Page 146 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                     “Sarai sorpreso ch’io non venga per la discussione e votazione del trattato. Ne darò per motivo che
                     in questi giorni vi sono molti movimenti di batterie e parchi, ai quali devo provvedere. Non sarò
                     biasimato se do la precedenza ai miei doveri militari. In realtà non potrei disapprovare il trattato e
                     votar contro, perché lo credo ineluttabile. Deplorarlo sarebbe insulso; e sarebbe far opposizione pe-
                     ricolosa al Ministero, il disapprovarlo e votarlo. Approvare poi e votare un trattato che fa straniero
                     il castello avito di nostra famiglia sarebbe una pillola troppo amara da ingoiare, felice di poterne
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                     far a meno.”
                   Nella seduta del 29 maggio venne approvata a larga maggioranza la cessione della Savoia e di Nizza
               alla Francia: il tenente colonnello di Revel, come aveva anticipato al fratello, preferì non prendere parte
               alla votazione. Comunque, come abbiamo visto, aveva maturato una sua convinzione e questa espresse
               quando,   durante una sua breve visita a Torino, incontrò il generale Filiberto Mollard, savoiardo, since-
               ramente addolorato di dover lasciare l’esercito sardo dove aveva militato per tanti anni, ma ormai deciso
               a scegliere la Francia:

                     “E voi che siete nizzardo? Mi chiede Mollard. Ormai sono italiano in tutta la forza della parola,
                     d’altronde se andassi in Francia tutti mi tratterebbe con gêne [fastidio] (calembour su Genova e
                     Gênes) e questo mi seccherebbe moltissimo. Ci separammo ridendo con una stretta di mano.”
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                  Il 24 giugno Genova ricevette la nomina a comandante del reggimento d’artiglieria da costituirsi in
               Toscana. Lasciò così, dopo meno di un anno, Milano, dove si era trovato davvero bene, nonostante gli
               incarichi ricevuti lo avessero in un primo momento amareggiato.
                  Raggiunse Firenze e, dopo un’iniziale indecisione del ministero dove situare il nuovo comando, si
               insediò nella Fortezza da Basso, ma con la ferma intenzione di partire di lì a poco in licenza per la Ger-
               mania.
                  Nel frattempo la spedizione di Garibaldi aveva trionfato in Sicilia e il problema dell’Italia meridiona-
               le era divenuto il fulcro della politica nazionale ed europea. Il fratello Ottavio, messo al corrente del suo
               progetto, in una lettera gli esprimeva i suoi dubbi sulla possibilità di realizzare il viaggio nella Confede-
               razione Germanica e gli anticipava i futuri sviluppi della situazione politica nazionale. Cavour a parole
               guardava con distacco quanto stava avvenendo e dichiarava di non voler prendere altre iniziative:
                     “Azeglio crede con me che questa pretesa fermata è un paravento dietro il quale egli lavora. Dio ce
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                     la mandi buona! “
                  Inaspettatamente però Genova a tutto questo non sembrava più di tanto interessato; aveva program-
               mato una licenza di venti giorni in settembre sul Reno con una simpatica compagnia, e non aveva pro-
               prio nessuna intenzione di rinunziarvi. Così partì da Firenze il 27 agosto senza lasciare il recapito per
               non essere disturbato da importuno richiamo.
                  Non è facile dare un nome e un cognome alla simpatica compagnia che lo attendeva in una località
               sul Reno e per la quale sarebbe partito dalla fortezza da Basso senza segnalare un indirizzo o un recapito,
               se non al fratello Ottavio. Nei suoi ricordi non fece mai un esplicito riferimento, con l’eccezione per la
               contessa Camilla Albani di Castelbarco che poi sarebbe diventata sua moglie, alle signore e alle gentil-
               donne che frequentava; lo abbiamo però visto durante la breve conversazione con Omer Pascià in Cri-
               mea sensibile al fascino femminile. Neppure nelle lettere del tutto personali e confidenziali che scrisse a
               Govone da Vienna troviamo nomi femminili; solo una citazione di una non meglio precisata marchesina
               che sembrava essere una sua pur lontana parente e che comunque pareva avere una certa inclinazione
               per l’agente De Piozzo.  Govone in realtà fece un riferimento esplicito, in una lettera del 18 novembre


               29  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit., p. 117.
               30  Ivi, p. 124.
               31  Genova Thaon di Revel, Il 1859 e l’Italia centrale, cit. p. 128
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