Page 151 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La Liberazione deLL’itaLia CentraLe e Lo sCiogLimento deLL’eserCito meridionaLe.      151











                        Avrei preferito qualunque altro nemico

                       D                tembre 1860 fu decretata la mobilitazione dell’Armata di occupazione delle Marche
                                        a pochi giorni il di Revel era partito per il suo viaggio in Germania, quando il 7 set-

                                        ed Umbria con l’obiettivo finale di entrare nel Regno delle Due Sicilie. Cavour aveva
                                        deciso di rompere gli indugi: voleva togliere l’iniziativa politica ai democratici e a
                                        Garibaldi, prendere possesso dei territori dello Stato Pontificio, salvaguardando nello
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                        stesso tempo il cosiddetto Patrimonio di San Pietro , e infine mettere al sicuro da una controffensiva
                        borbonica le conquiste garibaldine nell’Italia meridionale.
                           Così, proprio nel giorno in cui Manfredo Fanti assumeva il comando della spedizione, Genova, che si
                        trovava a Monaco di Baviera, fu raggiunto da una lettera del fratello Ottavio in cui veniva informato che
                        il direttore generale del ministero della Guerra Giuseppe Pettinengo gli chiedeva di rientrare prontamen-
                        te al suo posto. Ancora una volta ubbidì. Interrotto dunque il soggiorno tedesco e mandati a monte i suoi
                        progetti dilettevoli Genova ripartì per Firenze che raggiunse soltanto il 12 settembre.
                           Qui seppe di essere stato destinato al comando dell’Artiglieria del V Corpo d’Armata del generale
                        Enrico della Rocca, concentrato tra Arezzo e San Sepolcro. Era un mandato, questo, che lo poneva di
                        fronte a una scelta davvero tormentata per la sua coscienza di cattolico praticante: non si trattava più di
                        esprimere nella Camera dei Deputati un voto sull’annessione delle Legazioni pontificie. Ora gli si chie-
                        deva di marciare, armi in pugno, contro le truppe pontificie disposte in difesa della religione cattolica,
                        nelle file di una forza colpita dalla scomunica che andava a occupare i territori dello Stato della Chiesa.
                        Certo visse momenti di ansia e di incertezza, consapevole anche della ferma contrarietà del fratello, ma
                        alla fine decise di partecipare all’impresa e cercò di motivare così la sua scelta a Ottavio critico nei con-
                        fronti delle decisioni assunte da Cavour.
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                             “T’accerto però sul mio onore che partecipo a questa spedizione colla convinzione che non n’è in-
                             taccato per niente il principio religioso, né so capacitarmi che si possa fare, per così dire, un articolo
                             di fede, del dominio del Papa sopra più o meno provincie (…) Deploro che vi sia chi si compiaccia
                             di muovere guerra al Papa. E’ lamentevole che si attribuisca al Sommo Pontefice la direzione della
                             politica romana mentre dessa è manipolata dal cardinale Antonelli che non è nemmeno prete e l’ap-
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                             poggia su novelle compagnie di ventura.  Vedi che in fondo la mia credenza è cattolica quanto la tua.

                        1  La pubblicazione dell’opuscolo ispirato da Napoleone III, Le Pape e le Congrès, pubblicato nel dicembre 1859 da La Guérronière,
                           di fatto sanciva la scelta dell’imperatore di limitare la difesa del potere temporale del pontifice al solo territorio contiguo alla città di
                           Roma, il cosiddetto Patrimonio di San Pietro.
                        2   «Comprendo il desiderio che avrai di prender parte ad un’operazione militare – rispondeva Ottavio - e non ne discuterò lo scopo.
                           Entrambi  pensiamo  coscienziosamente  (…)  Mi  ammetterai  però  che  non  è  cosa  seria  il  dichiararsi  minacciati  dalla  coalizione
                           reazionaria di Roma, Napoli ed Austria (…) Tutto questo mi sa della favola del lupo e dell’agnello! Devo però riconoscere che le cose
                           sono spinte e gli animi eccitati a tal punto da rendere impossibile lo statu quo (…) Ora egli [Cavour] è giunto al momento decisivo di
                           dover portarsi avanti, se non vuole essere soverchiato da Garibaldi; ed è qui che si parrà la sua abilitade diplomatica di farsi perdonare
                           la sua azione, sapendola presentare quale necessità assoluta per impedire il trionfo della rivoluzione. Gli si potrebbe dire quis tulerit
                           Graccos de seditione quaerentes! Convengo che egli è l’uomo della rivoluzione monarchica italiana, e sa talmente prendere la palla al
                           balzo che anche questa potrà riuscirgli. Se non potei approvare i precedenti, non desidero però meno che tutto riesca a buon fine». Cfr.
                           Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p. 35.
                        3   L’armata pontificia di Lamoricière era stato presentato all’opinione pubblica nazionale ed europea con toni quasi apocalittici. Cialdini,
                           tra gli altri, nell’ordine del giorno ai soldati che si apprestavano a partire così li descriveva «Vi conduco contro una masnada di briachi
                           stranieri che sete d’oro e vaghezza di saccheggio trasse nei nostri paesi…L’inulta Perugia domanda vendetta e l’avrà». Carlo Corsi, ca-
                           pitano di Stato Maggiore della Divisione di Riserva, quando il 21 settembre attraversando Recanati, incontrò i papalini fatti prigionieri
                           in val Musone e a Loreto ne diede una rappresentazione ben diversa: «Li vedemmo nello attraversare quella piccola città, che ne era
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