Page 168 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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               aver mai avuto nessun spiacevole incontro. Si recava spesso al Club alla Vittoria dove giocava a whist
               con gli esponenti più in vista della società napoletana, tanto soddisfatto dell’ambiente e della compagnia
               da esclamare mi trovo qui come a Torino. Non mancavano poi gli spazi mondani, che per altro aveva
               sempre mostrato anche a Torino di gradire. Frequentava con una certa assiduità le feste e le cene nelle
               residenze nobiliari in cui era invitato. Il suo nome, il suo casato, le sue onorificenze erano sicuramente un
               importante biglietto da visita, ma non di meno dovevano contare la sua amabile affabilità e la sua classe.
               Aveva di poco superato i quarant’anni e forse era adocchiato  anche come buon partito per le giovani
               delle famiglie nobiliari. Gli piacevano i modi di fare di quelle persone, l’indole, il lusso e l’eleganza
               delle residenze.
                  Il di Revel giunse a Napoli da combattente: si era guadagnato la Croce di Commendatore dell’Ordine
               Militare di Savoia per quanto aveva fatto nella direzione dell’Artiglieria nella campagna nelle Marche e
               nell’Umbria. Nella città partenopea svolse invece, come si è detto, un importante ruolo amministrativo e
               politico, un’incombenza che ora non sembrava dispiacergli. In qualche circostanza fu anche di sostegno
               alla polizia per il mantenimento dell’ordine pubblico. Nelle sue memorie espresse tutto il proprio stupore
               di fronte a atteggiamenti e consuetudini cui, lui nobile piemontese e alto ufficiale dell’Esercito Regio,
               era completamente estraneo. Alcune di queste manifestazioni, di quello che chiameremmo colore locale,
               lo sorpresero e lo divertirono al punto che ne riferì per lettera al fratello e agli amici, come quelle per le
               celebrazioni napoletane del Natale:
                     “Cosa diresti se una sera sentissi numerosi spari in istrada, ed affacciato alla finestra vedessi i tuoi
                     vicini, e dirimpetto, venire sui balconi, alle finestre, e sparare continuamente con fucili e pistole, e
                     gettare castagnette esplodenti in strada, e dalla strada far fuoco? Crederesti Torino preso d’assalto.
                     Niente affatto. E’ per celebrare la nascita di Gesù bambino la vigilia di Natale. E’ un vero delirio a
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                     chi può fare più spari. “
                  Argomento centrale della sua corrispondenza erano le preoccupazioni per il disordine che dominava
               le province napoletane e per il timore che la camorra e soprattutto il brigantaggio mettessero a repen-
               taglio le conquiste conseguite con la disfatta dell’armata napoletana e potessero compromettere quello
               straordinario cammino verso l’unità nazionale che aveva intrapreso soltanto diciotto mesi prima.  A
               questo proposito c’è sempre una cifra ottimistica ricorrente nelle sue lettere: anche narrando le situa-




               53  Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p. 90.
                                                                                             capitolo sesto
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