Page 165 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La Liberazione deLL’itaLia CentraLe e Lo sCiogLimento deLL’eserCito meridionaLe. 165
zioni volontarie giustificare la loro permanenza nelle forze armate, dal momento che apparivano ormai
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come quadri senza soldati. Era stata istituita una Commissione apposita per la valutazione dei titoli di
servizio degli ufficiali composta dal generale Enrico Morozzo Della Rocca con funzioni di presidente a
cui parteciparono il generale Paolo Solaroli, aiutante di campo di Vittorio Emanuele, (quasi subito sosti-
tuito da Genova di Revel), Alessandro Gozani di Treville, il colonnello Emilio Ferrero come segretario
e i generali garibaldini Giacomo Medici, Giuseppe Sirtori e Enrico Cosenz.
Sin dalla prima riunione della Commissione si palesò un forte attrito tra Sirtori e il di Revel, mentre
gli altri componenti tennero un atteggiamento equidistante. Genova richiedeva insistentemente, come
in precedenza per i soldati, un preciso elenco di tutti i corpi che componevano l’esercito dei volontari,
una base per trovare a quale reparto appartenesse l’ufficiale da esaminare. Sirtori giudicò la richiesta
vessatoria e non volle, o non poté, fornirlo per paura di omettere il nome di qualche ufficiale e così di
danneggiarlo. Il tono della relazione, personale e riservata, che il di Revel scrisse a Fanti, ci permette di
capire quale fosse la sua disposizione di spirito e come i contrasti con Sirtori fossero insanabili:
“Se il generale Sirtori si regolasse come i generali Medici e Cosenz, i quali concorrono di buon
grado ad appurare la condizione e la condotta d’ogni ufficiale, la cosa riuscirebbe facile, ma invece
egli giudicando secondo l’Apocalisse che ha studiato in seminario, non volle sentir parlare male
d’alcuno (…) Non vuole rendersi conto della confusione fattasi indietro della linea dei Volontari
combattenti, ancorché non ci abbia la menoma colpa. L’idea che egli deve rendere a primavera a
Garibaldi l’esercito meridionale, quale lo ha ricevuto, gli offusca la mente, la cui bussola non fu
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regolata pel meridiano militare in cui si trova.”
A questo punto procedette d’ufficio alla stesura di un elenco dei corpi ausiliari sulla base delle infor-
mazioni che riceveva dai comuni interessati. Tuttavia sull’attendibilità dei dati raccolti fu molto critico:
dalle municipalità interpellate gli giungevano elenchi nei quali figuravano numerosi stati maggiori e
ufficiali, mentre mancavano quasi del tutto i soldati.
Per uscire da questo impasse, d’intesa con Della Rocca, propose al Ministero di trasferire la Commis-
sione d’inchiesta a Torino per sottrarla a quelle che definiva incessanti lagnanze e peggio e di inviare
tutti gli ufficiali in un deposito provvisorio. Riteneva che chi non fosse davvero interessato a rimanere
nell’esercito avrebbe preferito accettare la gratificazione prevista dal decreto dell’11 novembre piuttosto
che affrontare il viaggio e la permanenza in Piemonte.
Così il 23 gennaio il di Revel fece pubblicare un avviso, concordato anche con Sirtori, con il quale
dal 1° febbraio il Comando Generale dei Volontari a Napoli veniva sciolto e la commissione trasferita
nella capitale, inoltre con il 15 dello stesso mese cessava anche il tempo utile per ottenere l’esonero e
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la gratificazione prevista. In forza di questo decreto 2.766 ufficiali volontari raggiunsero il Piemonte.
45 Franco Molfese, Lo scioglimento dell’esercito meridionale garibaldino (1860 – 1861), cit., p. 36.
46 Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p.119.
47 A Torino vennero collocati soltanto gli uffici del Comando generale, del Tribunale militare e i servizi amministrativi. I volontari
furono così ripartiti: gli appartenenti all’arma di cavalleria a Pinerolo; d’artiglieria a Venaria Reale; al genio a Casale. La divisione
Türr fu destinata a Mondovì, quella Cosenz ad Asti; la divisione Medici andò a Biella e infine la divisione Bixio a Vercelli. Il di Revel
qui fornisce dei numeri solamente indicativi. In realtà, come si è detto, i soldati garibaldini che componevano l’Esercito Meridionale
erano 52.839 e in servizio ne rimasero solo 238. Cfr. Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit p. 132. L’epilogo della vicenda
si ebbe quando Petitti, ministro della Guerra con il governo Rattazzi, il 27 marzo 1862 attuò la fusione del Corpo Volontari Italiani
nell’esercito regolare. Di 7343 ufficiali dell’Esercito Meridionale ne risultarono in servizio all’entrata in vigore della legge solo 1740.
Genova, che non aveva mai amato l’Esercito Meridionale, confidava al fratello il suo pensiero su tutta la vicenda che l’aveva visto tra
i protagonisti al ministero della Guerra di Napoli «Come scrissi nel tempo a Petitti, approvai la risoluzione energica colla quale egli ha
fuso l’armata meridionale nell’esercito, e determinate le anzianità. Certamente tale misura non favorì l’esercito, ma il male è piccolo
quando si pensa al grave danno e pericolo derivante dall’esistenza dell’armata meridionale. L’esercito deve essere uno e veramente
italiano (…) Preferisco questi volontarii, poco istrutti ma giovani e suscettibili quindi di formarsi bene, ai borbonici male avviati
dall’educazione militare ricevuta, e che in segreto rimpiangono il passato». Cfr. Genova Thaon di Revel, Umbria e Aspromonte, F.lli
Dumolard, Milano 1892, p. 62.

