Page 144 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                                                    resistenza del papa in difesa del territorio delle Legazioni come
                                                    irrinunciabile salvaguardia del suo potere temporale.
                                                       Di fronte invece alla questione del Regno delle Due Sicilie
                                                    Genova intuiva solo la crisi della classe dirigente di un mondo
                                                    che non conosceva affatto e le informazioni che su questa società
                                                    poteva raccogliere erano quelle riportate dagli articoli dei gran-
                                                                                                            24
                                                    di quotidiani italiani e stranieri che leggeva abitualmente.   Non
                                                    aveva avuto nessun contatto con quel numeroso gruppo di esuli,
                                                    provenienti da ogni regione d’Italia, ma in gran parte anche dalle
                                                    provincie meridionali, che era stato eletto nella Camera dei Depu-
                                                    tati, che aveva assunto cariche nell’esercito e anche nei principali
                                                    organi di stampa. Uomini di cultura nella maggior parte, che con
                                                   le loro idee avevano influenzato l’opinione pubblica. L’unico in-
                                                  contro con questa realtà era avvenuto, seppure mediato, attraverso
                                                il manifesto della Società Nazionale di La Farina.
                                                L’incomprensione della crisi siciliana è comunque manifesta anche
                                          nei suoi ricordi (che si basavano su una vasta documentazione coeva) quan-
                                       do  ricostruiva  le  vicende  dell’insurrezione  della  Gancia,  l’antefatto  cardine
                                     della spedizione garibaldina dei Mille. Qui cadeva in un doppio equivoco: con-
                                        fondeva Francesco Riso, il fontaniere che diede inizio alla ribellione stroncata
                                          spietatamente dalla polizia borbonica, con Giovanni Riso, barone di Colòb-
                                          ria, un esponente antiborbonico di orientamento liberale, arrestato anch’egli
                                        dopo lo spegnimento del moto, ma non riconducibile alla rivolta della Gancia.
                                        Il secondo equivoco riguardava Rosolino Pilo, che il di Revel poneva a capo
                                          degli insorti palermitani insieme al Riso, mentre in quei giorni, il 2 e il 3
                                               aprile 1860, l’esule siciliano era ancora in navigazione verso la Sicilia
                                                                              25
                                                dopo essere partito da Genova.
                                                  Questo  fraintendimento,  più  ampio  e  profondo  di  un  semplice
                                                scambio di persone o di un errore nella datazione degli eventi, era
                                                 la spia di una profonda estraneità non solo dalla realtà del Regno
                                                   delle Due Sicilie, ma, come vedremo, anche dall’appassionato e
                                                   originale contributo dato dall’impresa garibaldina al Risorgimento
                                                 nazionale. In ogni modo tra aprile a la fine di giugno la posizio-
                                                ne di Genova e dell’ambiente conservatore–moderato era a sostegno
                                               dell’impresa del generale Garibaldi. Le motivazioni di questo consenso
                                               a una iniziativa, che era pur sempre nata nell’area politica e culturale
                                               vicina ai democratici, erano naturalmente molteplici, ma una su tutte
                                      lo convinceva a esprimersi in favore dell’azione intrapresa: il grido di guerra
                                   dell’Eroe dei Due Mondi: Italia e Vittorio Emanuele.



               24  «Le interne condizioni del regno delle Due Sicilie erano pochissimo conosciute nelle altre parti d’Italia. Non si credeva vi fossero
                   numerosi e potenti li elementi di ribellione. Le soldatesche napoletane, dappoiché il re Ferdinando le aveva ricomposte a modo suo
                   e se n’era occupato tanto (almeno così dicevasi), erano tenute in concetto di buone milizie e fedelissime al re.  Questa opinione era
                   avvalorata dalle memorie recenti della buona prova fatta dai napoletani a Montanara e Curtatone nel 1848, e a Venezia nel 1848 e
                   1849, e più ancora dei fatti di Napoli e di Sicilia e della infelice riuscita dei tentativi dei Bandiera e del Pisacane».  Cfr. Carlo Corsi,
                   Venticinque anni in Italia. 1844 – 1869, Tip. P. Faverio e Comp. Firenze, 1870, vol. I, p. 384.
               25  Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli. Miei ricordi, Fratelli Dumolard, Milano, 1892, p. 6.
                                                                                         capitolo quinto
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