Page 171 - Il lungo Risorgimento del Generale Genova Thaon di Revel - Per l'Italia e per il Re
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La Liberazione deLL’itaLia CentraLe e Lo sCiogLimento deLL’eserCito meridionaLe. 171
realtà era un’impresa quasi ai limiti dell’impossibile, viste le notizie che da quelle province giungevano
quotidianamente a Torino e venivano diffuse negli ambienti più influenti della società piemontese e da
lì raggiungevano spesso anche le capitali europee. Costanza d’Azeglio riportava, in una lettera del 3
gennaio 1861, al figlio Emanuele un quadro di quell’Italia meridionale che da neppure due mesi aveva
votato l’annessione al Regno di Sardegna davvero avvilente:
“La reazione è, come si sa, sostenuta dal Re, che ha rovesciato su questa povera gente, banditi, ga-
leotti, briganti di tutte le risme, dandogli carta bianca per tutti i crimini che potrebbero commettere.
Vi furono degli episodi che fanno orrore. In un villaggio presero un ragazzo di soli diciassette anni,
perché figlio di un liberale, gli cavarono gli occhi e lo bruciarono a fuoco lento. Il sindaco, quan-
tunque fosse un borbonico, trovò l’accaduto intollerabile e fece arrestare i briganti. Ma una lettera
da Gaeta, firmata da Francesco II, ordinò che fossero rimessi in libertà e non più perseguiti per
quello che avevano fatto. Non appena arrivarono i nostri soldati, catturarono questi ceffi e li fecero
fucilare; avevano confessato il delitto, ma non si erano affatto pentiti. Protestavano di aver compiuto
un’azione santa. E di questi esempi potrei citarne molti altri. “
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Prima di lasciare definitivamente Napoli, alle fine di luglio, il di Revel inviò al presidente del Consi-
glio Ricasoli, che era succeduto a Cavour, un rapporto confidenziale, in cui analizzava sulla base delle
informazioni assunte il brigantaggio nel Mezzogiorno continentale. Confutava l’opinione corrente che
il fattore principale fosse da attribuire in larga parte agli ex militari borbonici sbandati e indicava nell’a-
narchia seguita al crollo del Regno delle Due Sicilie la causa principale
“Il Generale Garibaldi decretò che i beni comuni e feudali fossero dati alle popolazioni. Ciò pro-
dusse una specie di comunismo, e masse di pretese non concedibili. Questo complesso facilitò gli
eccessi delle fazioni, diede luogo a gare, risse e disordini che trascinarono gli uomini al brigan-
taggio. Aggiungendo a questi, tutti i carcerati liberati nel tempo della Dittatura, come pure alcuni
che arruolatisi nelle forze insurrezionali si avvezzarono ad un ozio che li distolse da ogni lavoro,
si comprenderà facilmente come gli emissari e profughi venuti dal territorio romano abbian potuto
operare la formazione di queste bande.”
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Il 2 agosto si imbarcò per Genova. Al momento della sua partenza ricordò con nostalgia quei mesi
trascorsi a Napoli:
“Era amenissima la vita, infuori delle poche ore al Ministero. Buon alloggio, belle passeggiate a
cavallo ed in carrozza, un confortabile Club dove conveniva il fiore della società, una società geniale
che accoglieva amichevolmente il Ministrino [così si definiva] della guerra e molti amici che mi si
serbarono sempre tali.” 65
1860 di Giovan Battista Cassinis, ministro della giustizia nel governo di Torino, a Cavour. Parlando delle aspettative dei napoletani e in
particolare del ceto medio affermava: «E qui sta la parte terribile. Tutti domandano impieghi, pensioni, denaro ad ogni modo. Stanno
attenti gli uni gli altri su chi va più innanzi, o chi sta loro indietro, e qui i confronti, qui le esuberanti pretese, qui gli insani appetiti.
Avvezzati dai pazzi esempli del Governo Garibaldiano, ciascuno crede sempre se stesso dieci volte superiore al posto che ha, o che
potrebbe offrirsegli, e tutti vorrebbero essere Presidenti d’Appello, di Cassazione, Ministri!». Cfr. Carteggi di Camillo di Cavour, la
liberazione del Mezzogiorno e la formazione del Regno d’Italia, cit., p. 350.
63 Costanza d’Azeglio, Lettere al figlio, Torino, 3 gennaio 1861, vol. II, cit., p. 1826, in francese. (In francese, la traduzione è mia).
64 Genova Thaon di Revel, Da Ancona a Napoli, cit., p. 210.
65 Ivi, p. 214.

