Page 142 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
P. 142

142                                              Thaon di Revel




                     poste, ferrovie, telegrammi, statuto, monete; si abolivano le linee doganali: tra le varie provincie ed
                                                               19
                     al confine estero si stava ai dazi del Piemonte. “
                  Il di Revel, in occasione delle elezioni politiche dove intendeva presentarsi candidato, fu attaccato
               dai suoi avversari perché un codino come lui mai avrebbe votato l’annessione delle province pontificie
               e quindi non era opportuno fosse rieletto. A questo punto, decise di esporre chiaramente la propria po-
               sizione di conservatore moderato, così si definì, ai suoi sostenitori e di comunicarla anche in una lunga
               lettera l’8 marzo 1860 a Ottavio ben sapendo che il fratello non avrebbe condiviso la sua scelta.
                     “Dopo matura riflessione mi decisi a rispondere che avrei votato in favore dell’annessione se chiesta
                     dal suffragio universale delle provincie dell’Italia centrale (…) Al punto in cui siamo, non v’è pos-
                     sibile che annessione, o rivoluzione, o reazione. Non volendo queste due ultime, devesi accettare la
                     prima (…) Poiché lodiamo l’amore dei Francesi per la loro Francia, dobbiamo imitarli ora che tal
                     cosa si fa ogni giorno più possibile per noi (…) Faccio distinzione assoluta tra Religione e Politica, e
                     non so persuadermi che la prima sia interessata acchè le Legazioni stiano sotto un Sovrano piuttosto
                     ché sotto un altro. Insomma pongo l’Emilia (stile moderno) sulla stessa linea della Toscana colla
                     sola diversità che la amministrazione della prima era molto più cattiva. Ora dal momento che non
                                                                                             20
                     avrò scrupolo a votare per l’annessione della Toscana, non ne avrò per l’Emilia.”
                  Il 25 marzo 1860 si tennero le elezioni per la VII legislatura a cui parteciparono anche i candidati
               delle altre regioni ormai annesse al Regno di Sardegna. Il di Revel si presentò nel collegio di Gassino,
               dove era stato eletto deputato per la prima volta nel 1857; il fratello Ottavio nel 2º collegio di Torino.
               Entrambi furono sconfitti.  Il risultato delle elezioni premiò la politica di Cavour: i candidati liberali so-
                                        21
               stenuti dalla Società Nazionale e dall’Unione liberale ottennero un grande successo. La destra reaziona-
               ria di Solaro della Margherita, che non fu riconfermato, scomparve quasi completamente dalla Camera.
               Comunque Genova successivamente risultò tra gli eletti nella sessione suppletiva del 10 maggio proprio
               nel collegio di Gassino, visto che il suo antagonista aveva optato per un altro collegio.  Riprese dunque la
               sua attività di deputato, questa volta senza la guida del fratello Ottavio che alla Camera non rientrò più.
                  La sua posizione sulla controversia tra lo Stato della Chiesa e il Regno di Sardegna non mutò nono-
               stante le reiterate proteste di Pio IX che il 26 marzo 1860, in risposta ai plebisciti e all’annessione dei
               territori pontifici, comminò a Vittorio Emanuele e a quanti avessero condiviso in qualunque modo questa
               nefanda ribellione la Scomunica Maggiore.
                                                         22
                  Sicuramente non fecero che rinsaldare ancor più le sue convinzioni le scelte fatte dallo Stato Pon-
               tificio che aveva proceduto alla formazione di un esercito di legittimisti provenienti da tutta Europa al
               comando del generale Christophe Louis de Lamoricière.
                  A togliergli ogni dubbio da che parte stare, giunse poi l’8 aprile il proclama lanciato dal generale
               pontificio, qualificato subito come enfatico e provocante, che, con toni da vera crociata, si appellava ai
                                                               23
               cattolici e si scagliava contro Vittorio Emanuele.  Inoltre un’autentica dichiarazione di guerra contro
               19  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., p. 85.
               20   Ivi, p. 111.
               21  Genova al ballottaggio per soli quattro voti da Augusto Nomis di Cossilla, sindaco di Torino, Ottavio raccolse invece solo trenta
                   preferenze, neppure il 6% dei votanti; a lui fu preferito l’avvocato Vincenzo Miglietti, ministro degli Affari ecclesiastici e di Grazia e
                   Giustizia del precedente governo La Marmora.
               22  Il Risorgimento. (A cura di Lucio Villari) Storia, documenti, testimonianze, Lettere pontificie che pronunziano la scomunica maggiore
                   contro gli usurpatori d’una parte degli Stati della Chiesa, Roma, 2 aprile 1860, La biblioteca di Repubblica – l’Espresso, Roma, 2007,
                   vol. 6, pp. 144 -147.
               23  «Non aveva esitato a riprendere la spada per difendere i diritti disconosciuti e minacciati del Santo Padre: agli accenti della gran voce
                   che, non ha guari dall’alto del Vaticano faceva noti al mondo i pericoli del patrimonio di S. Pietro, i cattolici si sono commossi, e la
                   emozione loro si è ben presto diffusa su tutti i punti della terra: il cristianesimo essere il principio e la vita stessa della civilizzazione,
                   ed il Papato la base su cui poggia il cristianesimo. La rivoluzione, come altra volta l’Islamismo, minaccia oggi l’Europa, ed oggi,
                   come altre volte, la causa del Papato è quella della civilizzazione e della libertà del mondo. Soldati! Abbiate fiducia, e siate certi che
                                                                                         capitolo quinto
   137   138   139   140   141   142   143   144   145   146   147