Page 162 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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                     “Mi ricordo talvolta di quanto ci narrava nostro padre, allorché nel 1796, doveva conferire coi
                     membri e ministri del direttorio, convenzionali e regicidi. Beveva un bicchierino di Malaga per anti
                     venire alla nausea di trovarsi con tale genia. Non posso berlo, ma mi creo una maschera per dissi-
                     mulare il disgusto che provo per l’impudenza di non pochi reclamanti.”
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                  Dando credito alle sue memorie, la situazione che il ministero della Guerra dovette fronteggiare era
               veramente problematica. Sulle cantonate di Napoli, raccontava il di Revel, si potevano leggere proclami
               di sedicenti colonnelli che invitavano i giovani a iscriversi nei ruoli dei loro corpi a cui davano nomi
               altisonanti e eroici come La legione della Morte che, garantivano, sarebbe stata la prima a correre per
               affrontare il nemico.
                  Ma se queste erano iniziative per così dire individuali ed estemporanee, ben più preoccupante, a suo
               parere, l’ordinanza pubblicata nel novembre dal suo predecessore al ministero, Livio Zambeccari, che
               invitava tutti i volontari oziosi che sono in Napoli a presentarsi nella Caserma Resina e a rimanere a
               disposizione. Per quello che riguardava gli ufficiali, la disposizione addirittura affermava: gli ufficiali
               dei volontari non già pratici del mestiere saranno istruiti nei principi fondamentali del milite. Una con-
               giuntura davvero critica per quanto riguardava la disciplina e la composizione di queste truppe che era
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               stata già denunciata a Cavour da un suo corrispondente, il colonnello ungherese Hümér Kupa , in un
               rapporto del 18 ottobre:
                     “Nelle cose militari regna un assoluto disordine, manca ogni disciplina, ognuno fa quello che vuole
                     (…) La massima parte degli ufficiali manca affatto di istruzione, quindi pochissimi tra i medesimi
                     hanno le qualità richieste per coprire degnamente il posto che occupano. Da ciò il disordine e la
                     confusione che regna nei corpi (…). A Napoli si trovano più di 800 ufficiali che non prestano alcun
                     servizio, ma percepiscono il soldo, aspettando vengano formati i corpi cui essere aggregati. Si danno
                     brevetti a questo o a quel ufficiale che propone di formare qualche corpo; talvolta poi essi ricevono
                     o anticipazioni o paga per uomini che non hanno mai avuto sotto i proprii ordini.”
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                  Il di Revel procedette a una classificazione dell’Esercito Meridionale in tre categorie,  la prima com-
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               prendeva i volontari delle guerre d’indipendenza, ex militari delle truppe sabaude o di quelle borboniche
               e i nuovi volontari che si erano arruolati con Garibaldi. La seconda era composta dai corpi irregolari
               formatisi nell’Italia Meridionale a piacimento d’individui senza che si sapesse per ordine di chi  e dai
               corpi esteri. La terza categoria infine raccoglieva le bande insurrezionali. Per Genova soltanto la prima
               comprendeva il vero esercito garibaldino, mentre la seconda e la terza formavano un’accozzaglia con-
               fusa di armati e presentavano una massa di ufficiali aventi più, o meno, o nessun, diritto al grado.
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               Lo stesso generale Giuseppe Sirtori, cui era stato affidato da Garibaldi il compito di gestire l’ingresso
               dell’Esercito Meridionale in quello Regio, secondo la testimonianza del di Revel, era consapevole che
               nelle fila dei volontari vi erano uomini non degni di figurare nei ranghi delle forze garibaldine, ma non
               volle mai ammettere che dietro tutti coloro che combatterono in prima linea vi era un gran numero di



               36  Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p.88.
               37  Hümér Kupa, nacque a Pest nel 1809. Il suo nome originale era Fidél Penczer, ma dal 1848 si fece chiamare Hümér (forma magia
                   rizzata di Fidél, ma ogni tanto viene anche riportato con il nome di Karoly) Kupa. Dal 1827 al 1835 fu primo tenente nel 5º reggimento
                   Ussari dell’esercito asburgico da cui in seguito si congedò. Prese parte alla rivoluzione ungherese del 1848 – 49 con il grado di capita-
                   no. Sconfitta la rivoluzione, visse prima a Londra, poi in Norvegia e successivamente a Torino. Nel 1859 era colonnello della legione
                   Ungherese in Italia. Morì a Pesth il 15 giugno 1868.
               38  Carteggi di Camillo di Cavour, La liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia, cit., p. 139.
               39  Anche Cavour aveva ipotizzato in una lettera a Farini dell’8 ottobre di classificare i volontari garibaldini in tre categorie: «La prima
                   composta di pochissimi entrerebbe nell’esercito. La seconda costituirebbe una o due Divisioni speciali, detta dei Cacciatori delle Alpi,
                   distinta dall’armata, con anzianità a parte, la quale si scioglierebbe da sé in breve spazio di tempo. La terza, certo la più numerosa, si
                   manderebbe a casa con un anno di stipendio». Cfr. Carteggi di Camillo di Cavour, cit., p. 64.
               40  Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p.114.

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