con il fratello Ottavio, molto saldo nella difesa delle prerogative papali e dell’in-
               tegrità dei territori della Chiesa. Nella lettere che scrisse da Monza e da Milano in quei mesi a commento
               della nota di Pio IX esprimeva in modo netto la sua critica alle posizioni della Curia romana cui im-
               putava di travisare il senso e le intenzioni del proclama per acuire lo scontro con il Regno di Sardegna
               e concludeva con una condanna senza appello della politica vaticana seppure, per riguardo al fratello,
               cercava anche di ripartire torti e ragioni della crisi.
                     “Ho letto con rincrescimento la lettera del Papa al cardinale Patrizi per condannare il proclama di
                     d’Azeglio. Mi pare che vi attribuisce senso ed intenzioni ben diverse dallo spirito che l’ha dettato. E’
                     penoso vedere sempre la Religione mischiata alla politica, e la fraseologia di Roma così indietro dai
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                     tempi moderni. Pio IX non pensava così di d’Azeglio nel 1848. “
                  E ancora in una lettera inviata alla fine di ottobre da Milano riaffermava l’idea della separazione tra
               religione e politica:
                     “L’allocuzione del Papa è debole. C’è poco da sperare quando si vuole amministrare col Concilio
                     di Trento. Non mi so persuadere di questa promiscuità della religione colla politica. La prima è
                     immutabile e divina, la seconda variabilissima e umanissima. Disgraziatamente si eccede dalle due
                     parti.”
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                  In realtà Genova leggeva nelle parole di Pio IX la volontà di difendere l’integrità territoriale dello
               Stato della Chiesa, perché Vittorio Emanuele II era un sovrano profondamente osservante dei principi
               morali e religiosi della dottrina cattolica, nel rispetto di una tradizione secolare di Casa Savoia e non
               vedeva nella politica sabauda nessun vulnus alla sacralità della figura del pontefice.
                  D’altra parte, a riprova che la posizione della Curia di Roma era solo politica e non dottrinale, citava,
               come un’evidente contraddizione, le Pastorali dei vescovi della Lombardia che vedevano i segni della
               Provvidenza negli ultimi eventi e giudicavano la causa nazionale benedetta e sostenuta da Dio, tanto che

                     “Insegnavano l’obbligo di obbedire lealmente al Re, ricordando che chi resiste all’autorità, co-
                     stui resiste all’ordinazione: di pregare pel nostro beneamato Re Vittorio Emanuele. Tali sentimenti
                     espressi nelle varie Pastorali facevano utile e benefico riscontro agli articoli dei giornali neri au-
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                     striacanti.”
                  Il di Revel seguì dunque tutta la vicenda con lo sguardo attento del politico, ma anche con la pas-
               sione di chi si sentiva italiano. Il termine, che non è frequente trovare nelle sue memorie forse perché
               ancora carico di un valore che è andato poi via via sfumando, rappresentò in questo contesto per lui uno
               spartiacque: da una parte gli italiani che si adoperavano per le annessioni, dall’altra gli austriacanti, i
               mascalzoni e ragazzacci pagati e spinti dal partito repubblicano o nella più conciliante delle sue espres-
               sioni i metti-male, vale a dire tutti coloro che cercavano di creare ostacoli alla formazione dell’unità
               italiana sotta la guida di Casa Savoia.
                  Da Milano, attraverso i giornali quotidiani, aveva seguito le posizioni assunte ora da Giuseppe Maz-
               zini nella Lettera a Vittorio Emanuele del 20 settembre 1859 che fu ripresa da tutti gli organi di stampa.
               Non la citò mai chiaramente nei suoi ricordi, ma sicuramente condivise la straordinaria passione per




               12  Archivio di note diplomatiche, cit., pp. 433 -434.
               13  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., p. 61n, lettera a Ottavio, 25 luglio 1859.
               14  Ivi, p. 84n.
               15  Ivi, p. 72.
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