Page 156 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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tane, temendo di essere serrate tra le truppe di Garibaldi e i piemontesi, si ritirarono verso il Garigliano,
lasciando una guarnigione a Capua.
Genova vide allora i primi terribili segni della lotta che combattevano le bande reazionarie dei conta-
dini rinforzate dagli elementi sbandati delle truppe borboniche contro i liberali.
“Se ti ricordi di Castelnovo saccheggiato dai Croati che hai traversato venendo nel 48 a Somma
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Campagna, per riferire a Carlo Alberto , avrai un’idea dello stato in cui trovammo Isernia; i caffoni
e galantuomini l’avevano occupato successivamente e fatto a gara per rovinare tutto. Gli abitanti
erano fuggiti. Per darti un’idea degli orrori commessi, ti dirò che un proprietario di Isernia, perché
aveva un figlio uffiziale nel nostro esercito, fu crivellato di stilettate dai caffoni, poi disteso sopra
un banco, gli segarono la testa! si poté arrestare il colpevole al quale i galantuomini avevano già
tagliato un orecchio (…) Ti manderò un facsimile di queste così dette carte bianche, che Francesco
II ha fatto distribuire ai caffoni, dando loro la piena assoluzione per tutto ciò che faranno per la sua
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causa”.
Sulla via verso Capua, assistette il 26 ottobre allo storico incontro tra Vittorio Emanuele e Garibaldi.
La descrizione che ci ha lasciato in una lettera al fratello, da Teano il 27 ottobre, non aggiunge sostan-
zialmente nulla di nuovo a quanto si sapeva su questo celebrato episodio dell’epopea risorgimentale, ma
mostrava una comprensibile curiosità per quello straordinario condottiero tanto popolare.
“Ieri prima di arrivare a Teano, vidi Farini e Fanti che al solito stanno presso al Re, trattenere i
loro cavalli e rimanere indietro. Della Rocca non c’era. Ci trovavamo più vicini al Re il generale
d’Angrogna ed io, quando vedemmo cavalieri fermi sulla strada al così detto quadrivio della Taver-
na della catena, e portarsi quindi all’incontro del Re. Era Garibaldi. Egli fece un profondo saluto
al Re che gli rispose portando vivamente la mano al berretto, e poi sporgendogliela. Si tennero un
momento colla mano. Parlarono qualche minuto, e poi il Re proseguì avanti con Garibaldi a sinistra.
Noi seguimmo col seguito di Garibaldi. Si andò avanti così circa un quarto d’ora. Allora il Re dando
la mano a Garibaldi lo congedò, e questi si fermò, e noi si continuò. Ero tutt’occhi per guardare
Garibaldi ed il suo seguito, di cui avevo tanto sentito parlare, e ben differenti dalle pitture fattene.
(…) M’incresce non aver potuto badare al contegno di Garibaldi quando Farini e Fanti gli saranno
passati davanti. Non potei nemmeno vedere Padre Pantaleo che mi dicono seguire sempre Garibaldi,
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coll’abito francescano, pistole alla cintola ed una sciarpa rossa a tracolla.”
Il rammarico di non aver potuto osservare con attenzione Garibaldi fu tuttavia di breve durata. Il gior-
no seguente, mentre si portava verso Capua per organizzare l’artiglieria, ebbe l’occasione di incontrare
di persona l’Eroe dei Due Mondi grazie all’interessamento di un suo antico tenente della 9ª batteria. Il
colloquio fra i due fu breve e insignificante, secondo quanto raccontò lui stesso, che tuttavia non manca-
va di sottolineare il valore del generale, la coerenza e la lealtà con cui aveva sempre agito nei confronti
dei fratelli dell’esercito Reale.
Alla fine di ottobre partecipò all’ultimo evento bellico della sua campagna nell’Italia Centro-meridio-
nale. Mentre il Corpo d’Armata di Della Rocca si dirigeva a Capua affiancato dai garibaldini, il di Revel
si trovò impegnato con gli uomini dell’Artiglieria e del Genio nella costruzione dei ponti che avrebbero
permesso a Cialdini di passare il Garigliano e proseguire attaccando Mola di Gaeta. L’operazione incon-
trò una resistenza accanita da parte dei borbonici che alla difesa del fiume avevano destinato truppe scel-
18 Genova Thaon di Revel, Dal 1847 al 1855, cit., p. 34.
19 Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p.66. Su questo argomento nel Rapporto sugli eccessi dei reazionari borbonici, isti-
gati da Francesco II, nella zona di Isernia (senza firma) inviato in copia a Cavour da Sessa il 31 ottobre e conservato nelle Carte Farini
si dice: « E’ pubblica fama ancora aver questi uomini distribuiti per ogni dove fra contadini, abusando della loro credulità, de’ piccoli
pezzi di carta bianca, dicendo loro essere state inviate dal Re Francesco, il quale per 8 mesi mediante quelle carte dà loro facoltà di
commettere ogni specie di delitto purché servino alla sua causa». Cfr. Carteggi di Camillo di Cavour, La liberazione del Mezzogiorno,
cit., vol. III, p. 217.
20 Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p. 68.
capitolo sesto

