Page 152 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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Se differisco nell’applicazione, sono però in buona fede. Avrei preferito qualunque altro nemico, ma
quando il paese può essere avvolto in una guerra decisiva per la sua esistenza, non credetti dovermi
rifiutare. “ 4
Difendeva la sua coerenza morale e esibiva con grande franchezza la fedeltà alla patria.
Di sicuro conforto fu per lui il fatto che la scomunica non aveva provocato a Torino nessuna partico-
lare reazione. Lo stesso Vittorio Emanuele non sembrò essere molto turbato dall’anatema del pontefice.
Da Firenze dunque il di Revel ripartì senza indugi con la ferrovia per raggiungere Foligno dove era
stato stabilito il Quartier Generale. Qui giunse il 16, quando De Sonnaz aveva già conquistato Perugia e
imposto la resa al generale Schimdt.
Seppe da Fanti che in sua assenza il comando dell’Artiglieria era stato affidato al luogotenente colon-
nello Carlo Bottacco , lo stesso ufficiale che l’aveva sostituito a Firenze durante la sua breve licenza in
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Germania. Genova ne rimase sconcertato: dover rinunciare a prendere parte a un’operazione di guerra
forse decisiva nel cammino dell’Italia verso l’unità nazionale sarebbe stato per lui un’onta. Penoso e
quasi umiliante, disse con franchezza a Fanti, che, non conoscendolo di persona, si mostrò all’inizio
incerto e titubante, ma poi in breve risolse la questione. E’ probabile che anche in questo frangente l’alto
rango del casato dei Thaon di Revel facesse pesare tutta la sua influenza. Infatti su consiglio di Della
Rocca, Fanti lo nominò Capo di Stato Maggiore dell’Artiglieria, in sostituzione del generale Valfrè de-
stinato a Napoli, affidandogli quindi un incarico ben più importante di quello che aveva perduto.
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Scarse sono le annotazioni nelle sue memorie sulle prime azioni militari: è certo che non partecipò
alla storica battaglia di Castelfidardo del 18 settembre, giunse infatti con il suo Corpo d’ Armata soltanto
tre giorni dopo a Loreto che sovrastava il campo dello scontro. Da qui scrisse al fratello una lettera di
natura del tutto personale per raccontargli di un’esperienza spirituale da lui vissuta nella Basilica della
Santa Casa:
“Capirai con quanta emozione io sia entrato in questo santuario e poi nella camera della madonna.
Vi si trova il vero emblema del cattolicismo. La cameretta, priva d’ogni abbellimento, sta conservata
nella sua povera umiltà, mentre esternamente si osservava ogni splendore e ricchezza. La trovai
conforme al modello di San Dalmazzo. Oso dire che esposi davanti a Dio ed a Maria Vergine le mie
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convinzioni e non ne sentii rimorso.”
Il 23 settembre cominciò l’assedio alla piazza di Ancona dove si erano asserragliate le truppe pontifi-
cie, un’operazione che, come scrisse al fratello, gli diede molto da fare.
Compì un’attenta riconoscenza della piazza dalla parte di terra, poi, insieme a Menabrea e a Fanti si
imbarcò sul Governolo, per esaminare le fortificazioni a mare. Il sopralluogo diede modo di individuare
piena a ribocco. Erano quasi tutti stranieri, la maggior parte tedeschi, svizzeri, illirici; bella gente, d’aspetto marziale, i più sui 30 anni,
assai bene uniformati di vesti quasi nuove alla foggia francese: fanti di linea, cacciatori, zuavi, guide, cannonieri, gendarmi, un po’ di
tutto. Li ufficiali in generale uomini di età conveniente ai loro gradi, puliti, di bella presenza, di modi militari. Parecchi ve n’erano che
nelle vesti e nel contegno mostravano la linda raffinatezza dell’ufficiale austriaco o la disinvoltura più o meno leggiadra del francese.
Ci osservavano con occhio tranquillo e come soddisfatto e ci salutavano con una cortesia quasi premurosa, tranne alcuni che o non ci
guardavano o ci squadravano con piglio più che altero. Ne fummo meravigliati e contenti: tanto li trovammo superiori all’idea che ci
eravamo fatto delle truppe di Lamoricière, stando alla ciance dei giornali». Cfr. Carlo Corsi, Venticinque anni in Italia, cit., vol. I, p.
435.
4 Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p. 33-34.
5 Carlo Bottacco (Casale 1820 – Torino 1880). Formatosi alla Scuola di Applicazione prese parte a tutte le guerre d’indipendenza me-
ritandosi tre medaglie d’argento. Nella campagna del 1860 -61 si distinse a Perugia, ad Ancona e a Capua. Nel 1870 partecipò alla
liberazione di Roma. Terminò la sua carriera come direttore dell’Accademia Militare di Torino.
6 Ministero della Guerra, Stato di Servizio, cit. Capo di Stato Maggiore del Comando Superiore di Artiglieria del Corpo di Armata d’oc-
cupazione nell’Umbria e nelle Marche. 16 Settembre 1860.
7 La chiesa di Torino dove vi è una cappella dedicata alla Madonna che riproduce la casa del santuario di Loreto.
8 Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p.42.
capitolo sesto

