Page 161 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La Liberazione deLL’itaLia CentraLe e Lo sCiogLimento deLL’eserCito meridionaLe. 161
se il decreto del governo con un sincero apprezzamento, in particolare per quanto riguardava
la valutazione dei requisiti degli ufficiali:
“Era poi più che giusto epurare gli uffiziali per rendere giustizia ai buoni, ed espellere gli intrusi. La
nomina della Commissione assicurava la giustizia delle sue decisioni.”
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All’inizio dovette fronteggiare una folla di postulanti, spesso accompagnati e spalleggiati, come ri-
cordava nelle sue memorie, dai paglietta, persone, a volte modesti avvocati, che si facevano pagare per
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patrocinare e raccomandare le richieste dei loro assistiti . Adottò quindi un rigido criterio di selezione
deciso a negare, in assenza di una documentazione regolare, a tutti i volontari, anche se feriti o malati,
qualsiasi riconoscimento.
“La mia antisala prendeva pure talvolta l’aspetto di una clinica pella quantità di feriti od infermi
per causa militare, che si presentavano nel modo più straziante e lamentevole, gementi, lagrimanti,
e sorretti da non meno di due persone, per implorare soccorso. Era doloroso negare, ma non potevo
accordare se non ero cerziorato della natura del male, eppure guai a me se esprimevo un dubbio, ché
allora volevano sfasciare le bende per mostrarmi le membra atrofizzate, infrante, tagliate, polmoni e
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cuori palpitanti, insomma una copia amplificata del povero Lazzaro del Vangelo!”
Fu una scelta che gli attirò non poche critiche, anche successivamente in sede storiografica , ma che
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perseguì con grande determinazione e coerenza, certo di colpire, come ebbe più volte modo di scrivere
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sia a Cavour, sia al fratello, sia ai suoi amici, i falsi garibaldini, coloro che non avevano mai combattu-
to, lo sciame di locuste abbassatosi sopra il Napoletano, e invece di rendere merito ai veri combattenti,
a chi giunse a Marsala con Garibaldi e con lui combatté fino a Napoli e al Volturno.
In effetti operò sempre con l’abito mentale del militare per cui era questione di onore l’obbedienza
agli ordini ricevuti. Comunque, benché certo di adottare un criterio conforme alla giustizia, ebbe nella
valutazione dei singoli volontari un atteggiamento spesso condizionato da un innato pregiudizio; certa-
mente nella rigidità con cui agì ebbe un ruolo importante la storica ostilità dei militari regolari per gli
eserciti di volontari. In una lettera al fratello del 16 gennaio ricordava a questo proposito la disposizio-
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ne d’animo del padre Isidoro inviato a Parigi nel 1796 per trattare la pace con la Repubblica Francese:
30 Ivi p.80.
31 Era una situazione comune a tutti gli amministratori. Antonio Scialoja, che nel consiglio di Luogotenenza aveva l’incarico delle Fi-
nanze, scriveva il 22 novembre disperato a Cavour: «Signor Conte, venga per carità in mio soccorso. Vorrei scriverle più a lungo, ma
non ho tempo di respirare. Non ostante che io non sia il più cedevole, pure l’amministrazione alla quale presiedo è di tal natura, che i
quattro quinti de’ furibondi petizionarii è sulle mie spalle. Questa funesta genia non può essere contenuta, se non da un reggimento di
cavalleria. Assale la mia casa, alle 6 del mattino, mi arresta per le scale; e fino a sera non mi lascia respirare». Cfr. Carteggi di Camillo
di Cavour, La liberazione del Mezzogiorno, cit., vol. III, p. 359.
32 Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p.86.
33 Franco Molfese nel suo libro Storia del brigantaggio dopo l’Unità, Feltrinelli, Milano, molto documentato sull’argomento, parlava
a proposito dell’azione del di Revel di miope burocratismo, di discriminazione antimeridionale, di incapacità nel comprendere l’im-
portanza delle forze armate meridionali nella lotta contro il brigantaggio e della necessità per la piccola borghesia meridionale di una
istituzione che garantisse una larga occupazione. Ancor più critico Luciano Bianciardi in La battaglia soda, Bompiani, Milano, 2003,
p. 20, dove fa dire a un iroso Nino Bixio: «Ma guarda, giuro a Dio che se quel tanghero di Genova Thaon de Revel [qui divenuto am-
miraglio!] non mi conferma nel grado che è mio, gli ficco una palla in testa e poi ripiglio il mare (…) Tenente colonnello, mi vorrebbe.
Tenente colonnello un uomo che ha portato al fuoco una divisione E a decidere questo dev’essere un boia rammollito, ricco soltanto di
molti nomi illustri, e che ha comandato finora soltanto le scartoffie?». Anche Raffaello Giolli nel suo libro La disfatta dell’Ottocento,
Einaudi, Torino, 1961, non gli risparmiò censure in una più generale critica a tutta la classe dirigente monarchica e moderata che aveva
conseguito l’unità d’Italia, in particolare nel capitolo La casta contro la rivoluzione, pp. 204 -237.
34 In previsione del dibattito parlamentare del 18 – 20 aprile 1861, Cavour fece richiedere da Efisio Cugia, direttore generale del Mi-
nistero della guerra, al di Revel una dettagliata relazione sull’Esercito Meridionale. La lettera di Revel al presidente del Consiglio è
riportata nel suo libro di ricordi Da Ancona a Napoli, cit., pp. 166 – 168.
35 In una lettera al fratello del 23 novembre 1860 a proposito dei numerosi corpi di armati presenti a Napoli diceva: «Qui pare di essere
già in carnevale, tale e tanta è la varietà delle divise inventate dai Volontari». Da Ancona a Napoli, cit., p. 83.

